Copertina di Big Black The Hammer Party
Battlegods

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Per appassionati di musica alternativa, fan di noise rock e post-hardcore, ascoltatori di steve albini e cultori di musica underground anni '80
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LA RECENSIONE

I Big Black di Steve Albini non sono una band da "hit" o da "greatest hits". Non puoi sintetizzare, magari in dieci brani, l'operato di una delle realtà più oscure del noise/post-hardcore. "The Hammer Party" racchiude gli albori del trio senza omettere alcuna canzone, ovvero pressando "Lungs", "Bulldozer" e "Racer X" in un solo cd.

Con Albini abbiamo due preparatissimi ex Naked Raygun, Jeff Bezzati al basso e Santiago Durango alla chitarra. Insieme al maestro Steve fanno parte del progetto più originale della scena noise, contraddistinto specialmente dall'uso della drum machine.

Le sonorità fredde, torve e sostenute dal canto omicida di Albini sono esplicate chiarissime in "Dead Billy" di "Lungs". Quando si lotta con il funky delle linee di Pezzati e le nevrosi del metallurgico Durango si compie in toto l'espressione del combo. Tutto ciò avviene perfettamente nel secondo EP "Bulldozer" grazie a "Pigeon Kill" e "Jump The Climb". I brani sono quadrati, non si disperdono in assoli o giochi di feedback come Ranaldo e Moore, ma si punta a martorizzare il riff portante.

Diciotto brani che racchiudono il periodo precedente al capolavoro "Atomizer", uscente nel 1986, cioè lo stesso anno della compilation. In quel lavoro seminale troviamo al basso Dave Riley, che si mette immediatamente in mostra in vette del calibro di "Kerosene", "Passing Complexion" e "Jordan Minnesota".

In ogni lavoro vediamo crescere la violenza, che sarà manifesta chiaramente nei Rapeman, ed anche un'efficiente tecnica manieristica, più vicina all'altro progetto Shellac. Insomma i Big Black sono la preparazione di Albini alle sue due realtà successive, ma possiedono soprattutto la freschezza e la spontaneità della concezione artistica primitiva. Un muro di suono statico, stazionario, con le trame precisissime delle corde osservate dal tocco inalterato della drum machine. Alcune acerbità della sinfonia metallurgica di "Lungs", forse troppo "robotico", vengono tolte dal suono più "vivo" di "Bulldozer", avente la spigliata "I'm A Mess".

La danza industriale di "Racer X", uscito nel 1984, anticipa la trivialità del singolo "Il Duce" e dell'ultimo EP "Headache", che sarà successivo ad "Atomizer". Il basso cingolante di "The Ugly American" e "Sleep" è l'unico degno rivale della sublime Kim Gordon. Una band enorme, come tutte le idee e le produzioni del guru Steve Albini.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra The Hammer Party come un compendio essenziale degli albori dei Big Black, evidenziando la freschezza e l'innovazione sonora del trio guidato da Steve Albini. L'album raccoglie i primi EP della band, mostrando una miscela di noise e post-hardcore contraddistinta dalla drum machine e dalle performance dei musicisti. La critica riconosce il percorso verso il capolavoro Atomizer e sottolinea l'importanza storica e artistica di questa raccolta.

Tracce testi video

Big Black

Big Black è un gruppo noise rock statunitense fondato da Steve Albini nei primi anni ’80 nell’area di Chicago. Celebre per l’uso di una drum machine al posto del batterista e per un suono abrasivo, pubblicò due album in studio, Atomizer (1986) e Songs About Fucking (1987), prima di sciogliersi nel 1987. Tra i membri: Santiago Durango, Jeff Pezzati e Dave Riley.
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