A 17 anni sono un metallaro che compone le sue giornate di studio, amici, un po' di cazzeggio mascherato da impegno politico, mille menate mentali a cui Iron Maiden, Strana Officina, Caparezza e Manilla Road, giusto per fare qualche nome, fanno da colonna sonora.

Quello che è più importante capire, credo, per apprezzare i Colonna Infame Skinhead è una questione prettamente relativa alle subculture; un ragazzo di sinistra che non riesce a farsi andare giù lo straccionismo della gente dei collettivi: avevo amici tra di loro, riconoscevo il loro impegno, sapevo che non tutti lo facevano per moda; eppure con loro niente da fare, non riuscimo a mandare giù del tutto il modo in cui si ponevano. Gli anni in cui scopro i CIS sono gli stessi in cui cerco di scendere a patti con questa cosa, perché a 17 anni riuscire a dare un colore al tuo impegno politico, ad avere un gruppo, "ad essere dei loro", beh, è tutto. Ed è proprio questo il punto: io non volevo mica andare sul serio a picchiare nessuno (anche se nel collettivo della mia scuola qualcuno se lo sarebbe meritato...). Il punto è che i Colonna Infame mi dissero "Guarda, ragazzo, ci siamo anche noi! Tu hai un'alternativa, la cultura di sinistra non è solo stracciona, c'è qualcos'altro!". Ero sulla via di Damasco (quella che dalla scuola di musica conduce a casa mia) quando in cuffia sento un grido, ma sarebbe meglio dire latrato: "E verrà anche il tuo turno, sporco fricchettone!". Non credo alle mie orecchie. Sì, lo ha detto, ha detto proprio quello. Ho passato anni a sputare merda sul punk, da buon metallaro, ma stai a vedere che qua si svolta.

Fu così che costrinsi la mia band a suonare cover dei Colonna: io volevo passare un messaggio di critica, autocritica. Qualche mese dopo "Ferro e fuoco" risuonava suonata dal mio gruppozzo con amplificatori sparati a mille sul maestoso palco di un... oratorio della periferia di Viareggio. Che è, cosa avete contro Viareggio?

La band univa una feroce ribellione skinhead antifascista a un profondo bisogno di rivoluzionare la scena culturare.

Proprio "Ferro e fuoco" apre questo EP; il timbro di Kozza è ultra abrasivo, sembra veramente che l'asfalto si sia messo a cantare. Il ritornello è volutamente cacofonico e si assesta su un solido mid tempo. "Dalla mia parte" (ovvero "Tu non sei dalla mia parte", diverse fonti riferiscono titoli diversi) se la gioca a velocità elevata con un giro di basso molto divertente e un testo che ha fatto scuola perché unisce alla cattiveria una vera e propria argomentazione. "Non cambieremo mai" non si discosta di una virgola rispetto a quanto detto fin'ora e conferma come questo breve demo sia - musicalmente - bello ma non trascententale; non dico che i Colonna Infame siano un gruppo la cui valenza è solo storica: scriveranno brani a mio avviso molto belli. Ma per quanto qua ci siano alcuni dei più iconici, questo EP mostra sicuramente il fianco a critiche di monotonia. Aria nuova con la cover dei Nabat "Lunga vita ai ribelli Oi!", che non ha bisogno di presentazioni e viene resa dai nostri con grande energia per concludere con l'episodio, in termini prettamente musicali, più significativo, ovvero "Borghesi", cover dei Rough. Credo che questo EP non contenga brutte canzoni, dimostra la radice Oi! spruzzata di hardcore e metal che i Colonna Infame hanno ed è un ottimo assaggio di ciò che questa fantastica band poteva offrire. Il suo unico difetto, come detto, sta nella pachidermica atmosfera che regna nei brani che finisce per penalizzare l'ascolto. Brani con grandi idee melodice come "Punk è moda" o "Non morirà" avrebbero certamente giovato.

Ma del resto questo EP è storia, c'è poco da fare. I Colonna Infame incarnano lo spirito di un'epoca che ha ancora tanto da insegnare. Tante volte credo che ai ragazzi di oggi farebbe bene sentirsi 'sti dischi non tanto per la ferocia belluina, quanto perché sentirebbero sputate nelle orecchie parole che li costringerebbero all'autocritica; e il supporto musicale di questa autocritica sarebbe ottimo.

Ah, per la cronaca, ricollegandomi all'inizio: alla fine il diciassettenne incazzato che ero fece pace con sé stesso e riuscì a scendere a patti con i fricchettoni. Anche perché, scherzi del destino, proprio dalle fila dei fricchettoni arrivò una fiamma... Ma questa è un'altra storia!

"A ferro e fuoco, ripuliremo questa città!". Voto: 81/100.

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