Copertina di Aphrodite's Child 666
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Per appassionati di progressive rock, amanti della musica anni '70, collezionisti di vinili, estimatori di vangelis e demis roussous, ascoltatori curiosi in cerca di gemme nascoste
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LA RECENSIONE

We've got the System, to fuck the System”, questo il mantra che apre questo disco (dimenticato) del progressive rock. Gli Aphrodite’s Child sono stati una band greca attiva tra la fine degli anni 60 e i primi anni 70, per tutta la loro breve carriera furono composti dal polistrumentista Vangelis (conosciuto successivamente a questa esperienza come compositore di colonne sonore, tra cui Blade Runner), dal cantante e bassista Demis Roussous (anch’egli conosciuto negli anni a venire come cantante solista), dal batterista Loukas Sideras e dal chitarrista Silver Koulouris. Essi divennero discretamente conosciuti grazie a singoli quali “Rain And Tears” e “It’s Five O Clock” ispirati dal progressive e dal pop britannico; pubblicarono soltanto tre album in studio, questo che vedremo in questa recensione è l’ultimo, postumo allo scioglimento, pubblicato nel 1972. La copertina controversa vede in primo piano la scritta “666” su sfondo rosso, con al di sopra un passo dell’Apocalisse di Giovanni, quello dove è riportato il numero di Satana. Sebbene questo album non abbia nulla a che vedere direttamente col satanismo e/o ad altre dottrine derivate, il tema centrale di questo concept è la contrapposizione del bene e del male narrato tramite l’Apocalisse, pertanto, per ovvi motivi, la figura del diavolo viene rappresentata come nella tradizione della Bibbia. Questa opera, ideata e composta principalmente da Vangelis, racchiude diversi stili musicali che pure per la band stessa risultano innovativi rispetto ai precedenti due lavori in studio; abbiamo all’interno naturalmente il prog, ma il tutto unito da elementi jazz, rock, folk e addirittura blues. Già da un primo ascolto comprendiamo come ci troviamo dinnanzi ad una perla rara di una band che, nel corso degli anni, ha probabilmente perso buona parte della sua notorietà. La traccia in apertura, con il coro citato all’inizio ripetuto per 23 secondi, è una pura metafora per spiegare il paradosso di come il sistema non può essere ribaltato nel momento in cui uno ne fa parte; se anche può sembrare totalmente slegata dal resto dell’opera, in realtà può collegarsi a certi passaggi dove le metafore dei testi arrivano ad occuparsi di vicende della vita e della società contemporanea. Subito dopo questa apertura piuttosto singolare, ci troviamo davanti il brano “Babylon”, pezzo folkeggiante dove veniamo immersi in un contesto che rimanda (con un po’ di immaginazione) proprio a quelle terre, e fa da vera introduzione a tutto il concept a venire. Nell’album non mancano diversi intermezzi narrativi di piano e voce o strumentali che collegano tra di loro i vari capitoli dell’opera, tra questi abbiamo ad esempio “Loud Loud Loud”, le strumentali “The Wakening Beast” e “Tribulation”, oppure la spoken word di “Ofis” e la controversa “Infinity”, dove l’attrice Irene Papas recita un atto sessuale. La cosa che si può comprendere ascoltando queste tracce è la grande vena compositiva di Vangelis, infatti emergono elementi musicali che lui stesso riprenderà stilisticamente nelle sue colonne sonore degli anni a venire; interessante notare come anche questo album, nonostante le controversie che portarono a bloccare la sua pubblicazione nel 1970, ha una struttura tipica di quelli che sono gli album/colonna sonora di film. Tra i brani più tipicamente prog abbiamo “The Four Horseman” (soltanto omonimo del più celebre brano dei Metallica contenuto in Kill Em All), “Altamont” e “Do It”, ma non mancano tuttavia episodi che spaziano in assoli di chitarra blues e rock, come in “The Battle Of The Locusts” o “Aegian Sea”. “All The Seats Were Occupied” è invece una suite di oltre 19 minuti, presente nell’ultima parte del disco, dove la sperimentazione tocca il punto più alto dell’intera opera: sezioni di synth, di chitarre distorte, di rumorismo e musica proto-ambient si alternano creando un susseguirsi di emozioni contrastanti sull’ascoltatore; uno dei brani musicalmente migliori dell’album a mani basse. Giunti alla conclusione di questo disco, possiamo affermare come il progressive ha, nel corso degli anni, dato valore a molte opere elevandole a pilastri sacri della musica (come ad esempio per King Crimson o Jethro Tull), ma allo stesso tempo dimenticato per strada album come questi che, senza nulla togliere a decine e decine di altri dischi, rappresentano opere uniche nel loro genere. Se è vero che a volte si tende a dare credito alle cose controverse giusto per il gusto di farlo, in questo caso questo è un album controverso ma che, se anche non lo fosse stato, possiede un’ispirazione tale che riesce comunque ad essere imprescindibile.

Brani migliori: “All The Seats Were Occupied”, “The Four Horseman”, “Aegian Sea”

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Riassunto del Bot

La recensione celebra '666' degli Aphrodite's Child come un capolavoro prog trascurato, capace di sintetizzare molteplici stili musicali e tematiche profonde. L’album, ideato principalmente da Vangelis, si distingue per una vena compositiva unica e una forte carica sperimentale. Nonostante le controversie e l’oblio, rimane un'opera imprescindibile per gli amanti del genere.

Tracce video

01   The System (00:25)

02   Babylon (02:53)

03   Loud, Loud, Loud (02:45)

04   The Four Horsemen (05:48)

05   The Lamb (04:35)

06   The Seventh Seal (01:29)

07   Aegian Sea (05:22)

08   Seven Bowls (01:33)

09   The Wakening Beast (00:54)

10   Lament (02:56)

11   The Marching Beast (01:53)

12   The Battle of Locusts (01:02)

13   Do It (01:43)

14   Tribulation (00:32)

15   The Beast (02:25)

16   OFIS (00:16)

Aphrodite's Child

Aphrodite's Child è un gruppo rock greco formato da Vangelis, Demis Roussos e Loukas Sideras, con Argyris “Silver” Koulouris alla chitarra. Attivi tra il 1967 e il 1972, hanno ottenuto successo europeo con singoli come Rain and Tears e It's Five O'Clock. Il loro album più celebre è 666 (1972), concept ispirato all’Apocalisse.
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Altre recensioni

Di  stargazer

 "Anyone who as intelligence may interpret the number of the beast. It is a man's number. This number is 666."

 Il coro "We've got the System, to fuck the System!", una battuta ironica e carica di significati.