Copertina di Donovan Fairytale
Danny The Kid

• Voto:

Per amanti del folk britannico, appassionati di musica anni '60, fan di donovan e cultori della psichedelia acustica
 Dividi con...

LA RECENSIONE

"What's Bin Did And What's Bin Hid", l'album d'esordio di Philip Donovan Leitch, era un prodotto tuttosommato fresco e piacevole: buone/ottime canzoni, stile però abbastanza approssimativo e derivativo, di un artista ancora immaturo, e soprattutto quella benedetta/maledetta "Catch The Wind", che porterà il buon Philip al successo immediato, ma anche a sconclusionati, affrettati ed improponibili paragoni inventati da una stampa musicale già allora in cerca di personaggi da costruire, presunte faide, rivalità e dualismi. Per il mite e riservato Donovan non ci fu modo migliore per affrancarsi da scomode ed antipatiche etichette che non quello di evolversi, di sviluppare una propria precisa identità artistica: album come l'eclettico "Sunshine Superman" con le sue influenze orientaleggianti e i delicati acquarelli sonori di "A Gift From A Flower To A Garden", disco fondamentale per il pop oltre che per la psichedelia saranno la meta finale di un percorso che inizia fin da subito con il secondo disco, "Fairytale" del 1965.

Questo pregevole album vede Donovan abbandonare le velleità americaneggianti dell'esordio per focalizzarsi su un sound più europeo, più britannico: "Fairytale" è apparentemente un prodotto più omogeneo del precedente, che contiene spunti più maturi e personali, l'album è scritto quasi interamente dallo stesso Donovan e si assesta su sonorità folk, ancora rigorosamente acustiche, con qualche preambolo di psichedelia che comincia ad affiorare, ed un'atmosfera tranquilla e meditativa, facilmente intuibile dalla bella foto di copertina che ritrae lo scapigliato ragazzo scozzese in atteggiamento trasognato e pensoso.

Il cavallo di battaglia di "Fairyale" è quello che diventerà il secondo grande classico del Nostro dopo "Catch The Wind", ovvero "Colours", una semplice e cristallina ballata folk acustica, nobilitata dalla voce morbida e sottile dell'artista, che verrà ripresa anche in duetto con una sempre splendida Joan Baez; "Colours" è forse la canzone che più si ricollega alle sonorità di "What's Bin Did And What's Bin Hid", mentre "Summer Day Reflection Song", "Jersey Thursday" e "Belated Forgiveness Plea" riescono ad esprimere, anche se con assoluta economia di mezzi, praticamente quasi solo con la chitarra acustica di Philip, atmosfere esotiche, psichedeliche e lontane.

La breve e divertente filastrocca "Circus Of Sour" è quasi un embrione di geniali tormentoni pop come "Skip-A-Long Sam" e "Little Boy In Corduroy" che seguiranno di qualche anno, la visionaria "Sunny Goodge Street" è un incantato ed allucinato ritratto urbano, impreziosito da un flauto sibillino ed un timido arrangiamento orchestrale, mentre la ballata "To Try For The Sun", delicata e sognante, è ispirata da riflessioni e sentimenti più intimi e personali, e si distingue per l'uso di una stridente armonica, che appare anche nella scanzonata "Candy Man", un divertissement folk-pop, però più maturo, più personale e meglio costruito rispetto a quelli dell'album precedente.

In mezzo a tante bellissime canzoni, spicca l'intensità lirica di "The Ballad Of A Crystal Man", anche qui un po' di folk e un po' di psichedelia, un bel testo impegnato e pacifista meravigliosamente interpretato da una voce che, tutt'altro che sbalorditiva e dotata di chissà quale estensione, riesce tuttavia ad essere sempre empatica ed emozionante, come dimostra anche la più scarna ed essenziale "Little Tin Soldier", incalzante e spietata. Completa il quadro il sentimentale, sereno ritratto femminile di "The Ballad Of Geraldine".

"Fairytale" non è sicuramente l'album più maturo di Donovan, ma a mio modo di vedere è forse il più bello in assoluto, perché è un prodotto di grande personalità, di un artista che ha ormai deciso cosa vuole fare da grande, il livello di ispirazione è altissimo, quasi tutte le canzoni suonano come grandi classici, mettendo in mostra un Donovan che esprime tutte le sue capacità di sottovalutato genio della melodia e una grandissima sensibilità nei testi; un album che trova un equilibrio assolutamente perfetto tra semplicità e raffinatezza; un'alchimia che solo artisti di classe purissima come Phil Donovan sono stati in grado di raggiungere.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

Fairytale, il secondo album di Donovan del 1965, rappresenta un punto di svolta nella sua carriera, abbandonando il folk americaneggiante per sonorità più europee e personali. Con atmosfere acustiche e tocchi psichedelici, l'album evidenzia la maturazione artistica di Donovan, capace di un equilibrio perfetto tra semplicità e raffinatezza. Brani come 'Colours' e 'The Ballad Of A Crystal Man' ne confermano la sensibilità lirica e il talento melodico. Un disco considerato tra i più belli e significativi del cantautore scozzese.

Tracce testi video

02   To Try For The Sun (03:39)

Leggi il testo

03   Sunny Goodge Street (02:58)

Leggi il testo

06   The Summer Day Reflection Song (02:15)

Leggi il testo

07   Candy Man (03:29)

09   Belated Forgiveness Plea (02:59)

Leggi il testo

10   The Ballad Of A Crystal Man (03:54)

11   Little Tin Soldier (03:01)

12   The Ballad Of Geraldine (04:42)

13   Universal Soldier (02:15)

Leggi il testo

14   The Ballad Of A Crystal Man (03:19)

15   The War Drags On (03:44)

Leggi il testo

16   Do You Hear Me Now (01:50)

Leggi il testo

18   Hey Gyp (Dig The Slowness) (03:09)

Leggi il testo

Donovan

Donovan (nome completo Philip Donovan Leitch) è un cantautore scozzese emerso a metà anni '60, noto per un percorso che dalle radici folk arriva a pop e psichedelia, con successive svolte rock/glam e sperimentazioni (anche elettroniche).
24 Recensioni