Copertina di Colossamite Economy Of Motion
supersoul

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Per appassionati di musica sperimentale, noise rock, post-hardcore, ascoltatori alla ricerca di sonorità complesse e innovative
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LA RECENSIONE

Se vedi i quattro Colossamite pensi di aver sbagliato gruppo. Sembrano quattro nerds trentenni costretti a portare gli occhiali dalle troppe seghe, impossibile che possano tirare fuori un disco come questo.

Tre chitarristi impegnati a farti credere che stanno facendo un casino infernale e un batterista che sembra andarsene per i ritmi suoi e di nessun altro. E invece occorre una bell'orecchio a forma di pala e scavare sotto le tonnellate di rumore per scoprire che Ed Rodriguez i gradi di vista se li è giocati passando le notti sul pentagramma ad intrecciare accordi impensabili e arpeggi raffinati.

Poi gli servono le chitarre degli altri due per creare uno scontro sonoro dal quale è difficile uscirne senza un ricovero di quattro mesi al reparto traumatologico. Metteteci anche la voce impazzita e disperata del sovrappeso Nick Sakes, ex chitarra dei disciolti terroristi sonori Dazzling Killmen (qualcuno dei quali andato a finire nell'orbita nientedimeno di Jim O'Rourke) che in alcuni brani conduce l'assalto sonoro manco fosse il leggendario Yamatsuka Eye dei Naked City di John Zorn.

Questo è "Economy of Motion", l'apocalisse direttamente da Minneapolis anno 1998.

E' il capitain Beefheart impazzito che si fa stuprare dalle chitarre in" Mr. Somebody does Something", il disperato melodramma dell'invocazione "Pee Dio", i tre minuti sperimentali (ancora, nell'anno 2000?) della combustione rumorista di un cuore imbottito di peace makers in "Heart vs.Temperature", è l'improvvisa calma prima di una tempesta preannunciata ma che invece non arriva mai di "Busy Little Hands".

Ed è comunque la rabbia e l'amore dissonanti di storie assurde che non vorresti mai aver conosciuto. Qualcuno ha tirato in ballo nomi anche parecchio distanti tra loro, il chitarrismo di Glenn Branca, i giapponesi Zeni Geva, i Motorhead che incontrano i King Crimson, lo stesso John Zorn.

E' difficile descriverlo, bisogna ascoltarlo e subito dopo buttarlo via.

Comunque, perché ti può far cagare ma può anche farti schiavo, e sappiamo bene che le dipendenze possono anche essere tossiche.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza 'Economy Of Motion' dei Colossamite come un lavoro rumorista e sperimentale che sorprende per la sua complessità e intensità. Nonostante l'apparenza dei musicisti, l'album è una miscela di accordi raffinati, dissonanze e caos controllato. La voce di Nick Sakes aggiunge un elemento disperato e potente, e il disco viene paragonato a icone come Captain Beefheart e John Zorn. Un'esperienza musicale sfidante e affascinante, capace di generare dipendenza.

Tracce video

01   The Hot House (01:29)

02   Mr. Somebody Does Something (02:13)

03   The Eagle and the Seal (02:03)

04   Heat vs. Temperature (03:19)

05   Pee Dio (01:45)

06   Busy Little Hands (02:39)

07   Tooth of DaVinci (02:46)

08   Arkensas Halo (02:55)

09   An Open-Minded Taxidermist (02:43)

10   ? (01) (00:09)

11   ? (02) (00:21)

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22   ? (13) (00:04)

23   ? (14) (00:06)

24   Neither Sniff Nor Crictor (03:23)

25   Doom + Doom (02:41)

26   Dark, Sliding Shapes (04:40)

Colossamite

Colossamite è descritto nella recensione come un gruppo rumorista e sperimentale composto da quattro musicisti (tre chitarristi e un batterista). La recensione cita Ed Rodriguez e Nick Sakes (ex chitarra dei Dazzling Killmen) e paragona il suono a realtà estreme del noise e dell'avant-garde.
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