La mistica marea del sogno travolge i miei sensi. Dream-pop esoterico irradia di sabbia magica la polvere della realtà; cornucopie colme di armonie argentee, di ritmiche increspate, di timbriche squillanti.
Riverberi trasognati di ciottoli bianchi percossi dalla pioggia. Note cristalline e spumose si infrangono sulla voce di una sirena; gorgheggi pagani e lunari che svuotano di significato le parole riportandole ad una primitiva purezza.
Vago retrogusto orientale, chitarre scintillanti asciugano il languore del sound. Talvolta ballad dolciastre intontiscono la vista come latte di cocco bevuto troppo in fretta; estatiche tastiere evaporano sulla cresta dell' onda.
E l’aria sonora è satura di un rumore ovattato di un’eco di smalto.
Ogni volta che chiudo gli occhi mentre ascolto “Treasure” è questo quello che sento.
“Treasure” è un disco senza tempo in sintesi, da scoprire ad ogni ascolto.
Uno sguardo sbagliato potrebbe mandarlo in frantumi.
È un unico Canto, un distillato di voce più anima che accarezza qualcosa in noi che non sembra essere corpo.
Fin dal primo ascolto siamo rapiti dalla potenza scintillante di “Treasure”, una magia che difficilmente è stata eguagliata nella storia.
Questa fiala magica. Perfezione formale, contenuti strabordanti ed un clima irripetibile fanno di “Treasure” uno dei dischi più importanti della storia del rock.
Treasure è un’opera che ha ormai perso tutti quei rimasugli “muscolari” a cui viene associato solitamente il macrogenero, verso un suono che trasuda eleganza e femminilità da tutti i pori.
Il disco del sogno per eccellenza perché ne ha tutte le caratteristiche salienti con il modo di cantare di Elizabeth che ricorda le tecniche automatiche dei surrealisti.