Le migliori composizioni, i migliori testi, i migliori musicisti la migliore mediazione fra classico e sperimentale... il migliore lavoro dei Death.
Questo cidi, insieme al precedente Human, rappresenta infatti il punto di mezzo fra il primo periodo brutale, violento e musicalmente "grezzo" dei Death e il secondo piú melodico, astratto e "simbolico".
Musicalmente parlando i riff sono veloci, taglienti delle volte stroncati da pause improvvise e a tratti sorprendenti (ascoltate Mentally Blind e capirete). Niente di troppo sperimentale dal punto di vista dei componimenti, ma sicuramente singolare e assolutamente stupendo l'uso del contrasto fra suoni, le chitarre strillano strozzate, mentre il Frog (quello originale!!) di StevieD sostiene tutto con un suono incredibilmente corposo che sembra quello di un contrabbasso; assolutamente fondamentale il contributo di Gene Hoglan (PER ME il miglior batterista sulla piazza... e perchè non lo offri? ...ue ue, ca nisciun'è ffesso) che esplode in continui, precisissimi, istantanei deliri di velocissima doppia cassa, che accentua esattamente ciò che c'è da accentuare.
I testi e il concept sono meravigliosi, non ho mai sentito parlare così realisticamente e crudamente della merda che è l'ipocrisia umana, capisco perchè Evil Chuck litigava con tutti, sapeva capire quanto erano stronzi!
Da ascoltare, se non avete mai ascoltato i Death (folli) iniziate con ITP e se proprio vi rompe, saltate le prime nove tracce e ascoltatevi fino in fondo The Philosopher, il piú grande capolavoro del Death Metal!!
Uh-oh! Ci fanno notare che questa recensione compare anche (tutta o in parte) su truemetal.it e ci è stato chiesto di rimuoverla.
Riff composti in maniera geniale dal grande Shuldiner
Gene Hoglan suona la batteria in un modo favoloso staccando in micidiali controtempi
Uno dei massimi esempi di puro, devastante, intransigente Death Metal.
Un costante vertiginoso uragano musicale, sempre in controllo da parte della band; non c'è una sola nota fuori posto.