Prima di descrivere il contenuto di questa ennesima pubblicazione live dell'artista newyorkese, dobbiamo subito chiarire un aspetto importante. Billy Joel non è la versione americana di Elton John. Troppo spesso una critica sbrigativa lo ha definito così, in modo grossolano, considerandolo un clone musicale dell'autore di "Rocket Man". Ancor più comica è la situazione in Italia dove questo grande interprete della canzone americana è spesso ricordato come l'autore di sigle per soap opera televisive.
Billy Joel in realtà è un compositore raffinato ed un esecutore impeccabile che, nel corso della sua carriera, ha saputo regalare al suo pubblico decine e decine di canzoni riuscite ed evocative. Non sono molti gli artisti che possono vantare un catalogo musicale come il suo. Accanto ai tanti brani amati ci sono una serie di dischi indimenticabili: dai classici "Turnstiles" e "The Stranger" all'ambizioso "The Nylon Cutain"sino al divertente r'n'b di "An Innocent Man". Joel è inoltre un bravissimo show-man e i suoi concerti sono sempre esperienze indimenticabili. Qualcuno lo ha definito un Bruce Springsteen "campagnolo". Personalmente preferisco considerarlo un grande intrattenitore e un abile pianista in grado di essere ispirato in fase compositiva tanto dai Beatles e da Ray Charles quanto da Beethoven. In comune con Bruce rimane una predilizione nel raccontare storie urbane dal tono epico.
"12 Gardens Live" è tratto da una serie di trionfali concerti tenuti al Madison Square Garden di New York. Il disco offre grande esplosione di energia ed enfasi interpretativa. Billy Joel lascia scivolare i suoi brani tra le mani di una band preparata e precisa, in grado di masticare sia rock 'n' roll vintage che eseguire impennate di matrice jazz. Il pubblico in estasi è parte integrante dello show e, rapito, è come se sfogliasse un album fotografico pieno di bei ricordi. Il disco è tutto sommato un greatest hits camuffato nel quale però il musicista recupera a sorpresa perle del passato come la lennoniana "Laura", la dolce "Vienna" e l'incredibile "Zanzibar". Naturalmente non mancano i classici di una carriera da "Angry Young Man" a "Allentown". Sono comunque le storie narrate in "Scenes From An Italian Restaurant", i personaggi comuni che popolano "Piano Man" e le descrizioni di "Miami 2017" che rimangono nel cuore, portandoci direttamente lungo le strade illuminate di Broadway, nella Grande Mela di Billy Joel. Una città grande dove si incrociano tante piccole vicende umane, abitata da italo-americani e da perdenti che sognano la vittoria, tutti abituali frequentatori della 52nd Street o dei quartieri della Little Italy. Se la presenza di "Big Shot" in scaletta appare scontata, non si può dire lo stesso della rilassata "Keeping The Faith" o del racconto di "The Ballad Of Billy The Kid". "We Didn't Start The Fire" è un pò routinaria ma la forza di "You May Be Right", la ballata folk dedicata alla figlia "The Downeaster Alexa" e i tristi ricordi di "Goodnight Saigon" sono indispensabili.
Un cenno a parte lo merita il valzer di "She's Always A Woman", una canzone d'amore immensa dove viene descritta una donna crudele e bellissima. Spetta infine al gioiello nascosto "And So It Goes" il compito di far calare il sipario in tono nostalgico sullo spettacolo. Uno spettacolo unico, riuscito e ricco di emozioni grazie alla dimensione live che esalta le doti di un Billy Joel in piena forma, spalleggiato da una band da brivido. Non resta altro che attenderlo con una nuova prova di studio che ormai manca dal lontano 1993.
Da allora Billy Joel ha preferito vivere artisticamente prendendo allla lettera i contenuti descritti nell'amara riflessione del brano "Piano Man", continuando a cantare per coloro che la sera vanno a vederlo con lo scopo di dimenticare la propria vita per un attimo.