Copertina di Bob Dylan The Times They Are A-Changin'
ilsuonatorejones

• Voto:

Per appassionati di musica folk, amanti delle canzoni di protesta, studenti di storia musicale, fan di bob dylan, appassionati di musica d’autore e cultura anni ’60
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LA RECENSIONE

Venite intorno, gente, dovunque vaghiate, e ammettete che le acque intorno a voi sono cresciute e fareste meglio a nuotare o affonderete come sassi: i tempi stanno cambiando.

Con questa strofa si apre l’album più politico del giovane Bob (1964). Grandi canzoni, non c’è che dire, poi l’inconfondibile timbro un po’ nasale e quell’armonica che spara fuori note nella totale casualità mettono i brividi.
I tempi stanno cambiando, grida Zimmy, ed elenca in poche canzoni tutto quello che deve cambiare: basta guerre con gente che si arroga Dio dalla sua parte ("With God On Our SIde", grande pezzo, e la voce della Baez gli dona assai nel <9>Live 1964), basta povertà e gente senza lavoro ("North Country Blues"), basta sfruttamento e strumentalizzazione dei neri ("Only A Pawn In Their Game"), basta ricchi e paraculati assassini di poveri innocenti impuniti ("The Lonesome Death Of Hattie Carrol"). I tempi nuovi sono alle porte e Golia sarà sconfitto dai nuovi Davide ("When The Ship Comes In", altro capolavoro). C’è anche spazio per una splendida love ballad, "Boots Of Spanish Leather", e una canzone malinconica, anche questa pietra miliare del canzoniere dilaniano, smontata e ricostruita un milione di volte, "One Too Many Mornings".

Il disco si chiude con un "Restless Farewell", inquieto addio. Ed è veramente inquieto: tutta la carica politica e sociale nelle canzoni di Dylan va esaurendosi. Siamo prossimi alla svolta tematica, siamo prossimi alla svolta elettrica, Dylan non vuole più essere la guida dei movimenti e il profeta idolatrato del pacifismo. Ne ha le tasche piene.
Non c’è che dire, un album da brividi, chitarra e armonica, e anche la voce è uno strumento, che sa essere rabbiosa quando dice "Baaat yuh wu filosofaiz disgreis…" e dolce e struggente quando dice "I’d forsake them all for your sweet kiss, for that is all I’m whishing to be owning".
È il punto di forza di Bob: non è un cantante, perché non canta, mugola e stride e urla. Però sa come fare a dire quello che vuole dire, e ogni volta lo fa in un modo diverso. Per questo è unico, per questo è unico questo album.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra il quarto album di Bob Dylan, 'The Times They Are A-Changin’', come un capolavoro politico e artistico. L’autore ne sottolinea la forza delle canzoni di denuncia e il ruolo storico nel portare la voce dei movimenti sociali degli anni ’60. La combinazione di voce, armonica e testi potenti crea un’esperienza intensa e unica. L’album segna anche un punto di svolta nella carriera di Dylan, preludio a un cambiamento di rotta artistica.

Tracce testi video

01   The Times They Are A-Changin' (03:15)

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02   Ballad of Hollis Brown (05:05)

03   With God on Our Side (07:08)

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04   One Too Many Mornings (02:39)

05   North Country Blues (04:34)

06   Only a Pawn in Their Game (03:32)

07   Boots of Spanish Leather (04:39)

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08   When the Ship Comes In (03:18)

09   The Lonesome Death of Hattie Carroll (05:47)

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10   Restless Farewell (05:33)

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Bob Dylan

Bob Dylan (nome d'anagrafe Robert Allen Zimmerman) nasce nel 1941 e rivoluziona la musica e la canzone d'autore in Occidente, portando il folk e il rock in territori impensati. Influenzato da Woody Guthrie e dalla Beat Generation, vince il Nobel per la Letteratura nel 2016.
127 Recensioni

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Di  Viva Lì

 Dylan è contro tutti e contro tutto. Non risparmia nessuno, attacca ferocemente politica e affari.

 I tempi stanno cambiando, stanno cambiando sul serio.