È così che va a volte. È così che funziona la tristezza. Seduto su uno scoglio, affronti l'aria gelida che proviene dal mare; ti guardi alle spalle e tua sorella è sul balcone a litigare con tua madre per motivi sicuramente piuttosto femminili. Chiudi gli occhi. Sospiri. Ti accendi l'ultima sigaretta e pensi ad una persona lontana. Apri gli occhi. I gabbiani urlano per il gelo e si schiantano a tutta velocità dentro l'acqua. Poi, d'improvviso, ti ricordi che non vivi in un posto di mare, non fumi e gli unici uccelli che senti urlare fuori dalla finestra sono i tuoi fantasmi reincarnatisi in cornacchie dispettose.
È già mattina. Ti ricordi anche che le uniche cose che ti salvano la giornata sono i baci della persona che ami e il rock. La persona che ami è, forse, veramente già lontana. Il rock no. È a venti centimetri dal tuo comodino. È così che funziona. Quasi sempre. Allunghi il braccio afferi un disco e lo inserisci nel lettore. "Infiniheart" di Chad Van Gaalen, uscito un paio di settimane fa sul mercato, si rivela già dalla prima traccia per quello che è. Un gioiello. Parte "Clinically Dead" e il buio e la malinconia della vostra stanza hanno già un sapore differente. Quest'opera discografica nasce come una raccolta di piccole canzoni registrate nel corso degli anni da Van Gaalen, a partire dal 1994. I supporti di registrazione usati sono un Tascam 4 piste, un registratore-hard disk Akaie ed un'infinita serie di altri piccoli marchingengi analogici.
Chad nasce come illustratore e artista di strada. Viaggia per le vie del mondo in compagnia di un amico percussionista e di una chitarra, animando qualche piccolo festival canadese, finché grazie al materiale registrato "alla ben'in peggio" riesce ad attirare l'attenzione di persone importanti. Apre i concertidi gruppi rock già affermati come Stars e Pixies e si gode il suo pubblico di nicchia che diventa ogni giorno più consistente. Per gli amanti delle sonorità targate Broken Social Scene e per quelli che non credono che possa esistere un'evoluzione sonora aggiornata di Damien Rice ecco la piacevole sorpresa di novembre.
L'album è un concentrato di suoni eterei, quasi spaziali, pieni di echi e dolci riverberi. La qualità generale di registrazione appartiene al sottosuolo terrestre e sembra quasi che Chad stia suonando dentro il vostro garage con un piccolo amplificatore Park e una chitarra vintage. Sperimentalismo e un'idea di elettronica in alcune tracce come "J. C.'s Head On The Cross", una sorta di incalzante loop partorito da una drum machine su cui arpeggia una chitarra al sapore di Graham Coxon. Ma anche sogni acustici nati in una jungla preistorica con tanto di pterodattili e percussioni leggere ("Somewhere"). Attualmente Van Gaalen rappresenta veramente una bella scoperta nel mondo dei cantautori: meno sperimentale di Ariel Pink (e per fortuna aggiungerei...), più romantico e interessante di Beck Hansen, ricorda perfettamente in alcune tracce il delirio e la dannata fragilità d'animo di John Lennon.
Finito il disco è ora di alzare le chiappe dal letto, non pensare più alla malinconia, agli scogli, ai gabbiani e andare al lavoro o a scuola. È così che va sempre. È così che funziona la vita in questa parte di mondo.
Quasi sempre.