E’ la nostra metal queen da più di trent’anni e la carismatica frontwoman dei Lacuna Coil, band che ha esportato in tutto il mondo il metal dello Stivale e che resiste nel tempo, nonostante diverse defezioni attorno agli storici membri.
Cristina Scabbia ha sempre amato cantare ma ammette di non aver mai pensato di farlo in questo modo. Soprattutto partendo dalla dance, che l’ha vista affermarsi negli anni Ottanta grazie alla brillante intuizione di Joe T. Vannelli, che su quel genere avrebbe basato la sua intera carriera.
Si parte più o meno da qui, mentre si iniziano a sfogliare le pagine de “Il diavolo mi ha venduto l’anima”, primo libro scritto dalla Signora del metal nostrano.
Non si tratta di un’autobiografia, come ci ha tenuto a specificare fin da subito l’autrice, che ha paragonato il libro a un contenitore di consigli, più propriamente uno zainetto (per strizzare l’occhio alle nuove generazioni), all’interno del quale “zia” Cristina (così si vuol far chiamare) dispensa alcuni consigli, tramite tanti aneddoti e racconti di vita.
La prefazione è di Barbascura X, scrittore e divulgatore amico di Cristina e Coiler di vecchia data.
La timeline è fin da subito dichiaratamente frenetica e si parte dall’immediata attualità. Cristina è in sala d’incisione con le cuffie in testa, a pochi metri dal microfono, intenta ad incidere il primo singolo del nuovo imminente album dei Lacuna Coil. Il viaggio parte dall’appartamento di Quarto Oggiaro, dove ha sempre vissuto la famiglia Scabbia e dove vive ancora attualmente Cristina, ultima di quattro fratelli, come nella più romantica delle storie famigliari, ben lontana da qualsiasi lussuoso capriccio da affermato artista.
Non mancano inizialmente piacevoli excursus, poi ogni capitolo approda a un singolo e preciso attimo di vita dell’artista milanese. La vita nell’amata ma poco tranquilla periferia milanese degli anni Ottanta, il rapporto con amici e famigliari, l’adolescenza e la prima infatuazione per quel genere tanto discriminato dalla società di allora, quanto intrigante per quei pochi adepti che iniziavano a non poterne fare più a meno.
Gli inizi con la prima band, gli allora “Ethereal”, il rapporto nella sua fase embrionale con chi avrebbe condiviso con lei i primi scalcinati palchi e i primi elettrici sogni (Marco Coti Zelati e Andrea Ferro), per poi approdare nell’Olimpo del metal. Il delicato e malinconico racconto della perdita dei genitori e la perenne sensazione di averli accanto, le passioni oltre la musica e il rapporto con i fan. L’opportunità televisiva data da “The Voice of Italy” e quella rimasta nella storia, vissuta nel 2006 grazie al palco dell’Ozzfest di Ozzy Osbourne. L'amicizia con Dave Mustaine e l'indimenticabile incontro con il compianto Lemmy Kilmister. C’è il racconto accurato e molto scorrevole del percorso incredibile di una vocalist unica nel suo genere. Non manca la positività, anche nei momenti più difficili e si percepisce genuinità in una narrazione che non vuole arruffianarsi nessuno ma soltanto mettere nero su bianco una viscerale passione divenuta missione, prima di essere un mestiere.
Questo libro è una specie di chiacchierata con i fan e gli amici di vecchia data e non contiene una briciola di gossip o autocelebrazione. Lo dimostra anche la presenza di “Devo”, il buffo diavoletto realizzato dalla penna della stessa autrice, che fa somigliare ogni pagina a quella di una vecchia Smemoranda piena di pensieri segreti e sinceri.
“Il diavolo mia ha venduto l’anima” lascia trasparire senza filtri la moltitudine di personalità di chi si racconta. Si passa dalla cantante appassionata e fuori dal coro, alla gamer più accanita alla guida di un canale Twitch dedicato, realizzato senza troppi ragionamenti durante il lockdown del 2020. C’è sempre tanta semplicità, milanesità “paciarotta” (divertenti parole sue) e non mancano il cazzeggio e la consapevolezza delle umili origini.
Lo zainetto si riempie a dismisura di consigli fino a tracimare, fino all’ultima pagina. E’ un vecchio zaino sgualcito ma tremendamente piacevole da indossare e chi ce lo affida con piacere ha ormai le spalle larghe.
Una volta sfogliata l'ultima pagina, al lettore rimane addosso la consapevolezza dell'autrice di non aver ancora concluso il proprio cammino e la voglia di volerlo condividere passo passo, nella speranza di poter ispirare le nuove generazioni che si affacciano alla musica e inseguono un sogno, trovandosi a percorrere una strada in salita.
Consigliato, neanche a dirsi, a chi ama Cristina Scabbia e soprattutto a chi non la conosce bene e ha voglia di affacciarsi al suo mondo, fatto di grande musica e tanta esperienza.
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