Copertina di Alanis Morissette Supposed Former Infatuation Junkie
Schadenfroh

• Voto:

Per appassionati di musica alternativa, fan delle cantautrici femminili, ascoltatori di rock anni '90, chi cerca album introspettivi e testi profondi
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LA RECENSIONE

Come ci si sente ad aver venduto più o meno trenta milioni di copie con il proprio debutto discografico ed essere stata innalzata (a torto o ragione) a eroina femminista con gli attributi?

Ecco é proprio questo il fulcro del secondo album della cantautrice di Ottawa, il cui titolo “Supposed Former Infatuation Junkie”, sembra esserne l’introduzione perfetta.

Dopo tre anni di silenzio e un viaggio in India per distaccarsi da un successo ingombrante e difficile da gestire, Alanis torna per raccontarsi e raccontarci di tutti i suoi demoni e tutte le sue paure. Questo é un album prolisso, difficile da classificare, dove il flusso di coscienza sostituisce spesso la forma canzone. La Morissette si diverte a confonderci, a spaventarci e ad aprire il proprio cuore senza filtri utilizzando 17 pezzi e toccando vette che, purtroppo per lei e per noi, non riuscirà mai più a toccare.

Si va dai racconti di amori malati e complessi osservati dalla “prima fila”, con un po’ di distacco (“Front Row” e “I Was Hoping”), per poi passare attraverso elenchi di paure e paranoie (“Sympathetic Character”, “Would Not Come”), fino ad arrivare a perle d’introspettività quali ad esempio “That I would be good”, “The Couch” (a parere di chi parla il pezzo più coraggioso e riuscito dell’album) o “One”. Non manca lo spazio per un paio di pezzi caratterizzati da un sound più simile a quello energico e rock di Jagged Little Pill (“Joining You”, “Baba”), ma in generale le atmosfere sono molto più cupe e i testi più complicati e originali rispetto al tanto blasonato predecessore.

Insomma con questo album la Morissette ha fatto il passo per staccarsi dal pop-rock mainstream e avvicinarsi alle grandi cantautrici che da sempre, per ammissione della stessa artista, hanno rappresentato i suoi modelli (purtroppo ciò non é stato premiato dal pubblico, come spesso accade ai prodotti un po’ più complessi). La grandezza di questo disco sta proprio nel modo in cui le citazioni e i modelli sono stati resi propri e rielaborati in maniera del tutto originale e personale (anche se “UR” e “Your Invitation” fanno veramente pensare rispettivamente a Joni Mitchell e Tori Amos).

È un vero peccato che un’artista che aveva così tante cose da dire, non sia più stata in grado di regalarci album di tale livello nel corso della sua carriera. Che il produttore Glen Ballard fosse indispensabile per permettere al talento della cantautrice di esprimersi ai massimi livelli?

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Riassunto del Bot

Il secondo album di Alanis Morissette, 'Supposed Former Infatuation Junkie', riflette il peso del successo ottenuto con il debutto. Con atmosfere più cupe e testi complessi, l'artista si allontana dal pop-rock mainstream per abbracciare uno stile più personale e introspettivo. L'album, non premiato dal grande pubblico, resta però un'opera originale e coraggiosa, capace di raccontare paure, amori e demoni interiori.

Alanis Morissette

Cantautrice nata a Ottawa nel 1974, ha raggiunto fama mondiale con Jagged Little Pill (1995), diventando una delle voci simbolo del pop-rock degli anni ’90. Vincitrice di numerosi Grammy, ha alternato rock chitarristico, ballate intime e incursioni elettroniche, mantenendo un forte taglio autobiografico nei testi.
10 Recensioni

Altre recensioni

Di  desade

 "Supposed former infatuation junkie è anche l'album più sperimentale della Morissette."

 "Le nuove canzoni cambiano per struttura e contenuti, seguendo l'andamento ritmico di una cantilena, di una preghiera orientale."