Burzum
Umskiptar

()

Voto:

Area sponsor. La vedono solo gli utenti non registrati.


E' la solita questione: quella del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.

Dobbiamo immaginarci un Varg Vikernes seduto sulla sua buona sedia di paglia, isolato nella sua buona fattoria dislocata nelle lande norvegesi, padre di famiglia, con la sua chitarra elettrica in mano e un tomo di mitologia nordica sul comodino? Oppure l'ex carcerato braccato dai creditori che pubblica in nemmeno tre anni ben tre album, una raccolta di pezzi vecchi riciclati e un libro per saldare i suoi buoni debiti?

Il solito bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: una musica che si evolve e raggiunge un nuovo equilibrio, oppure una musica prolissa, povera di idee, un altro discaccio buttato nel mercato discografico per abbindolare i soliti gonzi che comprerebbero un album di Burzum solo per il nome che si porta sulla copertina?

Esce così l'ultima fatica discografica del Burzumello, e questo almeno è un dato di fatto. Come è un dato evidente il fatto che questo “Umskiptar” sia interamente cantato in norreno e che si ispiri al poema scandinavo “Voluspà”. E che esso porti con sé delle rilevanti novità, per lo meno da un punto di vista formale.

Punto primo: il tema del cambiamento (“Umskiptar” significa “metamorfosi” e su questo tema va a svilupparsi il concept, che intende parlarci dei mutamenti della Natura, e quindi dell'Uomo, e quindi della Vita dell'Uomo).

E' dal 1991, con l'uscita del “Black Album”, che l'universo metallico deve giocoforza confrontarsi con il tema del cambiamento. E niente dall'uscita del “Black Album” è stato più come prima: dover cambiare o rimanere puri? Questa è stata la futile domanda che band e fan si stanno facendo da vent'anni a questa parte. Il metal non è stato più lo stesso dopo che i più grandi (e i Metallica negli anni ottanta sono stati i più grandi) hanno deciso di snellire il proprio sound ed accaparrarsi fette più vaste del pubblico pagante. Ma da quel momento quante grandi formazioni abbiamo perso? Quante di esse hanno finito per cambiar pelle in modo innaturale? E quante altre hanno precocemente fermato il proprio cammino evolutivo per difendere la fede e non deludere i seguaci più conservatori? E cosa c'entra Burzum con tutto questo? Un bel niente, poiché Vikernes, nel suo cocciuto isolamento, prima ancora mentale che fisico (certo la reclusione ha aiutato) è rimasto tale e quale era, e, come già detto nella mia recensione di “Belus”, pur con delle differenze (dettate principalmente da elementi di ordine anagrafico), il Vikernes continua a riciclare se stesso, rimodellando la sua materia artistica in un percorso autistico che non privilegia certo il confronto e lo scambio con il mondo esterno. Vikernes cambia rimanendo se stesso, e in questo frangente il suo isolamento lo ha preservato incontaminato dalle stupide dispute che hanno ammorbato l'evoluzione/involuzione della musica metal degli ultimi vent'anni.

Quasi vent'anni fa il Nostro ha contribuito a creare un nuovo genere musicale, gettando inoltre le basi per diversi ed interessanti sviluppi in seno al black metal stesso, ma scommetto che se gli chiederete cosa ne pensa di tutti coloro che hanno preso ispirazione dalla sua opera, probabilmente egli non saprà mettervi due nomi in fila. Ditegli che esiste da diversi anni un filone denominato depressive black metal germogliato e fiorito per mezzo di band che si rifanno solo ed esclusivamente a lui: ammesso che sappia di quel che si parla, sicuramente vi dirà che non ha niente a che spartire con costoro.

E questo per un motivo in particolare: la sua musica non professa l'annichilimento e sostanzialmente (udite udite) si fa portatrice di un messaggio positivo (se per positivo si intende il messaggio di una musica che intende compiere un atto di astrazione, dissociare l'ascoltatore dalle proprie frustrazioni borghesi e generare la visione di un mondo diverso, diverso da quello che viviamo). In particolare nella sua incarnazione post-carceraria, la musica di Burzum si fa fiera ed epica: non è musica derelitta, non professa l'abbandono e la rinuncia, ma si fa promotrice della tenacia, quasi si potrebbe definire utopica, poiché si emancipa dallo status quo e guarda ad un futuro nel quale, previo il recupero del passato (quello delle tradizioni pagane) ed un ritorno alla Natura, possa trionfare la resurrezione spirituale dell'Uomo. Su quali principi sociologici questa resurrezione debba avvenire e verso quale tipo di società mondiale essa debba portare, non è certo il fulcro della mia riflessione (che non intende soffermarsi sul merito delle posizioni assunte dall'artista, posizioni che fra l'altro non condivido e dalle quali prendo fermamente le distanze). Il senso del mio discorso è che la musica di Vikernes è combattiva, epica, indomita, visionaria, solitaria, come il suo artefice, e che questa musica diviene più che altro un'attestazione di fiera indipendenza, solcando i limiti dell'autoreferenzialità. Se gli chiedete a cosa si ispiri la sua arte, il Vikernes probabilmente vi ricorderà che le sue influenze rimangono legate alla musica classica ed al folclore europeo, anche se poi la sua opera parla il linguaggio dell'heavy metal: la sua grammatica, il vocabolario di cui dispone sono i soliti, cambia ovviamente la prospettiva, la volontà di esplorare nuove aree del suo essere e le modalità di estrinsecare il suo messaggio artistico. Questo è accaduto in “Belus”, questo è stato confermato in “Fallen” e questo si ripete ancora una volta con “Umskiptar” che amplifica gli umori e le intuizioni appena abbozzate nei suoi immediati predecessori per affogarle nuovamente nella rarefazione sonora di un capolavoro già post-black metal quale era stato “Filosofem”.

Sarebbe bello poter vedere Vikernes semplicemente come un povero scemo, ma purtroppo anni di esposizione mediatica ci rendono difficile ogni analisi. Ma se volessimo vederlo solo come un povero scemo, un pazzo alienato, che so, come un Syd Barrett (Dio mi perdoni per l'accostamento!), allora ci renderemmo conto di una cosa pura e semplice (una cosa che fra l'altro non sembrano capire nemmeno i fan più oltranzisti dell'artista): ossia che Vikernes è un poeta.

Vikernes è un povero scemo, e lo si capisce dalle cose che dice o dalle foto che si fa scattare. E' scemo perché ottuso, perché non capisce un cazzo, ma soprattutto perché anche il personaggio che si è costruito non sembra capire un cazzo. Ma sotto alla testa di cazzo batte un cuore evidentemente, e Vikernes rimane un poeta, un poeta del disagio, ed è forse questo il motivo per il quale stiamo ancora parlando di lui nonostante sia una gran testa di cazzo. Ottuso si è detto, e infatti la sua crescita non si evolve arricchendosi di elementi carpiti dal mondo circostante, ma piuttosto procedendo per una progressiva messa a fuoco di quella che di volta in volta appare come la sua materia emotiva.

Ma anche se oggi si mostra indossando una veste diversa, la verità è che niente è cambiato. Ommiodio Burzum non suona più black metal!, ho sentito strillare da più parti. Il paradosso è che invece “Umskiptar” è ancora black metal, perché se è vero che i tempi rallentano vistosamente e che nel complesso si fa un maggiore impiego di voci pulite, il rifferama proferito riafferma più che mai un'identità nata e sviluppatasi all'interno del black metal (seppur in un'ottica post, che è sempre stata prerogativa del progetto fin dalle sue origini). Ma se anche volessimo per assurdo ammettere che questo disco non è black metal (disquisizione fra l'altro alquanto inutile), poco cambierebbe, anzi, potremmo quasi rovesciare la nostra affermazione iniziale e sostenere che Burzum black metal non lo è stato mai. Perché nell'uno o nell'altro caso Burzum è sempre Burzum, un cantautore, e “Umskiptar” è un nuovo saggio descritto nella dimensione atemporale in cui da sempre Vikernes sembra vegetare e in cui ultimamente pare voglia rimanere rinchiuso: la novità è solo formale e sta, da un lato, nella riscoperta di sua maestà scandinava Quorton (poiché “Umskiptar” attinge a piene mani dai Bathory dell'era “Hammerheart”/Twilight of the Gods”) e, dall'altro, nell'approdo ad un uno scarno folclore, intriso di paganesimo, che meno male non è lontanamente accostabile alla robaccia barocca degli album pubblicati dal carcere.

Ma anche in una forma de-elettrificata, la mano di Vikernes rimane sempre la stessa.

Punto secondo: la mano del Vikernes. Forse egli non ne è nemmeno consapevole, ma al momento in cui la sua mano gira in senso orario la manopola del volume della chitarra e l'elettricità si materializza, con l'avvento dell'elettricità si verifica come un'Epifanaia e di colpo e per magia veniamo catapultati nella nota dimensione burzumiana: “Jòln” si avventa sulle nostre orecchie come una colata lavica di distorsioni, riff reiterati ed ossessivi come nella migliore tradizione, i proverbiali piatti schiaffeggiati e un tonante recitato apocalittico che ci porta dentro al concept. Nella strofa successiva irrompono una solido drumming ed una voce distorta (non più il caratteristico latrato da cane castrato dei tempi d'oro, ma un rauco e subdolo sussurro pur sempre riconducibile all'empireo del metal estremo), e già si capisce che Vikernes, seppur in una veste maggiormente melodica, non abbandona il suo modus operandi costituito da due/tre riff per canzone che si alternano fino allo sfinimento. Ma la robusta ripartenza nel finale, che riprende il giro tagliente e sfrigolante (quasi à la Pulp Fiction) impiegato durante il ritornello, ci ricorda un'altra cosa: che il Conte è un maestro e che ci dispiace tanto per gli altri.

“Alfadanz” si apre con un giro di pianoforte mal strimpellato, ma nel complesso il pezzo ha un bel tiro e piace per il suo faticoso procedere, come se il guerriero (tanto per usare un'immagine cara all'artista) annaspasse nel fango, fino all'intenso break centrale di chitarra arpeggiata che ci spiega ancora, zittendo tutti, che la classe non è acqua. Non è forse questa magia? Ma la domanda da porsi è essenzialmente un'altra ed è la seguente: viene l'innegabile prolissità del prodotto bilanciata dai guizzi che il Conte sa pur centellinare lungo le estenuanti lungaggini dei sessantacinque minuti di pallosità elettrificata che è questo “Umskiptar”?

Punto terzo, quindi: la prolissità del Conte. Risposta fulminea: si potrà dire tante cose, belle e buone, sulla musica del Conte, ma certo una di esse si può affermare con vigore, ossia che la musica del Conte non è mai stata facile. E che la sua musica è sempre stata noiosa. Prendete anche i capolavori degli anni novanta, oggi tanto celebrati: non erano anch'essi clamorose mazzate nei coglioni? L'eccessivo minimalismo, la scarsa varietà ritmica, le estenuanti composizioni che ripetono i medesimi temi fino all'asfissia: si dice che proprio questi, insieme alle melodie evocative ed alle atmosfere ancestrali, fossero gli elementi fondanti della formula burzumiana, poi ripresa da una moltitudine di ammiratori. Ma se allora ci è piaciuto, e tuttora continua comunque a non dispiacerci, forse il motivo di cotanto magnetismo nella musica di Vikernes sta senz'altro in una ragione: e questa ragione è che Vikernes è un poeta. E che le magie che in fondo la sua vena compositiva sa sempre elargire valgono bene una musica che certo ama indugiare eccessivamente sulle medesime ambientazioni, senza troppe variazioni. Ma questo “Umskiptar” di variazioni ne ha pure troppe: ha una voce che si assesta spesso sul pulito, ha brani che presentano sovente delle evoluzioni, ha, per esempio, l'imponente riffone iniziale di “Hit Helga Tré”, che nemmeno lascia sfumare il brano precedente per irrompere con magnifica violenza, a metà strada fra i Celtic Frost più sfibrati e i Black Sabbath più funerei. Le nove tracce qui presenti (esclusi intro e outro) hanno invero un loro perché, mutano al loro interno, come mutano nel loro susseguirsi: un cammino che procederà, fra il fragore delle chitarre elettriche, fino ai brani riflessivi della seconda metà dell'album.

Due pezzi assai brevi fanno da boa intorno alla quale l'opera compie il suo cambio di direzione: “Aera”, la più violenta del lotto, non abbandona l'orientamento doom (ma guarda caso l'urlo lacerante di quindici secondi si materializza proprio quando le percussioni decidono di tacere), per poi lasciare spazio all'introduzione parlata di “Heidr”, intermezzo bislacco in cui si alternano ruvidi bassi à la De Mayo e sussulti chitarristici al vetriolo. Il cambio di passo si ha con “Valgaldr”, che nella prima parte recupera gli umori di inizio disco, ma che nella seconda si abbandona alle dissonanze di un infinito arpeggio, piattaforma su cui decolla finalmente il gorgheggiare del Vikernes, presto raggiunto da cori evocativi.

Quel che segue sarà un faticoso percorso verso la luce ed il trittico di brani conclusivo ci mostra ormai un Vikernes nella veste di posato cantautore: “Galgvidr” spalanca le porte di un rito pagano in cui fasi elettriche ed acustiche si susseguono in una spirale ipnotica dall'incedere misticheggiante. Si sta attuando, i effetti, quell'avvicinamento fra Burzum e Blood Axis che ho sempre sognato. Peccato che a guastar la festa giunga “Surtr Sunnan”: così collocato in nona posizione, un brano che niente aggiunge a quanto detto in precedenza, non può che appesantire il tutto e procurare qualche sbadiglio anche a coloro che si erano fissati le fauci con un lucchetto. Il fiero recitato del Conte dominerà quindi fino alla fine, mentre l'elettricità lascerà progressivamente spazio a chitarre arpeggiate che troveranno l'apoteosi nella immensa “Gullaldr” (più di dieci minuti di durata), la folk-ballad che più di ogni altro brano qui raccolto sa spingere la musica di Burzum al di fuori dei confini del black metal conosciuto: un brano che tuttavia ci insegna una cosa, la solita, ossia come il Vikernes acustico in verità non sia affatto diverso da quello elettrico. La sua è infatti solo un'operazione di scarnificazione dei suoni, ma la mano rimane la stessa di sempre, e ne è una prova il fatto che se con l'immaginazione proviamo ad elettrificare il pezzo, non ci troveremo molto lontano dalle evoluzioni solenni di un pezzo come “Dunkelheit” (memorabile pezzo di apertura di “Filosofem”).

L'album si chiude nel modo in cui si era aperto, con il lento battito di percussioni (che fra l'altro erano sparite da tre o quattro tracce) e gli sproloqui conclusivi della voce narrante, lasciandoci, stanchi ed estasiati al contempo, con un quesito inquietante: capolavoro o puttanata colossale?

Insomma, la solita questione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.

Questa DeRecensione di Umskiptar è distribuita da DeBaser con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
Può essere parzialmente o totalmente riprodotta, ma solo aggiungendo in modo ben visibile il link alla recensione stessa su DeBaser: www.debaser.it/burzum/umskiptar/recensione

Area sponsor. La vedono solo gli utenti non registrati.


Commenti (TrentaSei)

sfascia carrozze
Opera: | Recensione: |
Paginona segnatamente Spakkaossa! Sarebbe fantastico per suggellare degnamente il tutto che s'esprimesse nel merito di quest'ultimo capitolo del Conte il più grande esperto Burzumistico, non solo into the DeBaser ma direi di tutto il globo (più o meno) civilizzato, Sua Santità invereconda T Scopri chi è turkish su DeBaser .
BËL (00)
BRÜ (00)

extro91
Opera: | Recensione: |
Come quasi tutto il black metal norvegese(eccetto i Mayhem) mi ha sempre fatto cagare(anche da metallaro), quindi tali questioni sul personaggio e l'artista non me le sono mai tanto poste. Recensione un po' troppo lunga, ma bello scritto. Profondo e acuto.
BËL (00)
BRÜ (00)

March Horses: A me i Mayhem hanno fatto sempre cagare... tranne lo smerdatissimo Ordo Ad Chao che per un po' ha girato bene nel mio stereo, ma non mi rimetterei ad ascoltarlo ora...
extro91: Invece erano gli unici norvegesi che apprezzavo insieme a Ulver e pochissimissimi altri che adesso non mi vengono in mente e magari nemmeno ci sono. xD
jdv666: gli emperor no?
extro91: Inizialmente sì, proprio perchè erano diversi da gente tipo Immortal. Alla fine però mi hanno "stancato" pure loro.
jdv666: beh pure io il black lo ascolto abbastanza a "piccole dosi" in effetti ^^
extro91: In generale di black metal ho ascoltato sempre le cose più intransigenti provenienti dal continente americano e spesso mischiate col death metal. Roba inascoltabile che però come "atteggiamento" preferivo rispetto a quei panda esaltati da visioni pagane quanto ridicole. Pure gli americani facevano i satanisti, ma almeno era evidente che era scena. Ho apprezzato molto gente come Black Witchery, Sarcofago, Von, i thailandesi Surrender Of Divinity(idoli totali) e Impiety(visti dal vivo in uno dei concerti più assurdi della mia vita), gli austrialiani Bestial Warlust, Conqueror, Order From Chaos, Angelcorpse. Poi c'era un gruppo strafico sudamericano mezzo doom che non ricordo. Abbastanza famosi. E altra roba..
extro91: Mi correggo. Gli Impiety son di Singapore.
extro91: Ecco un loro pezzo cult: Impiety - Christfuckingchrist
extro91: Il secondo funziona..per ora.
jdv666: beh l atteggiamento di molto metal in effetti é molto criticabile, ma io cerco di limitarmi sempre solo alla musica... ^^ anche se d altronde il metal é ANCHE bello per il suo essere spesso kitsch, tamarro e di cattivo gusto
extro91: Dimenticavo i leggendari quanto ignoranti BLASPHEMY!
extro91: Quoto. Basta saper prendere quel "cattivo gusto" con il giusto atteggiamento. Non prenderlo troppo sul serio diciamo.
March Horses: Avete completamente ragione. Il problema è che nel black in particolare la gente prende troppo sul serio tutto quel baraccone rituale
extro91: Ah il gruppo black sudamericano(per la precisione colombiano) abbastanza famoso: Inquisition! Però come tutto il resto in questi ultimi anni non li ho più seguiti..non so come sono adesso. All'"epoca" spaccavano di brutto.
Psychopathia
Psychopathia Divèrs
Opera: | Recensione: |
recensione intensa ma troppo logorroica e ripetitiva. riguardo a burzum mi ha un pò stancato, comunque questo è un buon disco, anche se forse quattro è troppo. è sempre stato prolofico meno che in carcere (anche se a me quei due dischi alla fine non dispiacciono), però questo e fallen mostrano un pò di mancanza di idee... appunto: lui è sempre uguale a se stesso
BËL (00)
BRÜ (00)

Psychopathia: prolifico
JURIX
JURIX Divèrs
Opera: | Recensione: |
Che MEMENTOMORI sia uno dei recenZori più stupendiZZimi di sempre non ci piove. Che a me venga mai la voJa di mettermi a leggere un trattato/enciclopedico su BurZum è però altrettantemente sicuro.
BËL (01)
BRÜ (00)

Hell
Hell Divèrs
Opera: | Recensione: |
Sapevo che l'avresti fatta tu, ti voglio bene. Il disco per me è un capolavoro e punto e stop e chiusa la questione.
BËL (01)
BRÜ (00)

PadreMaronno
Opera: | Recensione: |
AHHH! SENZA ALCUNA VERGOGNA SI RIPRESENTA COSTUI AL COSPETTO DI NOI FRATI DOPO AVER BRUCIATO SENZA ALCUN RITEGNO LE NOSTRE COPIE DI INTERE ANNATE DI NOVELLA 2000?! SCOMUNICA ELEVATA ALLA MILIONESIMA PER 'STO BURZUMMO!
BËL (03)
BRÜ (00)

Karter4
Opera: | Recensione: |
Voto sulla fiducia
BËL (00)
BRÜ (00)

TheJargonKing
Opera: | Recensione: |
Facciamo così: io ti do 5 per la rece, perché ho letto i primi due paragrafi e poi ho fatto scorrere la rotellina del mouse e mi sono arreso. Il disco non lo voto perché non lo conosco.
BËL (00)
BRÜ (00)

Workhorse
Opera: | Recensione: |
Solo con memento riesco a leggere rece del genere di seimila righe su dischi che non ascolterò mai
BËL (00)
BRÜ (00)

Don_Pollo
Don_Pollo Divèrs
Opera: | Recensione: |
korrea
Opera: | Recensione: |
Il cuoricino mi ha incoraggiato e l'ho letta: sei riuscito a farmi sembrare interessante una cosa che mi fa cagare a scatola chiusa, complimenti.
BËL (01)
BRÜ (00)

telespallabob
Opera: | Recensione: |
Dai meno, dai meno.
BËL (00)
BRÜ (00)

Nico63
Opera: | Recensione: |
Che aggiungere? Sono pienamente d'accordo con te. Una sensazione che ho provato al primo ascolto, e che ho trovato espressa anche da altri commenti in rete, è stata quella di trovarsi di fronte a un'opera senza tempo. Non fosse per il fattore elettricità potrebbe essere musica di mille anni fa come musica del prossimo millennio. Eppure è musica che è nata con Varg e con lui morirà. Forse perché lui è un poeta, scemo criminale etc., ma poeta. Non so Dio, ma io l'accostamento con Syd Barrett te lo perdono eccome. Per tutta una serie di ragioni irragionevoli e soggettive. E per tutta una serie di ragioni irragionevoli e soggettive, sebbene abbia da subito pensato che il primo, e finora unico, ascolto sarebbe stato insufficiente a valutarlo, qui non ho esitato un attimo a cliccare sul 5.
BËL (00)
BRÜ (00)

proggen_ait94
Opera: | Recensione: |
Rece più lunga del Voluspà. Lui bho, alla fine è divenuto ""pop"". Non è che mi esalti sta cosa.
BËL (00)
BRÜ (00)

Nico63: Quindi dal black metal al voluspop.
proggen_ait94: No, non fraintendermi:] è ancora metal, ma rischia di diventare METLA, non so se mi spiego
Nico63: Metla? no title Diciamo che qui è vistosamente aumentata la percentuale di materiali non metallici, che sull'antico latrato di cane straziato si è imposto un recitato da vichingo affabulante, diciamo tante cose ma non vedo, o meglio non sento un'evoluzione (evoluzione si fa per dire) tipo, che so, Genesis dal prog al pop.
proggen_ait94: Ecco, appunto, parliamo di due cose differenti. Parlo di ""poppizzazione"" con sedicimila virgolette perchè, anche se la musica è rimasta più o meno sempre quella, il personaggio è divenuto sempre più pop-olare grazie alla sua storia e alla sua immagine, e quindi kvlt. (i genesis proprio non c'entrano) Non mi piace molto come cosa questa, ma non parlo di cambiamento di genere,solo del pensiero del pubblico (che in gran parte comunque non ha mai sentito un suo pezzo)
Nico63: Ora capisco meglio quello che intendi, almeno credo. E rilancio: si ma chissenefrega del pubblico? O meglio, perché il riscontro sul pubblico dovrebbe influire sul nostro gradimento o sgradimento? Guarda, per quanto ti possa sembrare singolare per uno della mia età, fino a pochi anni fa io avevo sentito, e apprezzato, pochissimo dei Doors in gran parte perché il personaggio Jim Morrison, o almeno la percezione che ne avevo attraverso il suo "mito" (o se preferisci la sua "pop-olarità) me lo faceva stare tremendamente sulle balle. Ci sono tornato su il più possibile spogliato dei pregiudizi e ho avuto modo di ricredermi ampiamente. Poi sul fatto che la biografia di Varg abbia gonfiato oltremodo la sua popolarità (e che il furbetto ci stia marciando), beh su questo penso rimangano pochi dubbi. Grazie per avermi risposto: questa nostra discussione mi pare interessante. E dire che è nata da una mia battuta scema :-)
proggen_ait94: Mai detto che non mi piaccia per quello eh. A me non fa impazzire, più che altro perchè come black metal ci sono meglio gruppi (anche se ho gusti bizzarri per il black), come dark ambient comunque c'è di molto meglio (voglio dire, Lustmord cazzo!) ma ogni tanto lo ascolto senza problemi, è che odio questi processi di divinizzazione di personaggi musicalmente non eccelsi:)
March Horses
Opera: | Recensione: |
Burzum ha avuto qualcosa da dire, ma vent'anni fa. Poi basta ma proprio basta così. Come tutto e dico tutto il black metal vecchia scuola.
BËL (00)
BRÜ (00)

teenagelobotomy
teenagelobotomy Divèrs
Opera: | Recensione: |
cominciavo a chiedermi quando sarebbe arrivata. non ce la faccio a leggere tutta la rece ma per una volta piazzo 5 a priori. pure amando Burzum non riesco ad arrivare al 5 a nessun suo disco. ma comunque questo è il suo ennesimo centro pieno.
BËL (00)
BRÜ (00)

SilasLang
Opera: | Recensione: |
Ahahah, il Burzum redivivo! Non so, di lui ho ascoltato solo un album in vita mia, Filosofen, qualcosa del genere. Ricordo che era più Low-Fi di una qualsiasi registrazione dei Dead C, ma oltre non ricordo, visto che nel frattempo il conte ha scontato tutta la pena dal giorno in cui l'ascoltai. Sieg Heil!
BËL (00)
BRÜ (00)

SilasLang: Si Filosofem. M'era sfuggito nella rece. Ok, sti cazzi.
seagullinthesky
Opera: | Recensione: |
Beh, intanto il 5 te lo porti a casa. Mentre scorrevo la pagina mi è venuto da dire a voce alta un naturale: "Porca boia".
BËL (00)
BRÜ (00)

zaireeka
Opera: | Recensione: |
Gli antichi Romani dovevano impegnarsi di più...
BËL (00)
BRÜ (00)

zaireeka: Ho provato ad ascoltare "l'immensa Gullaldr”, e mi viene da dire: perchè, ma dico, perchèèè???
zaireeka
Opera: | Recensione: |
nes
nes
Opera: | Recensione: |
"E' scemo perché ottuso, perché non capisce un cazzo, ma soprattutto perché anche il personaggio che si è costruito non sembra capire un cazzo." grande!
BËL (00)
BRÜ (00)

jdv666
Opera: | Recensione: |
ottimo lavoro come sempre memento, cmq non é solo il conte a tendere alla prolissitá eh... ;) cmq con lui ho iniziato e mi son fermato al buon filosofem, ma nel black preferisco altri (darkthrone, emperor, celtic frost)
BËL (00)
BRÜ (00)

pixies77: I Celtic Frost mica son black. UH!
jdv666: beh, però di solito vengono considerati come pionieri per il genere
pixies77: si, però son cose diverse, basta sentire le 7 piccole differenze. In realtà ho scritto il commento qua sopra solo per poter dire: UH!
jdv666: UH! \m/(>_<)\m/
che!?
Opera: | Recensione: |
cmq.chi ci gioca qco.che magari in punto di morte si converte al cristianesimo (ammesso non lo abbia fatto gia')?
BËL (01)
BRÜ (00)

Vincent Valentine
Opera: | Recensione: |
Parafrasando un commento letto sul Tubo, la sua musica è morta in carcere
BËL (00)
BRÜ (00)

senseless
Opera: | Recensione: |
LuKaPiz
Opera: | Recensione: |
La rece appare troppo lunga ma sono sicuro che sia per scelta e non semplicemente perchè ti è sfuggita di mano... alla fine sembrava scorrevole, e quindi complimenti anche solo per questo. So di dire probabilente una banalità, o comunque qlcosa che possa far storcere il naso ad un suo fan come te, ma quando trovo nello stesso testo "Burzum" e "portatore di un messaggio positivo", smetto di leggere. Mi dispiace, davvero, ma ci sono dei (rarissimi) casi in cui proprio non riesco a separare l'artista dalla sua storia personale, e Burzum è un o di questi. Che razza di messaggio positivo possa dare una persona che, non ci sono altri modi più diplomatici per dirlo, ha UCCISO e non ne sembra affatto pentito, mi sfugge proprio. Ma non è una critica al recensore, anzi, ripeto, hai fatto proprio un bel lavoro.
BËL (00)
BRÜ (00)

mementomori
Opera: | Recensione: |
Ciao a tutti, volevo fare un ringraziamento particolare al sito debaser, sul quale per me è sempre un piacere scrivere e che mi dà la possibilità di scrivere una recensione come questa, prolissa e - in fin dei conti - inconcludente, visto che non fornisce nemmeno un giudizio univoco sull'opera in questione. la recensione, che fra l'altro non è fra le mie preferite, è uscita di getto e voleva essere solo una chiacchierata a sfondo musicale, con l'unica pretesa di non essere la solita recensione su burzum come se ne trovano a dozzine. ma penso che i più l'abbiano capito in quanto nel complesso si è evitata la prevedibile pagina di commenti negativi e offese sulle solite questioni trite e ritrite (burzum assassino - tema che fra l'altro ho evitato di toccare per non cadere nel solito circolo delle banalità - ecc). mi piace vedere debaser non solo un luogo di libera espressione ma anche di visioni trasversali e non scontate, che ahimé non sembrano trovare spazio altrove. la recensione, bella o brutta che sia, penso che sia originale, e se qualcuno avesse avuto voglia di leggere qualcosa di diverso sul soggetto in questione, un'analisi dal taglio diverso ma sincera, grazie a debaser ne ha avuto la possibilità, in una rete dove vige l'iper-informazione, la notizia mordi e fuggi, l'analisi superficiale. ciao e grazie a tutti.
BËL (04)
BRÜ (00)

pirata
Opera: | Recensione: |
un disco di peti e rutti sarebbe più interessante
BËL (00)
BRÜ (00)

Matteo Montesi
Opera: | Recensione: |
CHE SCHIFO! CHE IMPUDICIZIA!
BËL (00)
BRÜ (00)

Cornell
Cornell Evangelìsta
Opera: | Recensione: |
Tutta 'sta roba per Bur-zum zumn zum zum? Per me la discografia di costui si può riassunere nell'ultimo celestiale momento della defecatio, ovvero lo scroscio dell'acqua e la spazzolata che ne cancellano definitivamente le tracce.. Questione di gusti.. 5 per l'impegno. 1 sulla fiducia e al personaggio.
BËL (00)
BRÜ (00)

+THEJACKAL+
Opera: | Recensione: |
Io lo stò ascoltando ora e devo dire che è interessante.Insomma da Belus in poi è un nuovo cammino,gli anni son passati anche per lui ma ancora si difende bene:I vecchi fan non sembrano affatto deusi dai suoi cambi di stile...
BËL (00)
BRÜ (00)

turkish
turkish Divèrs
Opera: | Recensione: |
Minkiazza, non potevo certo esimermi dal leggerla tutta e, diogà, è stato piuttosto faticoso. E non ho nemmeno capito se ti piace o no. Comunque penso che il Burzum, nostra amata mascotte, darà il meglio di sé tra qualche anno in duetto con Breivik. Attendiamo fiduciosi.
BËL (02)
BRÜ (00)

G: L'hai letta tutta?
turkish: Tutta, ma probabilmente mentre leggevo ero a tratti addormentato
Bergradon
Opera: | Recensione: |
Mamma mia che recensione. Complimenti. Non ho mai ascoltato nulla di Burzum, o meglio, qualche sample dal tubo a caso, ma sei riuscito addirittura ad incuriosirmi. Per un genere che è tutto tranne che il mio.
BËL (00)
BRÜ (00)

Alessandro76
Opera: | Recensione: |
...capolavoro o puttanata colossale?
Come al solito una via di mezzo tra i due. Minimale, strampalato, a tratti ridicolo, ma sempre con quel non so che di trascendente. Penso che se non apprezzi quell' aura di magia che circonda la musica di sto tizio non hai nessun motivo al mondo per ascoltarla.
BËL (00)
BRÜ (00)

Niklaus
Opera: | Recensione: |
Inizio da dove il recensore ha concluso: CAPOLAVORO.
Le "puttanate colossali" sono il 90% di tutte le altre uscite e gli "sproloqui conclusivi della voce narrante"
sono tratti dalla Voluspa, il finale è un pezzo mistico-rituale che si rifà alla profezia della veggente e al serpente che oscura il cielo e incede lentamente col suo respiro. Vikernes riesce a rendere tutto con estrema poesia, chi non riesce a sentire tutto questo non dovrebbe parlare del progetto Burzum, molto semplicemente. Vi sta sul cazzo? Passate o tornate ad altro.
BËL (00)
BRÜ (00)

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

Per vivere con pienezza la vera esperienza dello stare sul DeBaser è bello esserci registrati. Quindi:

Il tuo voto alla recensione:
Il tuo voto all’opera: