“Tourist”, seconda fatica dei giovanissimi Athlete, è un’autentica sorpresa in questo 2005 in cui è mancata un po’ la “vera novità” dell’anno, la “big thing” consueta. Il disco segue di due anni il loro esordio (ancora un po’ acerbo) datato 2003, quel “Vehicles & Animals” che portò la band alla ribalta, grazie all’impatto di singoli come “El Salvador”, “You Got The Style” e “Westside”.
Intendiamoci, qui sicuramente manca l’impatto immediato e la pimpante atmosfera delle tracce dell’esordio, ma non latita sicuramente l’emotività e il pathos di quel concetto che oggi viene definito “torch song”, tipico del neorock britannico (Coldplay, Travis, Radiohead, Muse, Snow Patrol per citare solo alcuni esempi), in cui le chitarre abrasive e le distorsioni lasciano sovente spazio ad atmosfere invece più rarefatte e melanconiche, talora narcolettiche. Gli undici episodi di “Tourist” sono un favoloso concentrato di quello che il modern-rock succitato ha prodotto negli ultimi cinque anni e vivono di luce intensa grazie alla vocalità magnetica e alle trame chitarristiche di Joel Pott, una sorta di J Mascis più elegante e meno sguaiato, quasi che all’improvviso dei Dinosaur Jr. si fossero innamorati perdutamente dei Coldplay.
Ecco allora splendide visioni sonore tra i solchi di “Chances” e “Half Light” con giochi di archi e tastiere elettroniche che segnano cambi di ritmo improvvisi ma che pescano a piene mani nel pop orecchiabile, senza pacchianerie. Echi di blues moderno rendono indispensabili la title track e la bellissima “Modern Mafia”; coretti in falsetto qua e là arricchiscono e rendono contagiose “If I Found Out” e “Twenty Four Hours”; mentre “I Love” è un delicato e riuscitissimo esempio di folktronica del nuovo millennio, quasi che un Tim Buckley o un Nick Drake fossero intenti a gingillarsi con un synth dei primi '80, al posto della loro inseparabile sei corde.
Insomma un disco bellissimo, che cresce ad ogni ascolto e che è destinato a restare negli anni per quella sua semplice originalità e quella sua schiettezza, di cui solo pochi oggigiorno sono artefici. Illuminante musica d’autore e di intrattenimento.
"Le melodie accattivanti colpiscono subito, rimangono in testa come il segno di una forbice rimane su un foglio di carta."
"Non un capolavoro. Non si ricorderà fra 10-20 anni. Ma per il momento è un album che va più che bene..."
L'opera continua alternando momenti intimisti di rara classe e bellezza.
Wires, un vortice di piano e chitarra acustica su cui si incastona una melodia dal notevole appeal radiofonico.