Copertina di Beasts of Bourbon Black Milk
Rowland

• Voto:

Per appassionati di blues, rock alternativo e musica indipendente, ascoltatori di sonorità intense e atmosfere malinconiche.
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Copertina in odore di Santeria e rito Voodoo. Black Milk, terzo LP dei Beasts of Bourbon, è come quei tipacci dal brutto muso ma dal cuore d’oro di cui è piena la letteratura e la filmografia americana. Il latte nero che secernono le Bestie pur rimanendo inebriante e ad alto tasso alcolemico, stavolta non è amaro come la meravigliosa poltiglia acida propinataci con il precedente Sour Mash. I Beasts fanno le boccacce per spaventarci ma poi si lasciano sfuggire un accenno di sorriso.

Il che non vuol dire che Black Milk sia un brutto album. Al contrario, è un eccellente amalgama di tutto ciò che era presente nei due dischi precedenti. Ma questo amalgama è, in qualche modo, temperato. C'è in questo disco una moderazione melodica che non possiede la scintilla vitale di Sour Mash e di Axeman’s Jazz, ma che è ugualmente accattivante.

Quattordici brani (sedici contando il 45 giri accluso in omaggio alle prime copie). La title-track e "I'm So Happy I Could Cry" sono perversi blues à la Cave. Canzoni come “Hope You Find Your Way To Heaven” e "Words From a Woman to Her Man" posseggono la sensibilità cantilenante tipica dei singoli pop alla Lee Hazlewood e godono di un grande lavorio delle chitarre e di una produzione eccezionale. Non so chi sia il produttore Phil Punch, ma questo album suona dannatamente bene.

L’unica cover dell’album è la sfavillante "Let's Get Funky" di Hound Dog Taylor. Poi ci sono gli omaggi a Waits di "Fate Much Worse Than Life" e "El Beasto", le stupende ballate da crooner anni 50, “Cool Fire” e "Blue Stranger" ed il country, ironicamente sentimentale di “I've Let You Down Again". Le travolgenti cavalcate elettriche di “You Let Me Down” ed “Execution Day” alzano il tasso adrenalinico.

E quando arriviamo alla traccia finale, "Rest in Peace", si resta con una vaga sensazione di incompiutezza perché Black Milk è un ottimo disco, ma non eccezionale come i suoi predecessori.

Sembra decisamente che Black Milk sia un affare più languido, un cocktail party in cui le Bestie indossano il vestito della domenica e sorseggiano il loro calice di Latte Nero ma in cui sai anche che tutti finiranno comunque ubriachi e con il cuore spezzato.

Il mio tipo di musica.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

Black Milk è il terzo LP dei Beasts of Bourbon, un album che miscela elementi già visti nei lavori precedenti ma con un approccio più melodico e moderato. Pur perdendo qualche scintilla vitale, il disco offre brani variegati che spaziano dal blues perverso alle ballate sentimentali, con una produzione impeccabile. Un lavoro solido che crea un'atmosfera da 'cocktail party' malinconico ma coinvolgente.

Tracce video

01   Black Milk (05:56)

02   Finger Lickin' (02:09)

03   Cool Fire (04:13)

04   Bad Revisited (03:59)

05   Hope You Find Your Way to Heaven (02:41)

06   Words From a Woman to Her Man (02:49)

07   I'm So Happy I Could Cry (04:18)

08   You Let Me Down (04:33)

09   Let's Get Funky (03:35)

10   A Fate Much Worse Than Life (03:10)

11   El Beasto (01:34)

12   Blue Stranger (04:12)

13   I've Let You Down Again (02:34)

14   Blanc Garcon (04:12)

15   Execution Day (04:46)

16   Rest in Peace (03:13)

Beasts of Bourbon

Rock band australiana formata a Sydney nel 1983 e guidata da Tex Perkins, nota per un mix di swamp rock, blues punk e garage abrasivo. Album chiave includono The Axeman's Jazz (1984), Sour Mash (1988), Black Milk (1990), The Low Road (1991), Gone (1996) e Little Animals (2007). Nel 2019 alcuni membri sono tornati come The Beasts con Still Here.
05 Recensioni