IN QUESTO MONDO DI LADRI (1988) 6,5/10
Il profeta da 'ggente, il paraninfo, il piacione, il paraculo, il demagogo, il populista, il qualunquista. No, non sto parlando di me ma di Antonello Venditti. Lui gli umori del popolo li ha sempre solleticati ma, bravo lui, li ha sempre capiti prima dei suoi colleghi: negli anni '70 incide “Sotto il segno dei pesci” perchè capisce che tra BR, scontri di piazza, lotte operaie ed affini il tema “politica” tira, poi arrivano gli anni '80, l'edonismo, il riflusso, “annusa” che il vento è cambiato, che la politica ha rotto i cocomeri e si rifugia nell'introspezione sentimental-amorosa (con qualche piccola, ma sorprendente, eccezione: poi vedremo). Con tali premesse, dopo un grande successo come “Cuore”, 1984, ed uno un po' meno grande, “Venditti e segreti”, 1986, nel 1988 esce con questo album la cui title-track è la roba più paracula che si possa immaginare. Va bene dai, la conoscete tutti, ma il concetto è quello: sono tutti ladri, i politici ovviamente, non come noi popolino che invece siamo tutti onesti (sì, ciao core). Alla batteria Carlo Verdone, e si sente: ci fosse un cambio di ritmo, quando suona Verdone il “piattume” (musicale) la fa da padrone. Pero' spopola, ma spopola davvero: l'album vende 1.500.000 copie, che poi non è nemmeno un disco osceno (quelli arriveranno appena dopo) però 1 milione e mezzo di copie è giustificabile fino ad un certo punto: quell'anno riesce a battere, in termini di vendite, Dalla/Morandi; Sting; U2; Prince; Battiato. Solo Tracy Chapman lo supera, menomale (quello è un capolavoro).
L'album prosegue il discorso del precedente “Venditti e segreti”: meno pianoforte, più arrangiamenti ritmici tipici degli anni '80. Senza disdegnare, ovviamente, la canzone d'amore classica: “Ricordati di me”: altra paraculata. Costruita come fosse una scena di un film forse notturno (la città allagata dalla pioggia) è un brano furbissimo sia musicalmente (con quel sax “assassino” che ogni volta trafigge senza pietà l'ascoltatore) sia a livello di testo, perchè chi non si sarà identificato almeno una volta nella vita col povero protagonista della canzone? Cito dal libro “Da una lacrima sul viso” di Paola Marrone e Paolo Madeddu, un libro a me caro e che continuo a consigliare, un concetto definitivo: “[...] Ricordati di me piace a tutti gli innamorati respinti ed un po' tordi, per capirci quelli che insistono a bussare anche se non ce n'é o, peggio, se son cornuti”. Diventerà uno dei suoi più immarcescibili classici, nei live e nelle tante, troppe, raccolte che seguiranno negli anni futuri.
Il lato A è quello più deboluccio, oltre a “Ricordati di me” c'è l'incalzante “Miraggi” con ritmo quasi tribale che racconta di un amore vissuto come una specie di ossessione, se ci si accontenta potrebbe pure divertire. Va anche detto che da qui in poi gli album di Venditti paiono essere costruiti col cesello, come se li stesse “assemblando” un ragioniere del catasto: 40' di durata totale; 20' per facciata; 5' ogni canzone. Praticamente il vecchio slogan “Fantasia al potere” viene sostituito dal più antitetico “Ordine e disciplina”. Chiude la prima facciata la noiosetta “Mitico amore”.
Fin qui sarebbe un disco da 5, se fossimo buoni 5,5, ma il lato B ha 3 canzoni che lo elevano e non di poco. Al di là della populistica title-track, è da incorniciare “Il compleanno di Cristina” ideale seguìto de “Sotto il segno dei pesci”, musicalmente affascinante e con un passaggio dialogato che ho sempre trovato fenomenale (“...Quanto traffico stasera, scusa amore tardo un po'/sì lo so c'è quella cena, alle 10 ci sarò/e devo ricordarmi di portare anche dei fiori, perchè c'è il compleanno di Cristina/ma non facciamo tardi c'è l'ufficio domattina, sono morto, sono morto, sono morto come prima...”): insomma, un po' di sociologia, seppur spicciola, ha voluto metterla. Segue “21 modi per dirti t'amo”, molto bella, non parla d'amore ma dei conflitti in Eritrea dopo un viaggio che l'autore fece in quelle zone: qui il sax è una bomba ed il testo, che è composto da piccoli flash e non da un racconto lungo ed articolato, funziona meravigliosamente. Queste 2 sono tra le canzoni più belle di Venditti, ma l'ultima, l'ultima signori è la più bella del catalogo “vendittiano”: “Ma che bella giornata di sole”. La giornata in questione è il 25 aprile 1945: “...Quanti treni alla stazione, ma per tornare a casa/e la chiamano Liberazione, questa giornata senza morti/questo profumo di limoni dalle finestre aperte/e mio padre vivrà, solo il sogno di questa terra/perché quello che ha è ancora guerra/e mia madre amerà, questo sogno di prigioniero/perché quello che avrà è il mondo intero”.
"Un autentico 'capolavoro', non tanto artistico quanto di 'paraculaggine' commerciale."
"La title-track è indubbiamente un capolavoro, non musicale ma di qualunquismo."
Il brano più bello ed ispirato non solo del disco, ma dell'intera seconda parte della sua discografia.
A dispetto di quello che vorrebbe far credere il titolo, '21 modi per dirti ti amo' non è una canzone d'amore.