Bowie. David Bowie. Agente con ascendente alieno e lieve strabismo di Venere. Negli anni 70 sceso sul pianeta terra ha una band con i controcazzi, l'unico suo errore tattico, perché il suo genio era anche calcolo e strategia, è non essersi ammanettato Mick Ronson ad vitam. Non doveva lasciarselo scappare. Sì come la Victoria Abril di Legami e di Almodoriana memoria, anche di notte avrebbe dovuto legarlo al letto e non farselo scappare il biondo. Poi chi lo sa, ad Iman magari questa cosa, sarebbe forse anche piaciuta. Questo è l’ultimo concerto del ns Starman prima di evolvere nelle sue metamorfosi suggestive e soniche, il giovane americano, il crooner berlinese, il duca bianco. Questo è l'ultimo concerto in assoluto degli Spiders from Mars, e lui e la band ce la mettono tutta, suonando a più non posso e divertendosi a sbizzarrirsi e a sperimentare con il loro materiale, spingendolo fino al limite, come forse non era mai successo. È molto più di un live. È un rituale cosmico, un frammento di storia dell’universo che prende forma su un palco infuocato dal richiamo terrestre della chitarra di Mick Ronson. Una creatura celeste – Ziggy Stardust – scende sulla Terra per modellarla, illuminarla, contaminarla di possibilità, e poi dissolversi di nuovo in pura energia. Proprio come Bowman in 2001: Odissea nello spazio, Ziggy attraversa la sua personale porta delle stelle: nasce, si manifesta, si consuma e infine si trasfigura, ritornando allo stato primordiale di energia pura e celeste.

Questa registrazione raccoglie il meglio del Bowie del periodo 1969-1973, cinque anni incandescenti che hanno generato altrettanti album fondamentali. È concepita come un film, come un viaggio iniziatico. È iconica perché non potrebbe essere altrimenti: rappresenta l’ultimo atto di Ziggy Stardust, forse il personaggio più attuale, longevo e amato mai incarnato da Bowie. Registrato durante l’indimenticabile concerto del 3 luglio 1973 all’Hammersmith Odeon di Londra, questo film-concerto – pubblicato solo dieci anni dopo – è il punto di non ritorno. Qui Bowie e Ziggy smettono di essere due entità separate e diventano un unico organismo, un’unica vibrazione. Ma come ogni stella che brucia troppo intensamente, Ziggy deve collassare per permettere una rinascita. La sua fine è necessaria. La sua fine è cosmica. E questa registrazione è il suo addio megalomane, perfetto, inevitabile.

La sequenza che si dispiega – da Hang On to Yourself / Ziggy Stardust fino all’epilogo simbolico di Rock ’n’ Roll Suicide – è la biografia completa di un essere venuto da un altro mondo. È rock puro, è glam che aprirà scenari e derivazioni continue, è Genesi. Anche proto-punk che anticipa rivoluzioni imminenti. È un seme che germoglierà nel post-punk, nella darkwave, in generazioni di artisti che ancora oggi si nutrono di quella luce.

E poi, come si può restare immobili davanti a Cracked Actor o Suffragette City? Come si può tenere i piedi per terra quando esplodono All the Young Dudes, Moonage Daydream o Space Oddity? Potrebbe diventare impossibile in questo campo gravitazionale emotivo, Bowie che, come Bowman, attraversa la sua ultima soglia. È Ziggy che, come una supernova, implode per rinascere in una forma nuova. È l’artista che si libera della maschera per poter continuare a creare.

Grazie, Mr. Bowie. Per la musica, per l’arte, per le metamorfosi, per averci mostrato – lungo cinquant’anni di orbite e rivoluzioni – che cambiare forma è l’unico modo per restare eterni.

Elenco e tracce

01   Hang On To Yourself (02:56)

02   Ziggy Stardust (03:09)

03   Watch That Man (04:10)

04   Medley: Wild Eyed Boy From Freecloud / All The Young Dudes / Oh! You Pretty Things (06:37)

05   Moonage Daydream (06:17)

06   Space Oddity (04:51)

07   My Death (06:01)

08   Cracked Actor (02:52)

09   Time (05:20)

10   Width Of A Circle (09:39)

11   Changes (03:35)

12   Let's Spend The Night Together (03:08)

13   Suffragette City (03:06)

14   White Light / White Heat (03:55)

15   Rock 'N' Roll Suicide (04:30)

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