Copertina di Bruce Springsteen Born In The U.S.A.
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Per appassionati di musica rock, fan di bruce springsteen, critici musicali, ascoltatori curiosi della musica anni 80
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LA RECENSIONE

Come si può classificare BORN IN THE U.S.A.? Come definire l'album che ha fatto di Springsteen un'icona del rock mondiale facendogli raggiungere vastissime platee di pubblico (e lasciando al contempo perplessi molti vecchi fan)?
Indubbiamente BORN IN THE U.S.A. rappresenta la croce & delizia di ogni appassionato di Springsteen che si rispetti: spesso bistrattato perchè troppo "facile", orecchiabile, modaiolo; molte volte (esageratamente) idolatrato come gemma assoluta del rock.

Per fornire un giudizio su BORN IN THE U.S.A., così come per qualunque altro album, non si può prescindere da una sua "contestualizzazione": siamo nel pieno degli anni '80, Springsteen ha da poco sfornato un lavoro "arioso" come THE RIVER (1980) ed uno riflessivo come NEBRASKA (1982); il suo livello creativo (che è sempre stato alto) è al massimo, lo dimostra l'elevato numero di brani che Bruce registra in questo periodo (molti di questi, dopo esser circolati per anni nel circuito dei bootleg, li ritroveremo in TRACKS e THE ESSENTIAL). Certamente lo stile dell'album appare spensierato, positivo, sfarzoso; ma ciò spesso è in contrasto con la riflessività dei testi di molti brani come la title-track, "Glory Days", "My Hometown" e altri.

Il disco è prodotto magistralmente, il suono è sontuoso, la E-Street gira alla perfezione e Bruce è in forma sfavillante. La title-track, uno dei brani più celebri della storia della musica rock e certamente quello che più rappresenta Springsteen, ha bisogno di pochi commenti: "Born In The U.S.A." si ama o si odia, (oppure si ama E POI si odia?). "Cover Me" parte e continua con un riff di chitarra ripetuto all'infinito, ma il risultato è buono (e dal vivo anche meglio); la scanzonata "Darlington County" e "Working On The Highway" ti coinvolgono con la loro ritmica incalzante, e preparano il terreno per la più lenta "Downbound Train": brano forse poco in vista rispetto ad altri più celebrati, lo reputo un dei migliori dell'album sia per il testo che per l'arrangiamento. La ottima quanto breve "I'm On fire" ci introduce ad un'altra perla del disco: "No Surrender" esplode con tutta la forza dei suoi cori, delle chitarre, del lavoro incessante di Weinberg dietro ai tamburi. "Bobby Jean" vede la forte presenza del sintetizzatore e del cantato tirato di Bruce, "I'm Goin' Down" è un'altra traccia coinvolgente ma risulta un po' ripetitiva e la reputo come l'episodio meno riuscito di BORN IN THE U.S.A. Non si può resistere al riff iniziale di "Glory Days", né tantomento al suo ritornello; segue la celeberrima "Dancing In The Dark", brano pop che -nonostante tutto- trovo irresistibile. "Dancing In The Dark" non sarebbe dovuta apparire nell'album, composta ed inserita all'ultimo momento ha fornito l'apporto decisivo per la consacrazione finale dell'album. Dopo due pezzi entusiasmantil la foga si placa per far posto alla bellissima e riflessiva "My Hometown" che chiude in bellezza l'album.

In conclusione reputo BORN IN THE U.S.A. bello ma non imprescindibile come alcuni vorrebbero far credere, ha avuto molto successo ma non lo pongo di certo in cima alla discografia del Boss, nella quale sono presenti altri lavori magari meno "strombazzanti", ma certamente più intensi e maturi di questo.

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Riassunto del Bot

Born in the U.S.A. è un album iconico di Bruce Springsteen che ha raggiunto un grande successo ma divide i fan per il suo approccio più commerciale rispetto ad altri lavori più introspettivi. Il disco si distingue per la produzione sontuosa, la brillante performance della E-Street Band e testi che alternano leggerezza e riflessione. Sebbene alcune tracce risultino ripetitive, l'album rimane un punto di riferimento nella carriera del Boss, seppur non il suo massimo capolavoro.

Tracce testi video

Bruce Springsteen

Bruce Springsteen è uno dei simboli del rock americano, noto per la sua energia live e per i testi che raccontano la vita, i sogni e le disillusioni della working class. Dall’esordio nei bar di Asbury Park è arrivato a segnare la storia della musica con una discografia sterminata e concerti-maratona leggendari.
90 Recensioni

Altre recensioni

Di  Massimof

 La prima canzone, 'Born in the USA' mi lasciò senza fiato. Un torrente in piena ed inarrestabile.

 'My hometown', la mia città natale allo sfascio... ma chi cantava quelle cose nel mezzo di quei plastici anni 80, chi?


Di  VU

 Non si può paragonare nemmeno lontanamente 'Born In The U.S.A.' a capolavori come 'The River' o 'Born To Run'.

 L’orecchiabilità la fa da padrona in canzoni che di rock hanno ben poco e di pop molto.


Di  Franz il biondo

 "Born In The USA è una storia americana qualsiasi, fatta di amore e Vietnam, con un rock incalzante e rauco."

 "Una fusione di rock e folk, un 'Hard Country' che combacia perfettamente con il rombo del motore di una moto."