"Howl" è il terzo disco dei BRMC, e spiazza, non c'è, che dire. Dopo lo scialbo "Take Them On..." il trio di Los Angeles ha scelto di staccare il piede dall'acceleratore e di sfornare un lavoro tutto cuore, blues, folk e rock melodico. Il risultato è sorprendentemente spontaneo: la voce di Peter Hayes è più profonda che mai e le chitarre acustiche si intrecciano ad armoniche a bocca suonate con rabbia da folker navigato.
Lo splendido singolo "Ain't No Easy Way", le ballate folk-spiritual "Devil's Waitin'" e "Fault Line" sono da amore a prima vista, il resto è comunque di buon livello, con alti e bassi certamente. Il merito dei seguaci di Marlon Brando è di aver messo anzitutto se stessi, a nudo tra le chitarre e le voci di "Howl", lontani dallo stereotipo di rocker maledetti che rincorrono i Jesus and Mary Chain.
Bravi davvero, e, rispetto al passato tutto pelle e motociclette, davvero viscerali.
Scordatevi quelle "schitarrate sporche" presenti negli ultimi due album!
Howl è il vero capolavoro del disco: organetto minimale, percussioni e chitarre elettriche non sporche ma ci sono.
‘Howl’, ovvero il famoso urlo di Allen Ginsberg. Urlo esploso durante una festa finita prima ancora di cominciare.
Il piano di ‘Promise’ è sicuramente il miglior sponsor dell’intero disco: semplicemente sofferta.
"Un disco licenziato più che altro per la volontà del gruppo di allontanarsi dall’etichetta di cloni dei Jesus And Mary Chain."
"I Black Rebel riterranno un passaggio fondamentale per rituffarsi nel mare del rock ‘n roll odierno, dopo aver guardato al passato glorioso."