Mi dissocio categoricamente dalla massa informe di critici che giudicano mediocre l'album in questione. Sicuramente questo terzo LP delle Babes in Toyland suona meno originale del precedente "Fontanelle", ma è impresa assai ardua riuscire a superare quello che, a mio avviso, può essere ritenuto il capolavoro del foxcore.
"Nemesisters" offre ottimi spunti melodici, a partire dall'opener "Hello", dove la voce della mitica Kat Bjelland diventa morbida nelle strofe per poi "moderatamente" elevarsi sul tutto e culminare in uno splendido bridge sussurrato che accelera improvvisamente il brano accasciandosi su di un intermezzo strumentale sofferto. La seconda traccia, "Oh Yeah!", non è da meno. Si apre con la batteria efficacissima di Lori Barbero (i cui cosiddetti "tribalismi" verranno ripresi dalle Sleater-Kinney nei loro ultimi lavori) che conduce all'atmosfera generale grunge che pervade il pezzo. Segue "Drivin'", composta e cantata proprio dalla Barbero. Tale brano è sostanzialmente un loop, giacchè Barbero ne ripete per tutta la lunghezza due sole frasi che lette con peculiare attenzione risultano alquanto eloquenti. In "Sweet '69" Kat Bjelland riprende ad urlare a suo modo e ad imporsi con uno stile chitarristico nervoso e originale, nell'episodio, per così dire , più commerciale del disco.
Dopo la disperazione di "Surd" e le atmosfere suadenti di "22", si passa all'ascolto di "Ariel", più affine per sonorità a "Fontanelle" che non a "Nemesisters". Le atmosfere tragiche, le urla psicopatiche di Bjelland, i backing vocals mesti di Barbero e una linea di basso "increspata" ne fanno il momento migliore del disco. Il testo di "Ariel" è piuttosto incomprensibile, come del resto la maggior parte delle liriche di Kat Bjelland, dettate dal suo immaginario psicologico distorto. Se nei precedenti lavori i testi avevano un obiettivo principale palesato (la figura della madre, che è la chiave per comprendere le frustrazioni interiori della leader), adesso appaiono confusi e sconnessi.
Degna di menzione è la discreta prova vocale della bassista Maureen Herman ("Killer On The Road"), lontana comunque anni luce dal talento di Kat Bjelland, ma anche dalla più modesta Barbero, di cui si può apprezzare un'altra composizione, "Middle Man", un blues-punk che verrà copiato pedissequamente dalle 7 Year Bitch nella loro "Deep In My Heart". Difatti la bassista delle 7 Year Bitch suona in maniera evidente sul paradigma di Maureen Herman (ascoltare "Gato Negro", album delle suddette 7 Year Bitch, per credere). Pertanto "Middle Man" è da annoverarsi tra i vertici della produzione babesintoylandiana, nonostante sia un brano parecchio sottovalutato.
Bjelland infine regala due capolavori vocali, "Memory" e "S.F.W.", che riportano ancora una volta alla mente "Fontanelle", per lo stile vocale appunto, per le atmosfere rabbiose e una vaga influenza metal riscontrabili in essi. Delude invece il terzetto finale di cover. Assolutamente evitabili "All By Myself" e "Deep Song", cantata a cappella da Barbero. Merita invece una considerazione seppur minima la versione lo-fi di "We Are Family". Probabilmente eseguita per scherzo, si rivela gradevole e chiude in maniera quasi degna l'album.
Con "Nemesisters" le Babes in Toyland affinarono consistentemente la propria arte e più precisamente l'aspetto delle liriche, piuttosto "pulite": compaiono di fatto soltanto un paio di "shit" e la frase "so fucking what", che avrebbe dovuto essere il vero titolo di "S.F.W." ma a quanto pare le Babes hanno preferito l'acronimo. A parte questa sorta di autocensura, vanno lodati tanti aspetti di "Nemesisters" e in particolar modo gli approcci sperimentali coniugati ai risvolti blues più accentuati rispetto ai primi lavori.