Copertina di Boxer Absolutely
pier_paolo_farina

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Per appassionati di rock anni '70, fan delle opere di mike patto, collezionisti, ascoltatori curiosi di rarità e supergruppi musicali.
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LA RECENSIONE

Lo sfortunato musicista inglese Mike Patto resta uno dei miei frontman preferiti. Potrebbe influenzarmi in ciò la suggestione per la sua prematura scomparsa, a trentasei anni nel 1979, ma preferisco ritenere che il suo mix di follia ed ironia, comunicativa e purezza mi abbia condotto ad essere suo fedele e coriaceo fan.

I gruppi in cui ha militato sono stati innanzi tutto negli anni ’60 i Bo Street Runners, quelli con Mick Fleetwood ancora senza Mac, e poi i Timebox. Nei primi anni ’70 hanno giostrato invece i suoi meravigliosi Patto, finiti i quali vi sono stati per breve tempo gli Spooky Tooth di Mick Jones futuro artefice dei Foreigner, infine questi Boxer.

L’album in questione (1977) è l’ultimo dei solamente tre di carriera per questa formazione, nonché l’estremo contributo di Mike alla musica prima di lasciare questo mondo. Dopo il secondo lavoro “Bloodletting" (registrato nel 1976 ma pubblicato tre anni dopo, a… Patto morto) Mike si era separato dall’amico chitarrista e multi strumentista Ollie Halsall, segnando la fine di quella coppia massimamente istrionica che si era conosciuta nei Timebox, aveva reso superlativi i Patto e infine godibilissimi i Boxer dei primi due dischi.

Il sostituto di Halsall in quest’opera epitaffio sia del gruppo che del cantante è un capace, ma anonimo chitarrista a nome Adrian Fisher, già sentito nei variopinti Sparks di “Kimono My House”. A ben vedere questa formazione finale dei Boxer ha una valenza da supergruppo comprendendo infatti il bassista Tim Bogert, quello di Vanilla Fudge, Cactus e Jeff Beck e per una volta senza il suo compare di una vita il paisà Carmine Appice a pestar tamburi. In aggiunta, alle tastiere giostra Chris Stainton uno che se ne è fatti si lì o se ne farà in seguito tanti tanti (Joe Cocker, Brian Ferry, Who, Roger Waters, Eric Clapton i principali).

Senza il genio di Halsall, con strumentisti abili ma ordinari (escluso Bogert) e grazie soprattutto alla comunicativa ed emozionante voce di Patto, l’album è buono ma non trascendentale, il meno importante dei Boxer. Spicca fra i dieci contributi soprattutto la drammatica ballata “No Replay”, a suo tempo colonna sonora di non so quale spot televisivo e che costituisce un poco storia a sé con quel piglio progressivo. In effetti annovera passaggi addirittura in odore di Genesis, un paio di cambi di tempo e poi schitarrate corpose alla Kansas, sia nel mezzo che a sfumare nella coda.

Dominante nel resto dei brani è invece un robusto soul/rock, reso funky dal pervicace dispiego del clavinet da parte di Stainton, oltretutto lasciato ben in evidenza nel mix, vistoso come un prete nella neve.

Patto canta benissimo, è nel suo elemento, mostra piena convinzione e salute ed è malinconico il pensiero che invece un brutto malaccio se lo porterà via neanche due anni dopo. Il suo timbro comunicativo rifulge nella amabile ballata elettropianistica “As’God’s My Judge”, vagamente beatlesiana in forza di quel ritornello corale in falsetto. La grinta e la sonorità della sua ugola risplendono poi appieno nella serrata “Rich Man’s Daughter”, peraltro già presente nell'album precedente quello uscito in ritardo e postumo, in una versione ben migliore perché vi suonava ancora il fantastico suo compare Ollie.

Il nuovo virtuoso ai suoi servizi, vale a dire Tim Bogert, al solito suona troppe note col suo basso. Il quattrocchi newyorchese, sulla breccia da metà anni sessanta, è stato senza dubbio uno dei primi prototipi di super asso incontinente del rock: grandi capacità, ma non stava mai fermo un secondo sulla stessa nota, infiorettava e contrappuntava a valanga. Un bel “pedale”, un ficcante riff reiterato non erano per lui che preferiva volate continue su e giù per la tastiera, zompate fra un’ottava e l’altra, snocciolamenti di gragnuole di note… finendo talvolta per incasinare il groove dei pezzi, compresi quelli di questi Boxer al crepuscolo della loro breve carriera.

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Riassunto del Bot

La recensione esplora 'Absolutely', ultimo album dei Boxer con Mike Patto, descrivendo la malinconica atmosfera che ne permea le tracce e l’evoluzione della band senza Ollie Halsall. L’opera viene riconosciuta come meno rilevante rispetto ai precedenti lavori, ma preziosa per l’intensa performance vocale di Patto e alcuni brani notevoli. Il sound combina soul/rock con influenze prog. La presenza di noti musicisti contribuisce all’interesse dell’album, pur senza raggiungere l’eccellenza dei Boxer originari.

Boxer

Quartetto inglese formato da Mike Patto e Ollie Halsall a metà anni ’70, autore di tre album tra pub rock e soul/r&b. Bloodletting fu registrato nel 1976 e pubblicato postumo nel 1979. Cambi di formazione portarono, tra gli altri, Tim Bogert e Chris Stainton su Absolutely.
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