Copertina di Alter Bridge One Day Remains
Bisius

• Voto:

Per appassionati di hard rock, fan degli anni 2000, ascoltatori di rock alternativo e metal leggero
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LA RECENSIONE

E ci risiamo.

Un bentornato (o un benvenuto, dipende), agli utenti di DeBaser che leggeranno questa mia quarta recensione. Dopo "System Of A Down", "Tool" e "Lacuna Coil" ho deciso di recensire l'unico disco di un gruppo che in Italia non è famosissimo, magari lo conoscevate con un altro nome, comunque questi tizi sono quattro (per la precisione, Scott Phillips alla batteria, Brian Marshall al basso, Mark Tremonti, voce + chitarra nonchè leader e Myles Kennedy voce) e si riuniscono sotto un nome curioso: Alter Bridge.

Da quel poco che so, ed è davvero poco, gli attuali Alter Bridge non sono altro che una band nata dalle ceneri dei "Creed", di cui infatti facevano parte Phillips, Marshall e Tremonti. In poche parole, questi sono i Creed con un'altra voce. Punto.

Il nome del gruppo è curioso: si narra che, quando Tremonti era un bocchione, ci fosse nel suo paesino un ponte che lui e i suoi amici chiamavano proprio "Alter Bridge", perchè pensavano che fosse un punto di incontro tre la Terra e l'Aldilà. Beh, non sarebbe male come idea, anche se non mi vorrei vedere nel paese gli spiriti delle persone defunte che svolazzano in mezzo alla piazza, ma stiamo divagando. Torniamo al disco in questione, cercando di analizzarlo punto per punto. Innanzitutto, la copertina. Che dire, bellissima, molto poetica, raffigurante ancora una volta 'sto benedettissimo ponte, ma l'effetto è quanto mai suggestivo, poichè è rappresentato da un punto di vista insolito, ovvero dal fiume, sotto una sorta di galleria. Interessante il cielo: in primo piano bello azzurro e ricoperto di nuvolette, sullo sfondo rossastro con sfumature nere. Poi il libretto dei testi. Qui è una nota a sfavore, in quanto tutte le canzoni sono trascritte in un modo antico che le rende quasi illeggibili, a meno che uno non si piazzi a tre centimetri dal foglio con una lente d'ingrandimento.

Infine il cd. Una premessa: non è assolutamente niente di nuovo. Sono canzoni con uno schema ritmico e melodico più volte usato (e anche sorpassato). Ma a me questo disco è piaciuto discretamente. Comunque, adesso entriamo nel dettaglio. Le tracce sono 11, tutte di stampo hard rock con piccolissime contaminazioni metal e (oddio! non sparatemi addosso) grunge. Il disco si apre con "Find The Real" che ha un inizio decisamente cupo, una decisa e violenta schitarrata, le strofe sono ottimamente cantate da Kennedy che in quanto a doti vocali non è uno sprovveduto, ma il ritornello a mio avviso è un po' scadente, perchè sulle soglie del pop (ascoltatela e mi direte). Nonostante ciò, la canzone riprende di forza nelle strofe successive, ed è veramente bella la fine, con Kennedy che riesce a tirare un urlaccio per quindici secondi buoni, per poi essere seguito da un rullare di batteria. La seconda canzone è omonima ed ha un leggero sapore elettronico, nonostante sia ancora Tremonti a farla da padrone con la sua chitarra elettrica. Il ritornello, ancora una volta, perde d'intensità rispetto alle strofe, e verso la metà della canzone c'è un virtuosismo vocale di Kennedy che non mi ha convinto. La terza composizione si chiama "Open Your Eyes", è stata scelta come terzo singolo dalla band, e devo dire che è una scelta fondamentalmente azzeccata, in quanto la presunta ruvidità iniziale della canzone (che si apre con una melodia hard rock fasulla) scema sempre di più col passare dei secondi, fino a riprendere l'inizio nel ritornello e dopo riappacificarsi di nuovo. Ottima qui la prova di Marshall che nella bolgia di metà canzone esplode in un assolo meraviglioso. La quarta traccia, dal titolo "Burn It Down", inizia con una chitarra solitaria molto tranquilla, e tutto sommato non è una canzone scatenata, ma è veramente troppo lunga, e si perde per strada. La quinta canzone "Metalingus" è forse la più scatenata dell'intero disco: preceduta da un rullare di batteria, è molto hard rock per tutta la sua durata, il ritornello è delizioso (anche se la canzone è composta praticamente solo da quello) e il finale è decisamente scoppiettante, con Kennedy che si erge in tutta la sua potenza vocale mentre alle sue spalle Phillips e Tremonti esplodono furiosi in un riff devastante. Una curiosità: è la musica d'entrata dell'attuale campione WWE in carica Edge dal 2005. Di tutto altro stampo - e questa è una canzone che mi ha lasciato decisamente sorpreso - è la sesta traccia, "Broken Wings", un blues dall'inizio alla fine (soprattutto l'inizio) che si trasforma in una canzone rockeggiante dopo quaranta secondi e muta in un hard rock deciso nel ritornello, per poi involversi nel blues iniziale. Una traccia che necessita di quattro o cinque ascolti per essere compresa bene fino in fondo, ma che ne vale assolutamente la pena. Canzone n°7, "In Loving Memory", una delle pecche del disco, in quanto dedicata alla madre di Kennedy e di sicuro vomitevolmente sdolcinata, neanche i chitarroni che ruggiscono danno l'effetto rock che serve per tirare su la canzone come si deve. Tutto sommato l'ottava composizione "Down To My Last" è piacevole, hard rock al punto giusto, senza molti fronzoli, con le schitarrate e gli interventi vocali al loro posto, senza sbavature, ed è forse questa assurda perfezione a rendere il testo un po' abulico. Ma si cambia decisamente strada - e sottolineo decisamente - con la nona canzone, dal titolo "Watch Your Words". L'inizio è minaccioso, con un eco di una melodia che riecheggia sinistro, e dopo poco la canzone esplode in una maniera terrificante, con i riff di Tremonti che suonano asprissimi e sembrano fatti apposta per scuotere i capelli a ritmo di musica. Le strofe sono ben congegnate: dopo un breve vocalizzo di Myles Kennedy, ecco Tremonti e Marshall che riprendono la "melodia" d'apertura, però poi la canzone fa una caduta di stile non indifferente, trasformandosi da metal a soft rock, con un ritornello ancora una volta simil-pop e le strofe più decise, con un piglio nuovamente metal.

Altra pecca con la canzone n°10, "Shed My Skin", che non ha un ritmo preciso e questa volta va a casaccio e nemmeno i quattro americani sembrano essere forti come prima, ma si lasciano guidare da un possibile spunto e lì innestano una canzone che non sta in piedi. Infine, la chiusura, a mio avviso degna, di un bel disco: "The End Is Here", ancora hard rock allo stato brado con questi giovani che si rivelano essere una buona promessa per il futuro. Non sono certo eccezionali, e devono sicuramente migliorare i ritornelli, ma allo stato attuale possono essere un buon ascolto per scacciare lo stress e svuotare la mente.

P.S. Un ultimo appunto: la media delle canzoni è di cinque minuti, e tutto sommato i 15 euro del disco sono spesi in modo più che accettabile. Adesso sentiamo i vostri commenti. Peace.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza il primo album degli Alter Bridge, 'One Day Remains', mettendo in luce le radici della band, nate dalle ceneri dei Creed, e le caratteristiche musicali hard rock con contaminazioni metal e grunge. L'autore apprezza la potenza vocale di Kennedy e le chitarre di Tremonti, pur sottolineando limiti come i ritornelli non sempre riusciti e alcune scelte stilistiche discutibili. Nonostante ciò, l'album risulta un ascolto valido e promettente per gli amanti del genere.

Tracce testi video

02   One Day Remains (04:05)

04   Burn It Down (06:11)

07   In Loving Memory (05:40)

08   Down to My Last (04:46)

09   Watch Your Words (05:25)

Alter Bridge

Alter Bridge sono una band statunitense formata nel 2004 da Mark Tremonti, Brian Marshall e Scott Phillips (già nei Creed) con Myles Kennedy come frontman. Le recensioni li descrivono come un quartetto di Orlando, apprezzato per tecnica strumentale, potenza vocale e resa live, con un percorso che dal post-grunge/hard rock iniziale si sposta verso sonorità più metal e alternative.
22 Recensioni

Altre recensioni

Di  Enrico Martello

 Finalmente vi è una buona presenza di ASSOLI DI CHITARRA! Grazie a Dio quel dannato di Mark Tremonti ha capito di saperla suonare.

 Bisogna però dare atto agli Alter Bridge di essere una delle poche band che cerca di mantenere in vita quel poco che è rimasto del rock-grunge in chiave melodica.


Di  Gallagher87

 "Metalingus è il capolavoro dell'album, potente ed energico, diventato iconico nel wrestling con l'entrata di Edge."

 "Open Your Eyes è uno tra i più bei pezzi dell'album in cui Kennedy esprime al massimo le sue doti di vocalist."