Joel Pott, Carey Wilets, Stephen Roberts, Tim Wanstall; ovvero, gli Athlete.
Dopo essersi fatti notare nel 2003 con il discreto esordio "Vehicles And Animals" (ed in particolar modo, qua nel Belpaese, con la hit "El Salvador" - somigliante in maniera imbarazzante a "Complicated" della pseudorocker Avril Lavigne -), i quattro danno alle stampe l'album che decreta la loro definitiva esplosione, "Tourist".
Messa da parte la vitalità dei pur buoni episodi inclusi nel precendente album (su tutte vengono alla mente "You Got The Stile" e la succitata "El Salvador"), Pott e soci virano su sonorità sempre squisitamente pop ma maggiormente studiate e curate; il risultato è un disco che perde punti in freschezza e fruibilità, ma ne acquista altri puntando su arrangiamenti più meditati ed imperniati su una strumentazione più classica (l'immancabile pianoforte nei momenti più emotivi, la chitarra elettrica nei - rari - episodi maggiormente vigorosi).
Fatta eccezione per la pur ottima "Modern Mafia" (divertissement pop venato di giocosa elettronica), siamo quindi su scenari piano-pop messi in evidenza già dalla superba apertura "Chances", crescendo emozionante di archi e pianoforte, spezzato dal deciso solco chitarristico del secondo singolo "Half Light". L'opera continua alternando momenti intimisti di rara classe e bellezza (come non citare l'ottima titletrack o la variegata "Yesterday Threw Everything At Me", ad oggi il miglior episodio partorito dal combo sud-londinese) a qualche pezzo francamente fuori fase (la piatta "Street Map" e l'inutile chiusura "I Love"), che però non inficia più di tanto il valore del disco. Veramente superbe anche l'emozionante "Twenty Four Hours", in cui la voce di Joel Pott si rende francamente fondamentale, e la smash hit del disco "Wires", un vortice di piano e chitarra acustica su cui si incastona una melodia dal notevole appeal radiofonico.
Un album che migliora notevolmente quanto fatto in precedenza ed inserisce gli "atletici" Londinesi nel dorato mondo delle grandi band d'Albione.
"Le melodie accattivanti colpiscono subito, rimangono in testa come il segno di una forbice rimane su un foglio di carta."
"Non un capolavoro. Non si ricorderà fra 10-20 anni. Ma per il momento è un album che va più che bene..."
Un favoloso concentrato di quello che il modern-rock ha prodotto negli ultimi cinque anni.
Un disco bellissimo, che cresce ad ogni ascolto e che è destinato a restare negli anni per la sua semplice originalità e schiettezza.