Copertina di Damien Rice O
Angeldust82

• Voto:

Per amanti della musica cantautorale, appassionati di folk acustico, chi cerca testi profondi e atmosfere intime
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LA RECENSIONE

Ormai lo sanno tutti.

Lo so io, lo sapete voi.

Il dogma su cui la nostra società ha eretto le proprie fatiscenti mura si chiama APPARENZA.

Palestre stipate di aspiranti eroi televisivi e biblioteche in cui l'eco imperioso del tempo è l'unico suono percettibile.

Milioni di amicizie stipulate muovendo due falangi.

E' tutto veloce, TROPPO veloce. La confezione è ciò che ci attrae ed il contenuto è solo la sua ingombrante conseguenza.

E mi fermo qui per evitare di scadere nella becera demagogia da talk-show.

"O" dell'irlandese Damien Rice, classe 1973, è il primo di tre album che il cantautore ci ha donato, al momento in cui scrivo, in 14 anni di carriera discografica.

Nell'industria musicale del 2000 la scarsa prolificità è una sorta di epitaffio per ogni artista.

Bisogna apparire di continuo, ricordate? Qui abbiamo a che fare invece con un maestro nell'arte dello svanire.

Coadiuvato dalla conterranea Lisa Hannigan, Damien ci conduce nel suo microcosmo nel quale cercare (non ho detto trovare) solidarietà e sostegno reciproco. Pochi sono gli elementi che vanno a formare la decina di brani eseguiti a cuore scoperto e con occhi lustri.

I delicati arpeggi di "Cannonball", sincera e fragile e una "Older Chests" da pelle d'oca sono tra gli aspetti più rappresentativi del platter.

Gli archi, in un perpetuo gioco di chiaroscuri, impreziosiscono l'arrendevole "The Blower's Doughter", la disillusa "Amie" enfatizzata da una prestazione vocale maiuscola, la cullante "Delicate" e la deliziosa "Eskimo" contraddistinta da un'inaspettata voce sopranile.

"Like time, there's always time
On my mind
So pass me by, I'll be fine
Just give me time".

"Volcano", storia d'amori non corrisposti, è quasi drum n'bass e piuttosto dinamica.

In "I Remember" è una strofa cantata della Hannigan a traghettarci verso un finale in stile Radiohead.

Il basso abissale e la batteria spazzolata di "Cold Water" sfociano in un crescendo di voci tenorili sintetizzate, mentre "Cheers Darlin" è fumosa, alticcia, minimale e odora di trionfale sconfitta.

Abbiamo tutti bisogno di conforto, di una mano sulla spalla, di un sorriso sincero quando soffriamo e "O" è l'amico fraterno che può consolarci.

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Riassunto del Bot

La recensione esalta 'O' di Damien Rice come un’opera autentica che contrasta la superficialità della società odierna. L’album, arricchito dalla collaborazione di Lisa Hannigan, esplora emozioni sincere con arrangiamenti delicati e testi intensi. Brani come 'Cannonball' e 'Older Chests' emergono per la loro fragilità e profondità, rendendo l’ascolto un’esperienza consolatoria e vissuta a cuore aperto.

Damien Rice

Cantautore irlandese di County Kildare, già nei Juniper, esordisce solista con O (2002), seguito da 9 (2006) e My Favourite Faded Fantasy (2014, prod. Rick Rubin). È noto per ballate folk intime, l’uso di archi e la collaborazione con Lisa Hannigan; celebri The Blower’s Daughter e Cannonball.
13 Recensioni

Altre recensioni

Di  theego

 Questi piccoli capolavori meritano solo l'ascolto attento. Non un’etichetta.

 Le perle contenute nell’album sono colonne sonore per notti insonni cariche di struggenti ricordi romantici.


Di  barrylindon

 La voce: profondissima, triste praticamente un rasoio, melodia tanta melodia i violoncelli parlano con lui.

 Tutte e 10. Tutte lasciano il segno. 10 cazzute canzoni.


Di  ZiOn

 "Un disco che sorprende ad ogni ascolto, e che ci regala piccoli gioielli come la malinconica Cannonball."

 "Damien Rice fa centro al primo colpo con un album toccante e superlativo, una magnifica opera prima osannata dalla critica."


Di  Mariaelena

 «O è di talerara bellezza interna, uno dei miei pochi album eletti.»

 «È la semplicità nel suo essere che lo distingue... traducibile in un’unica parola… AMORE.»