Ero al bancone con Tizio, una birra indecente in mano, in attesa che la platea si riempisse: un migliaio di minuscoli aghi attirati dalla gigantesca calamita posta al centro del palco. Non stavamo parlando perché lui era impegnato a circuire elegantemente, ha molta classe il bastardo quando vuole, una ragazza curvilinea dagli occhi vispi e dalle labbra carnose, sugose, molto invitanti. Semplicemente mi stavo gustando il momento. Le persone che sono al primo concerto le riconosci subito perché fremono: si muovono a scatti, a ritmo sincopato. Fanno due passi in avanti e tre indietro, torcono il collo alla disperata ricerca del leader del gruppo, quello che ha preso i biglietti mesi prima. Insomma stavo ammazzando i minuti sguinzagliando lo sguardo su facce sconosciute e su un discreto numero di culi femminili, in attesa che i Gov't di Warren Haynes attaccassero e facessero il loro solito grande Live. L'unica cosa che speravo era di sentire finalmente "Thorazine Shuffle" dal vivo.
E a un certo punto la sento. Sgrano gli occhi, sparisce il resto e godo. Una voce che mi prende le orecchie e me le graffia procurandomi un piacere immenso. Come l'arte di talune donne di saper affondare, senza esagerare, le unghie sulla schiena mentre fanno l'amore. Tiro una gomitata a Tizio e lui mi dice: “cazzo, non ti ho mai passato nulla di Betty Davis?”
La voce abbaglia, stordisce e stupisce ma il disco, omonimo debutto del 1973, non è solo l'esaltazione di un'ugola duttile, sensuale, passionale e ruvida. Non mi rivolgo con queste righe agli esperti di questa artista ma a voi, che non la conoscete affatto e che non avete idea di cosa vi state perdendo. Partite dall'inizio con “If I'm In Luck I Might Get Picked Up” e buon viaggio con un funk coinvolgente che riesce a far sciogliere un pezzetto di ghiaccio come il sottoscritto dopo una manciata di secondi. In "Anti Love Song" c'è dentro la vita difficile di una donna forte e fiera con quel piano esaltato dalla sua interpretazione assassina. Una ragazza conscia della sua bellezza e che si è stufata ben presto di fare la modella perché, testuali parole "non era necessario avere un cervello". Ha saputo stregare per un periodo Miles che ne era fottutamente geloso. Musicalmente i due si sono influenzati a vicenda per un matrimonio esplosivo, finito ovviamente male. Ma ascoltatevi “Game Is My Middle Name” e sparate la manopola del volume in alto. Fottetevene dei vicini: sono solo cinque minuti, non pensate a niente e fatevi incatenare da un crescendo acido, un funk duro ed elettrico che si stenta a credere abbia quarantacinque anni. Sono otto tracce di qualità superiore, inutile che ve le descriva in toto. Personalmente credo che tutti i suoi suoi tre dischi “Betty Davis”, “They Say I'm Different” e “Nasty Gal” siano da avere.
“This young beautiful black woman with this fire and spirit and freshness that kind of opened Miles' eyes up. She introduced Miles to Jimi Hendrix's music and got him interested in the hardcore rock stuff” – Herbie Hancock.
Forse sarebbe corretto chiamarla Betty Mabry: non solo la moglie di Miles.