Sono un trio di Amherst, hanno costruito un bel muro di fuzz su dinamiche punk, suonano un grunge ispirato, tanto storto e violento quanto melodico e anthemico.
Vediamo allora perché i California X non sono i Dinosaur Jr: perché Lemmy - Lemmy! - Gurtowsky ovviamente non è J Mascis, e anche se ha un'attitudine alla solista prepotente e davanti a tutto, non ha né il talento né la prolissità younghiana - nel senso di Neil, non di Angus, mi raccomando - del nostro. Per quanto la supersonicità sia un fattore determinante per entrambi, e per quanto a sentire pezzi come Spirit World - devastante, davvero - si possa immaginare Gurtowsky suonare davanti a tre frigoriferoni Marshall proprio come il buon Mascis, c'è da ammettere che al netto del casino i California X sarebbero un gruppetto tra i tanti, e i Jr. con molta probabilità sarebbero comunque delle leggende - e a supporto della mia tesi metto sul piatto Green Mind: che è un modo complicato per dire che i California X son tutto suono e poco songwriting. Avete presente i Cloud Nothings prima e dopo Albini? No? Ecco. A tratti - Mummy, palesemente - sembra di sentire i Dinosaur Jr. che suonano cover dei Bouncing Souls. Li conoscete? No? Ecco. E poi siamo nel gennaio del duemilatredici, esce a sorpresa il nuovo dei My Bloody Valentine e da qualche anno a questa parte fa figo mettere riverbero a palate sulla voce - c'è a chi piace, a me piace - e pure i California X si sono adeguati: suonano in soggiorno, e Gurtowsky canta in bagno.
Ma non fraintendete, a me un album tutto suono e poca sostanza, quando il suono è così, sta benissimo: i quasi sette primi di Sucker in apertura son calcioni sui denti, le esplosioni improvvise e gli stop and go di Pond Rot - ricordate Pond Song? No? Era in Bug - mi riempiono le orecchie a puntino e insomma questo concentrato di distorsioni è grasso che cola, probabilmente il debutto migliore di quest'anno, salvo sorprese.