Copertina di Blonde Redhead Misery Is A Butterfly
Alessandro Gentili

• Voto:

Per appassionati di musica alternativa, fan di blonde redhead, ascoltatori di sonorità eteree e intime, cultori di musica sperimentale e classica
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LA RECENSIONE

Un po' in ritardo il nuovo lavoro dei Blonde Redhead, visto che sono passati ben 4 anni dai limoni danneggiati di "Melody" e 3 dagli sviaggi linguistici di "Melodie Citronique"... e si sente, ciumbia se si sente. Bastano le prime, malinconiche note di Elephant Woman: atmosfere decadenti dal sapore classicheggiante e mitteleuropeo (dalla Touch&Go alla 4AD, si nota per caso?! i gemelli Cocteau bussano alla porta...), una trasposizione sonora, realizzata con dosi massicce di tastiere e chitarre, dello stile Liberty (e fiori arzigogolati dappertutto, dal booklet alle T-shirt!); Simone e la sua batteria sempre mastodontici senza sembrarlo, le bellissime voci di Amedeo e della dolce, timida e assente Kazu e... l'elettronica? L'elettronica è la grande, apparente assente di "Misery": quelle sperimentazioni aspre che nel 2000 avevano marchiato a fuoco quel capolavoro che è "Melody of Certain Damaged Lemons" ora si riducono a un impercettibile sottofondo, ritoccano, rifiniscono, ma passano in secondo piano.
Canzoni dunque, nel senso classicamente inteso: la prima impressione è che si assomiglino un pò tutte tra loro, ma qui si nasconde la bellezza del disco: qualche ascolto e queste melodie non le togli più dalla testa, e volta dopo volta ti accorgi di sfumature prima passate inosservate... come dire, la complessità dietro la semplicità.

Risultato? Un disco diverso, etereo, soffice e delicato (Air meno elettronici, My Bloody Valentine più puliti e pacati, Smiths, Japan e Cabaret Voltaire meno anni '80, tutto nel frullatore e premi start), in alcuni casi al confine del sogno (Anticipate, Magic Mountain); sembra che la sola Equus, posta in chiusura, mantenga contatti con un passato recente della band ("In an Expression..."), ma forse sono sparsi in tutto il disco più legami con "Melodie Citronique", specie per gli echi di Serge Gainsbourg (del cantautore francese rifecero Slogan 3 anni fa) e per l'influenza di certe sonorità tipiche della musica leggera italiana dei '60 - '70 (Battisti su tutti, che peraltro i gemelli Pace hanno confermato di apprezzare).
Insomma, non un disco alla Blonde Redhead come li conoscevamo.

Forse un passo indietro, inevitabile, rispetto al predecessore, ma... prendete i Radiohead: sono sempre andati avanti nella complessità, con coraggio, e adesso si sono impantanati in un capolavoro di tecnica da cui però traspira poco o nulla in sentimento, tanto è asettico...
...a volte forse è bene fare rewind, alla Blonde Redhead, e cambiare rotta.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza 'Misery Is A Butterfly' dei Blonde Redhead come un album etereo e intimista, lontano dalle sperimentazioni elettroniche passate. Le melodie semplici ma profonde si svelano con ascolti ripetuti, rivelando un delicato equilibrio tra classicismo e modernità. Il disco rappresenta un cambiamento di rotta, apprezzato per la sua bellezza soffice e malinconica, anche se meno coraggioso rispetto ai lavori precedenti.

Blonde Redhead

Trio musicale con base a New York composto da Kazu Makino e dai fratelli Amedeo e Simone Pace. Nelle recensioni viene descritto un percorso dagli esordi noise-rock (con richiami ai Sonic Youth) verso sonorità più melodiche, eteree e arrangiate, con crescente uso di tastiere e sintetizzatori.
21 Recensioni

Altre recensioni

Di  donzaucher

 Ogni canzone è una sorpresa (positiva), comprese le due più lente e quella finale, la più psichedelica, l'unica nella quale cantano entrambi.

 Questo cd è MOLTO bello: è più maturo del precedente, più lungo, più completo, più complesso ma non meno accessibile.


Di  ZiOn

 Il noise degli esordi sembra definitivamente placato, dove le chitarre fanno solo da sfondo a più complessi arrangiamenti.

 È nella traccia conclusiva, "Equus", che i nostri sembrano dare il meglio, liberandosi di eccessivi orpelli e recuperando quella semplicità.


Di  Mariaelena

 Misery è una farfalla di rarefatta bellezza e di casto amore.

 Una melodia elettro-pop dalle atmosfere dilatate e carezzevoli, dalla bellezza disarmante, dal dolore traspirante.