Dido
Still On My Mind

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All’inizio degli anni duemila la stella di Dido sembrava destinata a brillare in maniera molto più luminosa di quel che poi è effettivamente stato.

Stiamo parlando di una cantautrice che, con il fido fratello Rollo Armstrong, è riuscita sia a piazzare ben ventuno milioni di copie del suo ottimo esordio “No Angel” (decisiva la collaborazione con Eminem, che decise di campionare la strofa della sua “Thank You” per la megahit “Stan”), sia a confermare il suo grande successo con il successivo “Life For Rent”: entrambi i dischi sono tra i più venduti di quella decade in UK.

Stiamo parlando di un’interpete dal talento cristallino e dalle capacità interpretative notevoli, che non ha raccolto quello che avrebbe meritato, un po’ per colpe sue (la rinuncia alla collaborazione col fratello non è stata col senno di poi una mossa azzeccata), un po’ per un mercato che fa presto ad accantonare quello che non va più di moda.

Il comeback della bella cantautrice britannica arriva quest’anno con questo “Still On My Mind”, quinta fatica in studio; da segnalare il ritorno del fido Rollo (“non avrei mai pubblicato un nuovo disco senza di lui”), oltre ad un singolo di grandissima classe come “Give You Up”, che con uno scarno arrangiamento di piano ed una melodia più che ispirata presenta in maniera assolutamente efficace un disco ispirato e coinvolgente, scritto e registrato in totale relax (“abbiamo registrato anche sul divano di casa”).

Un disco composto da due anime distinte: troviamo quella tipicamente alla Dido, con ballad scarne e semplici, assolutamente efficaci nel mettere in mostra le doti interpretative della quarantasettenne ex ragazza prodigio. Oltre al singolo, in questa categoria rientrano l’ottima “Some Kind Of Love” e la chiusura con “Have To Stay”.

Ma Dido non si diletta solo in ballad morbide e romantiche: lungo I dodici brani che compongono il disco c’è spazio per influenze trip hop, electro folk, addirittura dance (“Hell After This”). Un coacervo di stili con il minimo comun denominatore fornito da una perfetta prova di Dido, che mantiene quel suo tipico incedere freddo ed algido ma al contempo coinvolgente e mai banale.

Un ottimo ritorno, che segna una ripartenza per un’artista finora troppo sottovalutata.

Brano migliore: Some Kind Of Love

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Commenti (Sei)

RinaldiACHTUNG
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La stimo tanto. le influenze trip hop nella sua proposta (ovviamente grazie al fratello che è anche produttore dei faithless) ci calzano a pennello. Bel disco.
BËL (01)
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kloo
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Meglio di tanti altri, ma vorrei ricordare che ha avuto l'apice del successo nel momento più florido di vendite di CD. Contestualizziamo 2 secondi: il 2001 è stato l'anno con le maggiori vendite per l'industria musicale un anno prima dell'avvento apocalittico di napster.
BËL (01)
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GrantNicholas: Sì sì. Sono d'accordissimo con te. Con il mio discorso sulle copie vendute cercavo di far capire l'impatto del suo esordio in quegli anni. E' comunque un'artista che ha piazzato i primi due dischi in top 5 sia in UK che negli USA, risultato notevole anche allora.
Hank Monk
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la andrò a vedere a Maggio a Milano.
Non avrei mai pensato potesse accadere qualcosa del genere nella mia vita :P
Ma devo dire che non mi è mai davvero dispiaciuta ed era anche tanto caruccia
BËL (01)
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federico"benny"
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Non l'ho mai approfondita, ma magari questa è la volta buona: la voce non le manca di sicuro e il singolo di un po' di anni fa, "End of Night", spiccava per classe ed eleganza in mezzo a tanta spazzatura.
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amarolukano
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Ricordo perfettamente Thank You e White Flag, amarcord obbligatorio.. pezzoni e gran voce.
BËL (00)
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London
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Disco molto bello, lei pubblica per filosofia un lp ogni 4/5 anni e finora, tolto un poco il quarto, non ha mai deluso. Ma questo è su livelli altissimi di ispirazione e suona eccezionale in vinile
BËL (00)
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