Colloquio
Si Muove e Ride

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La primavera avanza ed inizia a regalare le prime giornate di autentico sole dopo un inverno mesto e piovoso, mentre gli ormoni già bussano alla porta e diventano difficilmente contenibili.

Con l'intempestività che mi contraddistingue, sono tuttavia a porre alla vostra attenzione la poetica sconsolante del cantautore bolognese Gianni Pedretti, portatore di atmosfere intime e notturne, ideali per ascolti in solitudine, nell'intimità di serate buie ed uggiose.

Non si può certo dire che Pedretti sia un artista che ami la luce dei riflettori: personaggio oramai di culto nella scena underground nostrana, in circa tre lustri ci ha saputo elargire solo tre album, senza però contare una serie di registrazioni di difficile reperibilità, fra cui "Il Giardino delle Lacrime" (1993), "Inferno (1994), "Le Dolci Carezze della Tristezza" (1994) e "Lettere a una Tessitrice d'Ombra" (1995).

"Io e l'Altro" (1995), "Va Tutto Bene" (2001) e "Si Muove e Ride" (2007) sono invece gli album ufficiali che compongono la stringata discografia dei Colloquio, suo progetto principe.

Artista dimesso e solitario, Pedretti non ama far parlare di sé, i suoi album escono suscitando il meno clamore possibile, e se oggi il suo nome gode di una certa notorietà, è perché il cantante emiliano ha prestato di recente la voce ai Neronoia, i cui due album ("Un Mondo in Me" e "Il Rumore delle Cose") hanno saputo riscuotere un discreto successo.

"Si Muove e Ride" non delude le aspettative e ricalca quanto di buono è stato detto con i lavori che lo hanno preceduto; un album che, in verità, non è consigliabile ad alcuno in particolare: la proposta di Colloquio, eccessivamente stucchevole e ridondante per gli amanti della dark-wave, intrinsecamente ostica per essere abbordata da qualsiasi adepto della musica leggera tricolore, ricorda piuttosto un Paolo Conte liquefatto ed appiattito in una grigia pozza di rassegnazione, o un Franco Battiato illetterato alle prese con un improbabile diario pervaso dalle fosche immagini di una quotidianità derelitta e priva di luce.

Pedretti (voce, piano e synths) si fa aiutare per l'occasione da Sergio Calzoni (synths, loops, sound design), musicista competente e raffinato, nonché mente dei nostrani Act Noir E proprio a Calzoni dobbiamo la buona riuscita di un album che si può fregiare di suoni nitidi ed essenziali, sospesi fra soffuso ambient ed elegante elettronica d'autore, non disdegnando tuttavia momenti di soffuso rumorismo (il ronzare inquieto di una mosca, protagonista anche della copertina, è il leit-motiv che ci accompagnerà, a fasi alterne, per i cinquanta minuti di durata dell'album).

Il piano di Pedretti disegna scarne melodie, scivolando sui morbidi tappeti ambientali di Calzoni, mentre a rifinire il tutto sono chiamate le chitarre di Stefano Nieri (anch'egli dagli Act Noir) e di Stefano Castrucci, entrambe utilizzate con efficace parsimonia: un suono minimale e poco indulgente, quindi, in cui le composizioni si evolvono per piccoli ed impercettibili passi, spesso reiterando i medesimi temi, via via arricchiti da nuovi spunti armonici.

La voce narrante di Pedretti, il suo timbro caldo e profondo, tratteggiano a dense pennellate tutto un mondo interiore: un mondo fatto di ricordi, speranze infrante, un senso di perdita irreparabile. L'amara contemplazione confluisce in un'intima malinconia, difficilmente carpibile dati i contenuti altamente auto-biografici delle liriche: frasi sospese ed enigmatiche, semplici constatazioni, una poetica del quotidiano che non si fa mai slancio lirico e dramma, ma didascalia di una galleria di ritratti, ricordi, rimembranze trascinate dal fluire implacabile del tempo e rilette con impotente lucidità anni dopo, in una stanza dai muri scrostati, seduti su una poltrona innanzi allo schermo di un televisore mentale, mentre spengiamo nervosamente mozziconi di sigarette nei portacenere disseminati sullo squallido mobilio.

Le composizioni tendono a somigliarsi, il minimale recitato di Pedretti non aiuta, e in un primo momento possiamo percepire una monotonia ed una povertà di contenuti che solo gli ascolti successivi saranno in grado di dissipare.

Del resto "Si Muove e Ride" non è un album per tutti, e tanto meno non è un album da ascoltare distrattamente: la forza dell'ultimo fondamentale lavoro targato Colloquio è nelle sfumature, che possono essere colte solo dopo svariati tentativi. Ascolto dopo ascolto, non solo nuovi dettagli avranno modo di emergere, ma le stesse composizioni si svestiranno della loro presunta banalità, per acquisire identità, significato, profondità.

Solo nelle loro fasi finali, i pezzi sembrano concedersi ad una musicalità più aperta all'orecchio altrui. Come accade nelle code acustiche di "Nel domani" e della title-track, mentre "Fra queste mura", capolavoro nel capolavoro, si fregia di un finale addirittura noise.

Inutile dilungarsi sui singoli episodi, l'album ha i crismi di un unico discorso che il cantautore emiliano fa a se stesso: una passeggiata per vicoli grigi di una città dell'anima, con le mani in tasca e l'istinto di evitare, pur nella distrazione, le pozzanghere che si formano lungo il lastricato, mentre uomini, donne, persone, automobili ci passano accanto senza perturbare i nostri pensieri, rivolti ad un passato che non ritorna, ad un presente che non esiste, ad un futuro che si vorrebbe già finito...     

"C'è un uomo che piange in segreto

per uno straccio di vita che lo ha illuso.

Nessuna risposta nel suo passato

l'attesa che passi veloce anche il futuro.

Quanti arrivederci chiusi fra le mani

nascosti in qualche posto del domani.

Lasciandosi un sorriso allo specchio

per non sentirsi solo per non sentirsi vecchio."

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Commenti (Nove)

il giustiziere
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Naif_90
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L'Onironauta
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Recensione stupenda ed impeccabile come sempre. Io conosco i Neronoia, approfondirò Colloquio a questo punto.

Ben-Kenobi
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Mi hai incuriosito...potrebbe non essere proprio il mio genere ma senza dubbio vale la pena approfondire. Ottima proposta!

kosmogabri
kosmogabri Divèrs
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alia76
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non conosco l'opera ma darei 5 solo per la copertina

massicrass
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questo non l'ho ascoltato...ti sei dimenticato di citare "...e lo spettacolo continua" del 97
Bella recensione come sempre cmq..

Defender1
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Recensione semplicemente stupenda. Il disco non lo conosco. Approfondirò.

panapp
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Recensione ottima ed invitante a scoprire un artista a me sconosciuto. Già il titolo mi sembra meraviglioso, e la copertina rimanda a "Psycho".

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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