Come notò quel genio che è Simon Reynolds, quest'opera altro non è che la celebrazione di un rito in cui l'unica divinità contemplata è Siouxsie stessa. Perché altro non può essere, un album che inizia con "Spellbound" e termina con "Voodoo Dolly". Il sommo matrimonio fra dark e psichedelia, un affresco totale di simbolismo gotico, immagini, parole. Il flanging memorabile di John McGeoch, la ritmica tribale, lo splendore assoluto di pezzi che fanno la storia: "Monitor", "Night Shift"...
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