Betty Davis, incarnazione umida e lussureggiante del funk più sporco, è nota sopratutto per essere stata la seconda moglie di Miles Davis e, secondo lo stesso genio, grande motivo d'influenza nello studio dei suoni rock (In particolare di Hendrix) che hanno fatto poi da base al capolavoro "Bitches Brew".
Betty ha portato in scena, con "Nasty Gal", datato 1975, la rappresentazione strumentale dello spirito dionisiaco, la personificazione musicale della spinta orgiastica e vitale che fa del funk la più grande metafora sonora della sessualità più sporca, disinibita e carnale. "Nasty Gal" è traducibile, in poche parole, in un disco puramente materiale, sporco ed eccitante, denso di riferimenti espliciti alla grandezza dell'amplesso, come richiamo atavico alle origini animali dell'uomo. Lo si evince dai testi, veri e propri gargarismi orgasmici e dalle parti strumentali, dominate da bassi profondi e rimbalzanti e dai riff di chitarra isterici, violenti e sporchi. I duetti con Fred Mills in "Nasty Gal" e "Talkin Trash" aprano il disco, mostrando subito l'intento della Davis, dotata di una voce graffiante e schizofrenica, di coinvolgere l'ascoltatore in un ménage à trois con i due interpreti, attraverso ritmi rapidi ed incalzanti e testi che strizzano l'occhio alla blaxploitation, ricalcando stereotipi che non sfigurerebbero in un porno anni '70 girato da soli afroamericani. La Davis si cimenta in sonorità prettamente soul nella ballata "You And I", scritta da Miles Davis ed orchestrata da Gil Evans. In pezzi come "Dedicated To The Press", "Shut Off The Light" e "Gettin Kicked Off, Havin Fun" sembra compiacersi, nei suoi ammiccamenti vocali, dell'essere la vera "puttana" del funk. La sua energia sembra eterna e ne fa bella mostra in "F.U.N.K.": manifesto cruento del genere, dove Betty fa lo spelling del suo credo musicale, con l'intento provocatorio di ricordare al mondo che Funk significa sporco, ma sopratutto autentico, puro. Il pezzo si chiude con l'elenco ritmato dei grandi artisti che hanno gettato le basi del genere, compreso Hendrix, che viene spesso citato nelle parti chitarristiche, di tutto l'album, con semplicità e seducente malizia. Chiude tutto l'atmosferica "The Lone Ranger": sublime tappeto, d'ispirazione slow blues, sul quale la Davis si struscia con voce ruvida, riassumendo in toto la sua matrice di grande interprete delle sonorità orgasmiche del funk.
"Nasty Gal" si piazza, senza mezzi termini, tra i capolavori del funk: uno stralcio reale di musica nera, che pianta le radici nella tribalità afro e che fa della spinta vitale e carnale, del rock sporco ed essenziale, la sua ragione d'essere. Un disco al quale abbandonarsi senza raziocinio tanto per dare un bel calcio nel culo allo spirito apollineo.