Copertina di Death Human
ElectricOne

• Voto:

Per appassionati di death metal, fan di musica metal tecnica, amanti delle storie e delle leggende del metal anni '90, collezionisti di vinili metal
 Dividi con...

LA RECENSIONE

"- "Human" dei Death??!!!!-" 

A questo punto qualcuno penserà che ElectricOne (cioè il Vs. modesto recensore) si è completamente perso in una depressione nostalgica e vagamente alla "Sapore di mare" in salsa metal.

Non proprio.

Diciamo che sempre "quel giorno in cui spulciavo i vinili" (vedasi recensione di "Clandestine" degli Entombed) mi è scattata in testa una sorta di morbosa curiosità: ma tutti questi capolavori ormai superati (per produzione, forse e dico forse, per tecnica e audacia ma non per inventiva e passione) e a volte dimenticati anche da chi ormai ne attinge a piene mani senza saperne le coordinate originali, come sono stati considerati/recensiti nell'ultimo lustro?

Bene, l'unica review presente su Debaser di "Human" è stata proposta da un ragazzo dell'86 che nell'anno di pubblicazione del suddetto lavoro probabilmente aveva altro a cui pensare piuttosto che analizzare la crescita esponenziale del movimento death metal , visto e considerato l'imberbe età.

Il periodo 1989-1993 è stato sicuramente la golden age del death metal: poche le band scritturate dedite al genere (purtroppo il novero di clone band sarebbe esponenzialmente e drammaticamente aumentato all'aumentare del successo anche commerciale dei padri fondatori), tantissima qualità compositiva ed un originalissimo caleidoscopio di modi di intendere un sound ancora in costante evoluzione.

Ne è un lampante esempio la discografia dei Death del compianto (ah, davvero quanto manca a questa scena musicale una mente superiore come la sua) Chuck Schuldiner: da molti considerati come la vera pietra miliare del death metal (sicuramente padri putativi della scuola americana insieme ai Massacre, ai Repulsion, ai Master e ovviamente ai Morbid Angel) passarono in un lustro o poco meno dall'acerbo ma seminale "Scream Bloody Gore" ad una delle massime espressioni del genere, cioè l'album in oggetto di recensione, incappando anche in qualche disavventura musicale come l'intermedio e poco riuscito "Spiritual Healing".

Una spinta evolutiva senza pari porta il combo floridiano, ancora una volta rivoluzionato nella line up fatto salvo, ovviamente, per il buon Chuck, allo zenit compositivo della loro esperienza come act di "puro" death metal.

"Human" è l'ultimo album dei nostri che possiede ancora tutte le caratteristiche intrinseche del genere, quindi passionale ferocia esecutiva, potenza e timbrica gutturale dei suoni (registrati, of course, ai mitici Morrisound di Tampa ed ovviamente prodotto dal guru Scott Burns), efferatezza delle vocals ed un riffing sentitamente malvagio ed oscuro.

Le straordinarie capacità tecnica di Steve DiGiorgio (basso), Sean Reinert (percussioni), Sean Masvidal (chitarre) sono poste a servizio di 8 memorabili composizioni (ovviamente tutte marchiate Schuldiner) in cui la creatività e l'originalità delle soluzioni strumentali mai soverchiano il fine ultimo preposto, cioè entrare dritto nel cuore dell'ascoltatore carpendone l'attenzione con la staordinaria semplicità di una fluente moltitudine di riff, tutti assolutamente geniali ed altamente coinvolgenti grazie al pathos profuso dai nostri.

E' questa la vera forza di "Human": rendere un simil coacervo di capacità tecniche fruibili all'ascolto, donando vivide emozioni sonore per l'appunto umane, nonostante la raffinatissima tecnica individuale e le intricate soluzioni ritmiche (beh, Reinert e DiGiorgio rendono "Human" un prodotto davvero straordinario e il tutto con una fluidità e scorrevolezza disarmante) , corroborate da intelligenti e dotte liriche (peraltro assai condivisibili).

Chi già conosce l'album in questione converrà con me che citare le singole tracks è perfettamente inutile, sono tutte meravigliosamente eccellenti per songwriting, esecuzione e registrazione (per non parlare dei numerosi ed oltremodo efficaci assoli, vere e proprie gemme di piacere auricolare), quindi da "Flattening of Emotions"  a "Vacant Planets ", passando per "Lack of Comprehension " (da cui è tratto il primo video clip in assoluto dei Death) e "Cosmic Sea" (brano strumentale dal sapore fortemente progressive, a mio modesto avviso, la vera perla dell'intero album) non rimane che immergersi nell'ascolto e rimanerne estasiati.

 

In memoria di Chuck Schuldiner 1967 - 2001

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione celebra "Human" dei Death come uno dei massimi esponenti del death metal anni '90, con un'evoluzione tecnica e musicale senza pari. L'album, prodotto da Scott Burns e registrato ai Morrisound Studios, unisce complessità e accessibilità emotiva. Le performance dei musicisti sono eccezionali e le composizioni, tutte firmate da Chuck Schuldiner, offrono un'esperienza coinvolgente e innovativa. L'autore ricorda con affetto il compianto Schuldiner, sottolineando l'importanza storica e artistica dell'album.

Tracce testi video

01   Flattening of Emotions (04:29)

Leggi il testo

04   Secret Face (04:35)

05   Lack of Comprehension (03:43)

Leggi il testo

06   See Through Dreams (04:24)

07   Cosmic Sea (04:27)

Death

I Death sono considerati i fondatori del death metal, guidati da Chuck Schuldiner. Hanno rivoluzionato il genere portando tecnica, testi profondi e una costante evoluzione verso il progressive, influenzando in modo indelebile la scena metal mondiale.
34 Recensioni

Altre recensioni

Di  cliffburton86

 Veloce, potente, malinconico, rabbioso, elaborato, tecnico, psicopatico e devastante!

 A livello emotivo il miglior album death metal mai esistito.