UNICA (2011) 3/10
Con infinita saggezza nessuno aveva ancora recensito questo, si fa per dire, disco. E con infinita sciaguratezza lo recensisco io, così la discografia “vendittiana” su Debaser può vantarsi di una completezza (quasi) professionale. Io poi “Unica” l'avevo ascoltato solo una volta nel 2012: l'ho riascoltato ora per l'occasione e non mi ricordavo nulla, salvo la title-track che è una delle sue cose più famose degli ultimi venti, trent'anni. Ora, voi ingenui pensavate che l'uovo in copertina de “Che fantastica storia è la vita” fosse il peggio (altro disco che non ascolto da secoli): invece questo è pure peggio, e un po' mi dispiace perché con il precedente “Dalla pelle al cuore” (2007) un briciolo di vita l'aveva fatta intravedere. Niente, non ti puoi rilassare un momento che subito l'Antonellone Nazionale t'appioppa la ciofeca extra-lusso.
Allora, l'album esce il 29 novembre 2011. La data è importante, il contesto anche di più. Siccome dopo decine di dischi d'amore il nostro si accorge che sono ere geologiche che non “sforna” un disco politico ecco pronta l'occasione. Ed infatti questo, nelle intenzioni dell'autore, dovrebbe essere un disco politico: ma se 9 canzoni su 7 parlano d'altro è difficile pensarlo come tale. Succede che nel 2011 il Berlusca è alla canna del gas, travolto da scandali sessuali di ogni tipo e consenso in picchiata (l'unico che ancora pare volerlo difendere, per esigenze extra-politiche, è Scilipoti) e si afferma in Italia un movimento capillare di giovani studenti universitari che, senza voler scomodare i gloriosi anni '60 e '70, occupa Università, contesta le politiche cialtronesche del Governo (sono gli anni della Gelmini, Ministro dell'Istruzione, che vedeva cose che noi umani non potevamo nemmeno immaginare, tipo tunnel o robe varie) che culminerà nel maggio di quell'anno nelle sconfitte capitali di Milano e Napoli e dei referendum. I Ricercatori della Rete 29 Aprile (che avevo totalmente rimosso) invitano il “Vendittone” sul tetto della Sapienza a Roma per contestare insieme a loro. Adesso, il motivo per cui abbiano chiamato proprio un cantante in chiaro declino non lo saprei interpretare, ma forse avevano rifiutato tutti gli altri altrimenti non si spiega. Il nostro, rinvigorito come fosse ritornato indietro di quarant'anni, credo di essere ri-diventato il punto di riferimento di un movimento giovanile che lo vede come una specie di “padre nobile” del malcontento studentesco. Dura poco: Berlusconi sloggia a novembre di quell'anno, arriva il loden di Monti (che Venditti benedirà a piene mani), le contestazioni si placano, tutto finisce insomma. Peccato che Venditti abbia pronto il disco (che avrebbe dovuto far saggiamente uscire durante il periodo di ritrovata notorietà) che esce il 29 novembre di quell'anno, cioè a festa finita. Così, quelle 2 misere canzoncine politiche che si è sforzato di scrivere suonano già come roba del triassico.
Il disco è modestissimo, irritante, palesemente raffazzonato. “E allora canta!” è la canzone dedicata ai giovani contestatori (le compagne, le chiama lui) ma credo che nessun ventenne all'epoca abbia alzato anche solo un sopracciglio d'ammirazione (“...E per la strada un uomo guarda il movimento della gioventù/il sorriso di una compagna, non lo vedi tu?...”, benvenuti nel secolo scorso!); l'altra è una “comichetta” messa in fondo all'album titolata “La ragazza del lunedì (Silvio)”. Vabbè. In mezzo una sequela ininterrotta di canzoni d'amore che farebbero venire il diabete persino ad Iginio Massari, tra cui “Forever”; Ti ricordi il cielo”, “Come un vulcano” ed una “brodaglia” sul tema dell'immigrazione, “Oltre il confine”. C'è spazio anche per una dedica a Santa Cecilia, “Cecilia” appunto. Il suono è piatto, monocorde, è il suono di una band che suona qualcosa di talmente loffio che neanche pare sforzarsi più di tanto (batteria anonima; chitarre che ogni tanto provano a farsi un po' più elettriche ma senza alcuna vera intenzione; pianoforte molto, ma molto, nascosto), e non servono certo le comparsate del sax dell'eterno Gato Barbieri od il solito Carlo Verdone alla batteria. S'arrampica fino alla sesta posizione in classifica, ma a fine anno risulterà 32esimo. Direi che i ragazzi delle Università non l'hanno calcolato poi così tanto. Ma lui, alla presentazione dell'album, tignoso, ha così dichiarato: “Questo disco è dedicato ai ragazzi ed alle ragazze di questo Paese ed ai Ricercatori della rete 29 aprile che mi hanno accolto come Antonello sul tetto della Facoltà di Architettura di Fontanella Borghese”. Niente, tentare di fare i giovani senza essere più giovani è la cosa più triste, e decadente, che si possa consumare nell'animo umano. Lui è consumatissimo.