Nuovo album dei nuovi Deep Purple, ed è subito un ruggito. "Money Talks" sembra uscita fuori da "In Rock", molto calda e arrabbiata, mentre il resto dell'album scorre e si lascia ascoltare come tutti gli album pubblicati dai Deep a partire da "Perfect Strangers" in poi. L'impressione è infatti che Gillan e soci in questo secondo ventennio abbiamo voluto emulare quello che nell'84 è stato il grande ritorno.
Ma, tornando all'album, devo dire che il mio giudizio è più che positivo. Mi dissocio da coloro i quali hanno espresso pareri negativi e ritengono i Purple ormai alla frutta. Questo gruppo, nonostante i vari cambiamenti di line-up, riesce a mantenere un ritmo produttivo impressionante, tra live e dischi pubblicati. Hanno calendari di concerti da far paura! E, lasciatemelo dire, "Rapture of the Deep", il brano, è semplicemente epico!
Magari nell'album non si viaggia sempre ad alta velocità, ma ogni riff, ogni suono di organo (tra l'altro il nuovo Don Airey aggiunge delle parti di sinth davvero deliziose, vedi "Back To Back") ci riporta ad un passato che non necessariamente fa a pugni col presente
"L'entry track 'Money Talks' è forse il miglior pezzo del disco, con la splendida fusione di voce e talento musicale."
"La title track 'Rapture Of The Deep' è davvero una gemma con il suo sound orientale e hard rock progressivo inusuale."
Sentirlo esclamare: "Unbelievable, amazing, superb you are fantastic!" è una gioia per il cuore.
Alla sezione ritmica voglio dedicare due parole: forse la parte più in forma della macchina Deep Purple.