Sono di Los Angeles, ma non pensate a ragazzoni abbronzati che vanno in skate e decantano le gioie infinite del sole, con jeans a vita bassa e camicione hawaiane. Sono tre. Pallidi, arruffati e sempre vestiti di nero. Sembrano non uscire mai, dalle loro umide stanze e dalle loro costanti paranoie. Hanno lo sguardo allucinato di troppe notti insonni e di troppe sigarette.
Suonano una specie di garage dark, un po'malato, denominato 'shoegazer'. Canzoni che s'impastano nelle orecchie, lyrics malate se non incomprensibili, il tutto trascinato da chitarre squillanti, basso imperante e dalla forza della disperazione.
Nel loro primo album si sono divertiti a passarci tutte le loro melanconie e una buona dose di amore maledetto, in questo invece sperimentano con le chitarre distorte e con un bagaglio di dubbi esistenziali. In arrivo il terzo album. chissà... magari si sono decisi ad uscire dalla cantina e ad abbronzarsi, ma con tutto il mio cuore spero di no.
Il sound è lo stesso, la grinta è superiore, i chorus sono memorabili - di questo è fatto il rock 'n' roll...
Nel rock 'n' roll non è più possibile inventare niente, si può solo scrivere canzoni che funzionino. E quelle dei BRMC, adesso, funzionano meglio di, che ne so, Psychocandy.
Se la monotonia avesse le sembianze di una donna in calore, avrebbe sicuramente dei rapporti con i BRMC.
Un disco mediocre, e anche se gli Stones gridano "It's only rock'n roll and I like it", io vi rispondo per questa volta "I don't like it".