"Porto" dei Coil: Un Viaggio Sonoro nell'Abisso dell'Anima

Immagina di varcare la soglia di un tempio musicale oscuro e misterioso, dove le note diventano portali per dimensioni sconosciute e le melodie sono il tessuto stesso dell'universo. Questo è esattamente ciò che ci offre "Porto", il concerto dei Coil immortalato nel 2006, un'esperienza che abbraccia l'oscurità e la bellezza in un abbraccio sinistro e suggestivo. Il contesto in cui questo concerto è stato catturato aggiunge un'atmosfera di drammaticità e tensione. Senza la presenza di John Balance, tormentato dalla depressione in quel periodo, il palco diventa un campo di battaglia emotivo, dove i restanti Coil - Peter Christopherson, Thighpaulsandra e Ossian Brown - si immergono nell'oscurità con una forza e un'intensità che sfidano il destino stesso. Il viaggio inizia con "Drip Drop", una litania industriale di dieci minuti che avvolge l'ascoltatore in un vortice ipnotico di suoni distorti e ritmi martellanti. È come un viaggio attraverso le viscere della terra, un'immersione nelle profondità più oscure della mente umana. "Blue Rats" emerge come un'epica cosmica, un pezzo di diciotto minuti che evoca immagini di spazi infiniti e galassie sconosciute. I Coil trasformano il suono in materia, plasmando l'universo stesso con le loro mani abili. "Triple Sun" ci trascina ancora più in profondità nell'abisso, con la sua atmosfera ipnotica e gotica che evoca immagini di rituali ancestrali e antiche profezie. È come se il passato e il futuro si scontrassero in un vortice di suoni e visioni. "Radio Westin" ci riporta brevemente alla realtà, con la sua melodia decadente che ricorda i lamenti dei dannati. Ma anche qui, i Coil riescono a trasformare il dolore in bellezza, con una maestria che sfida ogni definizione. Infine, "The First Five Minutes After Death" ci offre un'esperienza quasi mistica, manipolando la registrazione originale da "Horse Rotorvator" e trasformandola in qualcosa di nuovo e sorprendente. È come se i Coil ci guidassero attraverso il regno dei morti, esplorando i confini tra vita e morte con una curiosità quasi morbosa. In definitiva, "Porto" rimane un documento straordinario di un momento cruciale nella storia dei Coil. Non solo un concerto, ma un'esperienza sensoriale totale, che ci trasporta in mondi sconosciuti e ci costringe a confrontarci con le nostre paure più profonde. Se siete pronti ad abbandonarvi all'oscurità, "Porto" è pronto ad accogliervi a braccia aperte.

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