Copertina di António Lobo Antunes In culo al mondo
Flo

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Per lettori appassionati di letteratura storica e psicologica, interessati alla guerra coloniale portoghese e alle sue conseguenze umane.
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LA RECENSIONE

Ventisette mesi di monologo in una notte fumosa di Lisbona, “Vede, mia cara”, un vomito alcolico di coscienza, di albe untuose, gelate, acri, colme di amarezza e di rancore. È una clessidra di terra rossa dai tempi serrati e indistinguibili, un flip book di parole, dove le immagini sinestesiche si susseguono a cadenza vertiginosa, a formare un moderno trittico delle Tentazioni di Sant’Antonio popolato d'inquietudine.

Sullo sfondo, la guerra coloniale portoghese in Angola, un intreccio caldo e vischioso di orrore e paludismo, di soldati senz’anima, di una sessualità disperata e animale, di un recondito bisogno di tenerezza. A tirare i fili, comodamente, da lontano, i signori di Lisbona, la città senza mistero di Salazar e dell’ipocrisia opulenta e cattolica dell’Estado Novo, mascherato con false pompe di cartapesta.

Protagonista è l’umanità: un’umanità disumana, in cui l’uomo mangia l’uomo, sbrindellata da ventisette mesi di guerra insensata nelle budella, stuprata dalla Pide, tenuta in piedi da violenza e morfina, affamata di morte. Terrorizzata dalla morte. Un’umanità fragile e malinconica, spaventata come una bestia in gabbia, disorientata nell’immensità paludosa dell’Africa o nell’acquario di piastrelle di una stanza di Lisbona. Un’umanità infelice, disincantata e cinica, che non ambisce neanche a una felicità che non è altro che quella condizione che viene fuori dall’impossibile convergenza di parallele fra una digestione senza acidità e l’egoismo soddisfatto e privo di rimorsi.

Un’umanità particolare che diventa universale.

Duecento pagine celiniane e autobiografiche, duecento punti di sutura rimessi insieme alla buona e col filo grosso. Duecento ferite che, superato l’impatto inatteso dell’inizio, vi lasceranno ipnotizzati e attoniti, inorriditi e confortati, vulnerabili e umani.

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Riassunto del Bot

Il romanzo di António Lobo Antunes è un intenso monologo che narra ventisette mesi di guerra coloniale in Angola. Con uno stile sinestetico e frammentato, traccia un quadro doloroso e realistico di un'umanità fragile, segnata dalla violenza, dall'orrore e dall'ipocrisia del regime di Salazar. Un'opera potente che lascia il lettore con un mix di inquietudine e riflessione profonda.

António Lobo Antunes

Scrittore portoghese nato nel 1942, medico di formazione e con servizio come medico durante la guerra coloniale in Angola; noto per romanzi intensi e narrativamente complessi.
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