Copertina di Death Angel The Dream Calls For Blood
Hellring

• Voto:

Per appassionati di thrash metal, fan del metal anni '80, ascoltatori di speed metal classico, cultori di sonorità vintage senza sperimentazioni moderne.
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LA RECENSIONE

Quando arrivi sulla scena statunitense e davanti hai Anthrax, Metallica, Megadeth e Slayer non puoi far altro che suonare la tua musica e sperare nella positiva risposta della critica e soprattutto dei fans. E' la vita all'ombra dei maestri quella che hanno portato avanti i californiani Death Angel, ma si potrebbero citare anche Dark Angel, Overkill, Metal Church e ancora tanti altri.

Da sempre dediti ad uno speed thrash possente e privo di forzature sperimentali, i Death Angel si erano affacciati sul panorama metallico nel lontano 1987 con il debutto "The Ultra Violence". Poi sono arrivati i problemi agli inizi degli anni '90 e poi il ritorno con il nuovo millennio e lavori come "The Art Of Dying" (2004) e "Killing Season" (2008). L'ultimo vagito di Osegueda e soci era stato "Relentless Retribution", lavoro del 2010 non proprio riuscito e che aveva segnato un passo indietro nella loro pur ristretta produzione. Poi sotto l'egida della Nuclear Blast è arrivato questo "The Dream Calls For Blood", disco di thrash metal che ha il dannato sapore degli anni Ottanta.

Si è ormai sottolineato innumerevoli volte come il genere sia entrato in un vortice involutivo difficilmente estinguibile. Un mondo in cui imperversano "band clone", imitazioni, strizzate d'occhio al più becero affarismo pubblicitario. Tutti elementi con cui purtroppo si devono fare i conti: la bontà del nuovo lavoro dei 5 di San Francisco è proprio il ritornare ad una forma originaria. Una produzione che graffia ma che è in linea con la modernità e pezzi di speed thrash genuini, senza sperimentalismi di sorta. Fa quasi "strano" ritrovare improvvisamente tanta semplicità sonora. Già l'opener "Left For Dead" si segnala per i solidi riff dell'accoppiata Cavestany-Aguilar e per la buona prova del singer Osegueda, non certo entusiasmante nel precedente "Relentless Retribution". "Son Of The Morning" è invece la classica hit da apparizione live, uno dei pezzi del cd in cui le varie componenti risultano amalgamate in modo perfetto, con un refrain di sicuro impatto. Coordinate simili per la titletrack, altro gran bell'esempio di classic thrash d'annata.

"The Dream Calls For Blood" è un album di quelli che non necessita di troppi ascolti, è il vecchio cd che tutti si aspettavano negli anni '80. I Death Angel sono tornati con un lavoro genuino, privo di fronzoli. Evidentemente non è un disco che riscrive le caratteristiche del genere, non si può parlare nemmeno di capolavoro, ma per gli amanti di un vecchio modo di suonare thrash, l'ultima fatica dei californiani merita un ascolto. Old style.

Tre stelline e mezzo.

1. "Left For Dead" (5:32)
2. "Son Of The Morning" (4:02)
3. "Fallen" (4:43)
4. "The Dream Calls For Blood" (4:12)
5. "Succubus" (4:27)
6. "Execution - Don't Save Me" (4:40)
7. "Caster Of Shame" (3:38)
8. "Detonate" (4:43)
9. "Empty" (4:59)
10. "Territorial Instinct - Bloodlust" (6:38)

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Riassunto del Bot

La recensione elogia 'The Dream Calls For Blood' dei Death Angel come un autentico ritorno allo speed thrash anni '80, lontano da mode ed eccessive sperimentazioni. Il disco presenta solidi riff e un sound moderno ma classico, con ottime prove vocali e tracce perfette per i live. Pur non essendo un capolavoro, il lavoro è apprezzato dagli amanti del thrash tradizionale e rappresenta un passo avanti rispetto al precedente album.

Death Angel

Death Angel sono un gruppo thrash metal della Bay Area di San Francisco, formatosi nel 1982 da cinque cugini di origine filippina. Debuttano con The Ultra-Violence (1987), seguono Frolic Through the Park (1988) e Act III (1990, Geffen, produzione di Max Norman). Dopo lo stop nei ’90, rinascono al Thrash of the Titans (2001) e tornano su disco con The Art of Dying (2004), proseguendo con vari lavori fino a The Evil Divide.
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