Copertina di Colonna infame skinhead Duap/Colonna Infame
MosMaiorum84

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Per appassionati di punk, oi!, punk italiano, collezionisti e curiosi della controcultura musicale anni '90-2000.
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LA RECENSIONE

Gli skinhead della scena Oi!core, quando ascolto certi dischi, me li immagino in un certo modo: abiti militareschi, stivali, sguardi in cagnesco, magliette di Nabat o Kreator, oppure polo o camicie con le bretelle, toppe con l'elmo troiano. Davanti a loro anche i naziskin smettono di fare i grossi perché quello che pensi è una cosa sola: signore Iddio aiutami perché con questi non voglio farci una rissa ti prego fa' che non si arrabbiano.

Ed è esattamente quello che ti viene in mente ascoltando i brani di uno split tra due delle più feroci band street punk della scena di fine anni novanta - inizio duemila: Duap e Colonna Infame Skinhead.

Prima è il turno dei Duap: il loro sound e grigio e rissoso, evidente sin da "Odio", dove la band mette in luce i proprio gusti circa la ritmica. In effetti entrambi i gruppi in questo split mettono alcune delle loro canzoni più "ricercate" e i Duap fanno il loro sporco lavoro proprio con gli stacchi ritmici che li contraddistinguono. Ottima anche "Oi! la vendetta". La musica dei Duap è, rispetto a tante altre band, particolarmente cattiva e incattivita, sia nelle melodie che nei testi, con grande risalto a temi come rabbia, odio e violenza.

Ma il meglio, come sempre, arriva quando attaccano Kozza e soci, offrendo in sacrificio due dei loro brani più meritatamente celebri. I latrati della chitarra introducono "Giustizia", che nel riffing mette in evidenza la componenete più hardocore per poi rallentare verso un sound apocalittico nella strofa e lasciare spazio a un ritornello che nella sua semplicità trova le soluzioni giuste. "Prova...! A costruire dove altri hanno distrutto!" canta Kozza; il testo usa termini molto generali e vaghi ("uomo", "morte", "speranza") che, uniti alla metrica con cui vengono cantate le prime parole dei versi, come se fosse un urlo disperato ("prova", "uomo"...), danno veramente l'idea di una città distrutta e polverosa in cui uno skinhead morente parla al suo erede spronandolo a far prevalere la "giustizia di strada". Anche "Non morirà" è un inno inferocito dove diventa evidente come una formula basilare dei Colonna Infame sia estremizzare strutture e melodie che matrice sostanzialmente hard rock. Il ritornello di questo brano è qualcosa da manuale; si segnala la cover stupenda dei Plakkaggio HC. "Nel nostro cuore, la nostra forza! E la speranza, non è mai morta!": uno dei bridge più fieri mai scritti. Certo, mi ha sempre stupito come gente che probabilmente (parlo a naso) si definirebbe marxista/materialista storica dia una tale (e giustissima) importanza a concetti come emotività, memoria collettiva e sentimento collettivo, forza interiore e speranza. Ma tant'è.

L'unico motivo per cui ovviamente questo split non è l'apice del movimento Oi! italiano di quel frangente spazio-temporale e che entrambe le band hanno poi messo quelle canzoni in dischi più lunghi che poi comprendono autentiche chicche.

Duap e Colonna Infame: due pesi massimi per uno split che è storia del punk italiano. Voto: 85/100.

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Riassunto del Bot

La recensione esplora lo split tra Duap e Colonna Infame Skinhead, due band fondamentali dello street punk italiano a cavallo tra anni '90 e 2000. L'autore descrive l'intensità, la rabbia e i temi emotivi emergenti dalle tracce, sottolineando come entrambi i gruppi abbiano dato vita ad alcuni brani ormai iconici. Menzione d'onore ai testi che, pur semplici, trasmettono un forte spirito di rivalsa e appartenenza. Non mancano riflessioni sull'evoluzione delle band e il loro lascito nella scena punk nazionale.

Colonna infame skinhead

Colonna Infame Skinhead è una band Oi!/street punk di Roma, attiva tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000. Antifascista e spesso legata all’attitudine straight edge, ha un suono grezzo con innesti hardcore e hard rock. Celebri brani come Nessuna pietà, Ferro e fuoco, Tu non sei dalla mia parte, Giustizia e Non morirà; hanno reinterpretato Nabat e Rough.
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