Copertina di Echo and The Bunnymen Heaven Up Here
bogusman

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Per appassionati di musica alternativa, fan del post-punk e della new wave anni '80, amanti di sonorità neopsichedeliche
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LA RECENSIONE

Siamo in un 1981 in cui la new wave sembra aver esaurito il propellente più avanguardista e innovativo dei primi anni e si lascia contaminare dalle spinte retroattive che riportano in auge antichi sapori, sia di qua che di là dell'Atlantico.
Dopo un'interessante ma ancora un po' acerbo Crocodiles, McCulloch e soci sembrano aver perfezionato la ricetta della cosiddetta neopsichedelia, grazie ad una più mirata miscela di certe spezie antiche e urgenze moderniste...
Un suono, quello di Heaven Up Here, che ad un primo ascolto richiama alla memoria molti illustri nomi.
Nei momenti più impetuosi la ritmica spigolosa e le chitarre ricordano U2 e Gang Of Four, mentre nelle situazioni più ipnotiche si possono intravedere i fantasmi dei Doors più ombrosi, dei Cure più tenui, e qualche svolazzo epico preso in prestito dai migliori Simple Minds (oltre alle ovvie somiglianze con i compagni di banco The Teardrop Explodes).

Ma ben presto la sensazione di iniziale "già sentito" lascia il posto all'incanto di atmosfere tanto crepuscolari e sfuggenti da far dimenticare presto qualsiasi gioco di facile attribuzione.
Le linee melodiche mai ovvie della voce di McCulloch, le chitarre ora delicatamente arpeggiate, ora più rabbiose e distorte, e gli intrecci delle tastiere di inconfondibile gusto post-punk compongono un panorama sonoro visionario e notturno e che non rimane mai uguale, nemmeno all'interno della stessa canzone.
Arrangiamenti complessi e stratificati dunque, e canzoni continuamente cangianti (particolare menzione per il trittico iniziale), che ad ogni successivo ascolto si impreziosiscono di nuovi spessori e rivelano via via particolari quasi subliminali, grazie all'eccellente lavoro di produzione di Hugh Jones.

Per questo album l'aggettivo "classico" una volta tanto non fa storcere la bocca, e peccato che non si possa trovare altrettanto magico equilibrio fra così diversi elementi nel successivo Porcupine, già sbilanciato verso un pop sempre più sovrarrangiato, magniloquente e meno ispirato, dal quale i Nostri purtroppo non sapranno più uscire.

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Riassunto del Bot

Heaven Up Here segna il perfezionamento del sound neopsichedelico di Echo and The Bunnymen, con atmosfere cupe e arrangiamenti complessi. L'album si distingue per la sua capacità di unire influenze diverse in un panorama sonoro originale. La produzione di Hugh Jones esalta le sfumature di ogni traccia, rendendo l'opera un classico del post-punk. Un disco che, a distanza di anni, mantiene intatta la sua magia e profondità.

Tracce testi video

Echo & The Bunnymen

Echo & The Bunnymen sono un gruppo inglese formatosi a Liverpool nel 1978. La formazione classica comprende Ian McCulloch (voce), Will Sergeant (chitarra), Les Pattinson (basso) e Pete de Freitas (batteria). Dopo gli acclamati album dei primi anni ’80 e uno scioglimento nei primi ’90, la band è tornata in attività stabile dal 1997.
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