Copertina di Billy Wilder Sabrina
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Per appassionati di cinema classico, fan di billy wilder e audrey hepburn, amanti delle commedie sofisticate e della storia del cinema.
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LA RECENSIONE

Di Billy Wilder, si sa, non si butta via niente. Soprattutto ciò che riuscì a realizzare tra il 1944 ed il 1966: 18 film di cui almeno 15 capolavori assoluti (cito, tra i tanti, "La fiamma del peccato"; "Viale del Tramonto"; "L'asso nella manica"; "A qualcuno piace caldo"; "L'appartamento"; "Irma la dolce"). Nel 1954 esce "Sabrina" che ha dovuto faticare non poco negli anni a "farsi largo" tra pellicole più famose e più fortunate al box-office per vedersi riconosciuto il proprio status di capolavoro effettivo.

Wilder, col fido I.A.L.Diamond in sede di sceneggiatura (probabilmente, insieme ad Age e Scarpelli la miglior coppia di sceneggiatori mai esistita, quantomeno per prolificità), scrive una storia ambientata nell'eterna Parigi (come sarà poi "Arianna", 1957) e nella moderna Long Island: la Vecchia Europa ed il Nuovo Mondo. Trattasi poi, nella sostanza, del più classico triangolo d'amore, meno sognante del futuro Truffaut de "Jules e Jim"; arguto come certe opere alleniane che proprio da Wilder, spesso, hanno trovato linfa vitale. Audrey Hepburn, la protagonista (che su richiesta della casa di produzione acquisto per l'occasione alcuni abiti utili alla realizzazione dell'opera) è la più meravigliosa Sabrina che si potesse immaginare, con quegli occhioni da cerbiatto in amore e quel tocco di Francia che nessun belga (lei, nata ad Ixelles) aveva mai posseduto e mai possiederà. I due "omaccioni" sono il suadente William Holden, ed il vecchio Humphrey Bogart che, come il Gary Cooper di "Arianna", ha un po' troppi anni sul groppone ma tant'è, certi miti paiono sempre perfetti ad ogni età, e Bogart è stato davvero un mito (come scriverà negli anni '60 Umberto Eco a proposito di "Casablanca").

Certo, come in certe squadre di calcio che vincono tutto senza che vi sia concordia nello spogliatoio, il set di "Sabrina" fu un discreto vespaio. Bogart, che venne scelto al posto di Cary Grant che riifiutò per sopravvenuti impegni, e che avrebbe voluto recitare accanto a Lauren Bacall, tenne un comportamento a dir poco fastidioso ed irrispetoso nei confronti di Wilder, tanto che fu lo stesso Bogart, qualche anno dopo, a scusarsene pubblicamente. Ma tutto questo, miracolosamente, nel film non si vede, "Sabrina" non risente minimamente di alcun contrasto tra attori e maestranze varie: il genio di Wilder sapeva come "tamponare" buchi e curare ferite aperte, e certo lo aiutò molto la pazienza, quasi "celestiale", della Hepburn (che, è bene ricordarlo, all'epoca aveva solo 24 anni!). "Sabrina" prende spunto da un testo teatrale di Samuel A. Taylor, "Sabrina Fair", ma se ne discosta parecchio soprattutto nei riuscitissimi momenti comici, a volte talmente cinici da far sorridere a metà (esemplare la scena in cui la Hepburn vorrebbe suicidarsi nel garage ma il numero spropositato di auto parcheggiate glielo impedisce).

In breve la sinossi, senza spoilerare nulla: Sabrina, figlia dell'autista di una famiglia di miliardari, dopo due anni trascorsi a Parigi torna ed è una ragazza diversa: sofisticata e chic. Nessuno, prima, s'era mai accorto di lei, ora tutti la bramano, compreso il rampollo di famiglia (William Holden) ed il primogenito Linus (Humphrey Bogart) , preoccupato che il mantrimonio d'interessi del fratello naufraghi miseramente, comincia anch'egli a corteggiarla.

Un "trattato" amorale e arguto fino all'osso dei vizi e delle poche virtù dell'alta società che sotto le coltri di una commedia rosa nasconde tutta la critica al sistema capitalista che mette al bando i poveri ma è pronta ad accoglierli a braccia aperte se questi, accidentalmente o volutamente, si conformizzano con l'upper class stessa. Tutto in un equilibrio talmente incredibile (e talmente leggero, perché poi è questo il segreto di tali film: la leggerezza, oggi purtroppo sostituita da una inconcepibile pesantezza) che non annoia nemmeno ad una ripetuta visione (ed anzi, ogni volta se ne scopre un particolare che era precedentemente sfuggito). Sequenze indimenticabili: le lezioni di cucina a Parigi (come si fa un buon soufflé?); il vecchio Larrabee (Walter Hampden) alle prese con olive e sigari. Battute da incorniciare, la più bella: "La vita è come una limousine c'é chi si siede dietro, c'è chi si siede davanti. Ed in mezzo c'è un finestrino". Appunto.

Oscar ai meravigliosi costumi di Edith Head, ma avrebbe meritato menzione anche la splendida fotografia in b/n di Charles Lang.

"Vanta" (si fa per dire) un mediocre remake a firma Sidney Pollack (che allunga il brodo di 15' rispetto all'originale) con Harrison Ford, Julia Ormond e Greg Kinnear, 1995. Lo descrisse bene un critico americano: "[...] sembra belletto spalmato su un cadavere...".

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Riassunto del Bot

La recensione celebra Sabrina di Billy Wilder come capolavoro ingiustamente in ombra rispetto ad altri film del regista. Esalta la raffinatezza della sceneggiatura, le interpretazioni (con elogio speciale ad Audrey Hepburn) e la sottile critica sociale. Nonostante le tensioni sul set, il film brilla per equilibrio e leggerezza, offrendo sequenze memorabili e dialoghi incisivi.

Billy Wilder

Billy Wilder (1906–2002) è stato un regista, sceneggiatore e produttore austriaco-statunitense. Emigrato dall’Europa negli anni ’30, divenne una delle voci più influenti di Hollywood, spaziando tra noir, dramma e commedia. Ha vinto sei Premi Oscar, tra cui miglior regia per The Lost Weekend e The Apartment.
18 Recensioni

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Di  London

 Nessun povero è mai stato detto democratico per aver sposato un ricco.

 Godetevi Bogart che saltella come un bambino su una lastra di plastica mentre Sabrina e David sono impegnati a ballare.