Il Festival di Sanremo è una manifestazione che permette ad appassionati un po' nerd come il sottoscritto di cercare aneddoti, spulciare archivi e in questa attività certosina è facile imbattersi in esibizioni strane o semplicemente in canzoni bizzarre, le quali, al momento della loro presentazione, hanno suscitato imbarazzo, ilarità oppure non sono state capite perché troppo lontane dagli standard ai quali sono abituati gli spettatori medi di quell'evento.

Ecco, un brano come "La croce" di Alessio Bonomo rientra, se possibile, in tutte le categorie sopracitate. Cerchiamo di capire il perché.

Prima di tutto, saltiamo sull'inestimabile macchina del tempo DeBasica e torniamo indietro di quasi un quarto di secolo, precisamente ai primi anni Duemila, un periodo che possedeva ancora il profumo del decennio precedente e in cui l'autore di questa recensione si dilettava in tornei alla PlayStation, acquisti di album hip-hop e di strani capi di abbigliamento tornati di moda in questo periodo (pantaloni larghi in primis).

Restringiamo ulteriormente il campo d'azione e proiettiamoci con fiducia nel febbraio del 2000, quando va in onda su RaiUno il cinquantesimo Festival della canzone italiana.

A condurre quell'edizione è un giovane Fabio Fazio, impegnato a svecchiare una competizione che, dopo il dominio del Pippo nazionale negli anni Novanta, cominciava a puzzare a dir poco di naftalina.

Per il secondo anno di fila, insomma (avevano già organizzato con successo l'edizione del 1999), Fazio e il direttore artistico Mario Maffucci decidono di puntare non solo sullo spettacolo e su una conduzione più frizzante, meno ingessata, ma soprattutto sulla musica, limitando la presenza di autentici dinosauri del microfono e selezionando artisti emergenti o legati a sonorità meno antiquate (qualche nome: Max Gazzè, i Subsonica, Carmen Consoli, Samuele Bersani e gli Avion Travel, che si classificheranno primi con la suggestiva "Sentimento").

Concentriamoci però sulla Sezione Nuove Proposte, perché è lì che troviamo il nostro eroe, lo sconosciuto Alessio Bonomo.

Probabilmente animati dalla stessa voglia di rinnovamento, Fazio e Maffucci scelgono infatti una serie di brani coraggiosi, tra i quali spicca la bellissima "Strade" di Tiromancino e Riccardo Sinigallia, un pezzo che riesce a portare il boom bap e gli scratch di DJ Stile sul palco dell'Ariston e che, a mio avviso, avrebbe meritato la vittoria al posto del soul di Jenny B, comunque di ottima fattura.

Questa atmosfera di cambiamento prepara il terreno a una performance surreale come quella del napoletano Alessio Bonomo.

Prima di tutto, è necessario dire che Alessio non era l'ultimo arrivato, ma era un cantautore che aveva già un contratto con la Sugar Music in tasca e un singolo all'attivo, "Il deserto", pubblicato nel 1999.

Lo ritroviamo l'anno successivo al Festival e già dalla sua prima apparizione capiamo che stiamo per vivere un'esperienza indimenticabile, che passerà assolutamente alla storia.

Alessio viene chiamato trionfalmente da un Fabio Fazio vestito come un gesuita. Indossa una camicia bianca, un paio di jeans e scende le scale in maniera spaesata, si guarda intorno, forse avrebbe preferito essere a una rassegna indie rock oppure a cena con la fidanzata da Giuseppone a Mare: non importa, in quel momento è lì.

Dopo l'annuncio rituale del pezzo, intitolato, come già detto, "La croce" (e qualcuno senza dubbio avrà cominciato a storcere il naso...), parte l'esibizione e buona parte delle persone che avevano speso lo stipendio per accaparrarsi una poltrona in platea resta impietrita, sconvolta da una roba che non si sarebbero mai sognati di vedere (e ascoltare) sulla riviera ligure.

Terminata l'intro dominata da un wah wah sparato a volumi altissimi, Alessio inizia a declamare i suoi versi restando quasi fermo, con lo sguardo spiritato rivolto verso il pubblico. Il tutto mentre viene accompagnato da un riff di chitarra distorto, degno dei migliori Sonic Youth, che durante il climax dell'arrangiamento si armonizza con gli archi incalzanti dell'orchestra sanremese.

Chi si aspettava una canzone a sfondo religioso, stile Azione Cattolica, sarà rimasto a dir poco scioccato dopo aver letto il testo. Solo per citare alcune perle: "E ognuno ha la sua croce/Ma certe croci sono enormi"; "E ognuno è un falegname/E costruisce nuove croci/E le butta sulla gente"; e ovviamente il mitico "Roba da spaccargli un palo in mezzo agli occhi/O da perdonarli", una frase che costerà a Bonomo l'esclusione ad vitam aeternam dalla competizione e forse anche l'obbligo di un pellegrinaggio a Lourdes o dalla Madonna di Međugorje.

Finita l'esecuzione, Alessio se ne va senza dire nulla e questo amplifica ulteriormente la sensazione di disagio diffusasi tra i presenti, anche se, a dire il vero, qualcuno accoglie il tutto con applausi e cenni di approvazione (probabilmente gli amici seduti tra le prime file).

"Questo è il mio modo di esprimermi, non potrei e non saprei fare altro. Ho scritto il brano di getto. Parte da una sensazione forte e dal modo di dire 'ognuno ha la sua croce'. Da lì ho scritto in maniera istintiva. Anche la musica è nata istintivamente. È ossessiva come il testo: manca il ritornello. Sapevo che era una scelta rischiosa, ma l'ho voluta così". Dichiarazioni apprezzabili, certo, ma che non riescono a salvare la canzone dalle critiche e da un quindicesimo posto in classifica che mette la parola fine all'esperienza sanremese del giovane partenopeo.

Con il passare del tempo le polemiche si affievoliscono e nel 2001 Alessio ci regala La rosa dei venti, un esordio notevole prodotto dal compianto Fausto Mesolella degli Avion Travel. Anche in questo caso, però, la sfortuna si abbatte su di lui, perché non basterà un video girato da Oliviero Toscani per assicurargli il successo e sparirà letteralmente nel nulla, forse scaricato dalla stessa label che ha provato a lanciarlo (e che, secondo me, non ha impiegato nemmeno tanti mezzi per promuovere il suo disco).

Continuerà a scrivere musica per altri (Nada, Andrea Bocelli, Alessandro Haber, etc...), registrerà un EP nel 2006 e darà alle stampe due album, Tra i confini di un'era e La musica non esiste, usciti nel 2014 e nel 2018 per l'etichetta indipendente Esordisco.

Si conclude così, per ora, il percorso artistico di Alessio Bonomo. La sua partecipazione al Festival è l'ennesimo esempio di come un contesto prestigioso possa trasformarsi in un tritacarne mediatico, soprattutto per musicisti non abituati a esibirsi davanti a milioni di persone o per chi, pur sponsorizzato da importanti major, presenta un progetto sperimentale, che non viene capito o viene addirittura sbeffeggiato da spettatori impreparati e giornalisti crudeli.

Roba da spaccargli un palo in mezzo agli occhi
O da perdonarli
Da baciare la terra coi ginocchi
E rimanere... così...
Disarmati sotto al cielo
Come una lampadina ancora accesa
Nonostante sia mattina...

Carico i commenti...  con calma