Copertina di Edoardo Bennato Le ragazze fanno grandi sogni
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Per appassionati di musica d’autore italiana, fan storici di bennato, ascoltatori sensibili ai temi della perdita e del cambiamento personale.
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LA RECENSIONE

Edoardo Bennato ha avuto a che fare con la "materia penale" due volte nel corso della sua vita. La prima volta accadde nel 1981, quando fu arrestato e passò una notte in carcere con l'accusa di diffamazione aggravata per aver dato, durante un suo concerto, dell' "imbecille" (secondo altre versioni, del "coglione") all'allora questore di Taranto Musumeci, reo di non aver concesso agli spettatori di quel citato concerto il permesso di occupare il prato antistante il palco. Venne giudicato per direttissima e condannato ad una multa di 250.000 lire, oltre che al pagamento delle spese processuali. La seconda volta si verificò invece nel 1995, quando ebbe un terribile incidente d'auto nei pressi di Casalgrande (Reggio Emilia): lui, che era alla guida, rimase gravemente ferito ma se la "cavò" con varie fratture, mentre la sua compagna appena ventitreenne all'epoca che viaggiava con lui, Paola Ferri, morì dopo cinque giorni di agonia in ospedale a Modena. Dopo varie udienze, il cantautore partenopeo fu considerato l'unico responsabile dell'incidente e quindi condannato per omicidio colposo nonostante, come detto, anche lui avesse rischiato di morire nello stesso.

In questo contesto di grande dolore e sofferenza esce, nello stesso 1995, l'album "Le ragazze fanno grandi sogni", dedicato quasi interamente alla tragedia citata e in cui compaiono quasi esclusivamente canzoni d'amore. Fino a quel momento Bennato non aveva quasi mai parlato d'amore nei suoi testi. Lo aveva fatto solamente in "Una settimana...un giorno..." contenuta nel suo primo album del 1973, "Non farti cadere le braccia", e nel 1987 con "Tu vuoi l'America" contenuta nell'album "Ok Italia". In quest'ultimo caso i bennatiani di ferro duri e puri avevano criticato aspramente il cantautore, in quanto lui, avvezzo a canzoni di denuncia e "sociali", aveva osato incidere una canzone d'amore e, cosa ancora più tremenda, questo pezzo, lanciato anche come singolo, aveva avuto grande successo! A scandalizzare ancora di più questi ultimi, il fatto che anche l'altro singolo di quell'album, ossia proprio "Ok Italia", il cui video si avvaleva nientepopodimeno che della partecipazione della Miss Italia del 1984, ossia Susanna Huckstep (oltreché di una giovane ed allora sconosciuta Simona Tagli), avesse avuto altrettanto se non maggiore successo: un affronto! E poco importa se in quello stesso album del 1987 fossero presenti "Mestieri che s'inventano", "Era una festa", "Allora chi", "La città obliqua", "La televisione che felicità" e soprattutto la splendida "Chi beve chi beve"; e che "Tu vuoi l'America" alla fin fine fosse solamente una bella ed ispirata canzone d'amore. Ma questa, come si usa dire in questi casi, è un'altra storia...

In quel 1995, quindi, Bennato si cimenta in un argomento per lui quasi inusuale: l'amore. L'album, dopo l'apertura affidata alla title-track, dedicata all'universo femminile in generale ed alla cronica incapacità maschile di capirlo, si sposta nelle restanti tracce su un piano strettamente personale, a rievocare la tragedia di quell'anno. La ricerca di qualcuno, anzi qualcuna, ormai purtroppo irrimediabilmente perduta, si palesa fin da alcun titoli: "Cerco il mio amore", "Che ci sei", "C'è", "Afferrare una stella".

In alcuni di essi è evidente il "richiamo" ad una presenza che diventa assenza: "Mare chiaro: di giorno brilla da lontano e già si sente quel profumo, quell'onda che non smette mai. Mare scuro: di notte non è più sicuro ed anche se ti stringo a me finisce il sogno e non ci sei" da "Mare chiaro mare scuro"; "C'è un lago salato e un deserto pietrificato e c'è un labirinto, mi son perso dentro, non riesco più ad uscire. C'è qualcuno che mi fa segnali da lontano; si avvicina ma non riesco a prendergli la mano" da "C'è".

In altri passaggi vi leggo anche il tentativo di trovare conforto e speranza in una presenza ultraterrena, ma forse è solo una mia impressione: "Ma io seguo strade diverse, senza indicazioni: ci volesse una vita, io devo sapere che ci sei. Come un gioco d'azzardo nel deserto quaggiù seguo solo un miraggio e il miraggio sei tu. Io ti ho già disegnata tra i quaderni di scuola: forse è tutta pazzia ma sono sicuro che ci sei" da "Che ci sei"; "Le colline di Scandiano ai confini della luna sono un regno di fiaba e tu sei la regina; e le lucciole e le stelle a un tuo cenno si fondono e confondono" da "Per attraversare il mondo".

Anche nei brani più "rilassati" si intravede l'accenno alla disgrazia, ad esempio in "Tutti" ("Come mai non hai paura, non hai dubbi e sei sincera quando parli di cose importanti: di futuro da inventare, vita, sesso, morte e amore" con quel "morte" enfatizzato anche dal tono di voce) oppure in "Afferare una stella" ("Siamo seri, molto bene concentrati su traguardi più importanti, su problemi veri: niente storie, favole e chimere. Restiamo con i piedi per terra: non si può afferrare una stella. Ma chi non ha sognato mai il grande amore?", a sottolineare che l'importanza di certe cose si capisce solo quando si perdono, in questo caso in maniera tragica ed irreversibile purtroppo).

Anche nel brano apparentemente più "scanzonato" dell'intero lavoro, "Perchè", Bennato canta che ebbe a che fare con i ritmi cubani e che era arrivato scalzo a Milano ma non si ricorda perché: tutto ormai passa in secondo piano! Ed infatti il pezzo si chiude con la laconica frase " Perché tu vuoi spiegare a me che ci ho provato a dare un senso a questo assurdo gioco al massacro, perché?"

Ma il riferimento più "concreto" al tragico incidente mortale è presente nel pezzo "Per attraversare il mondo" che, forse non a caso, chiude l'album: "Dov'è, il mio amore dov'è? Ditemi, il mio amore perché ha mandato voi a parlare con me? Voi chi siete? Non mi fido: Voglio lei, voglio lei. Per attraversare il mondo devi accompagnarmi tu, se la strada è una salita noi andremo più su". Eh sì: dev'essere stato un momento terribile! Mentre nel pezzo in questione vengono pronunciate queste parole, in sottofondo si sentono rumori di clacson, probabilmente volti a richiamare proprio la scena dell'incidente, ma soprattutto appena dopo Bennato prorompe in un "Pi pi pi pi pi" onomatopeico ancora più eloquente!

Come si può provare ad uscire da tutto ciò? L'unico rimedio è rifugiarsi nella follia: "Tutti avrete sentito parlare del grande Erasmo da Rotterdam che qualche secolo fa, in un suo libro, aveva celebrato l'elogio alla follia. La follia che secondo lui è l'unica vera compagna e protezione agli uomini in ogni età e in ogni occasione. Anche per me elogio alla follia: mi salverà con garbo e maestria... Avanti, chi ha un conto da pagare? Più il prezzo è alto, più lei ti può aiutare: ti salverà, ti salverà, con quella sua finta innocenza. E lei con te, lotta per la sopravvivenza", da "Elogio alla follia". Insomma, la follia come unico rimedio ed antidoto per non impazzire!

A livello musicale, i pezzi sono per la maggior parte delle ballate, ma non mancano i momenti più ritmati, come in "Cerco il mio amore", "Che ci sei", "Perchè" e soprattutto "Elogio alla follia" con il suo ritmo quasi techno, probabilmente per sottolineare, appunto, la follia imperante in tutto il brano. Inoltre, forse per la prima e unica volta, si nota l'assenza quasi totale della sua amatissima armonica a bocca, se si esclude una breve apparizione in "Che ci sei".

In conclusione Edoardo si dimostra bravo anche nelle canzoni d'amore, non proprio il suo campo, nonostante le precedenti "Una settimana...un giorno..." e "Tu vuoi l'America" siano due belle canzoni. Anche se sarebbe stato meglio non saperlo e rimanere perennemente col dubbio, visto il tragico evento generatore di questo album, il quale per lui è stato probabilmente catartico e liberatorio. Questo lavoro magari non sarà all'altezza dei suoi precedenti, ma è un album che forse per la prima volta lo vede aprirsi su suoi fatti privati, sempre altrimenti tenuti riservatissimi, e, con traduzione semi-seria del latino maccheronico contenuto in "Elogio alla follia", dico: "Ergo te absolvo in nomine stultitiae quod errare humanum est" - Quindi lo assolvo in nome della follia perché errare è umano".

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Riassunto del Bot

La recensione esplora come Bennato, dopo una tragedia personale, si apra per la prima volta al tema dell'amore con l’album 'Le ragazze fanno grandi sogni'. L’opera trasmette sofferenza, ricerca di conforto e funge da catarsi per l’artista, spingendo il suo stile verso ballate intime. Un viaggio doloroso ma necessario, inedito per il cantautore fino ad allora più sociale.

Tracce testi video

01   Le ragazze fanno grandi sogni (03:15)

Leggi il testo

02   Cerco il mio amore (03:53)

03   Mare chiaro mare scuro (04:33)

04   Tutti (03:34)

05   Che ci sei (03:45)

06   Afferrare una stella (03:55)

07   C'è (04:20)

08   Perché (02:58)

09   Elogio alla follia (04:07)

10   Per attraversare il mondo (04:39)

Edoardo Bennato

Cantautore e rocker napoletano, tra i primi in Italia a unire energia rock, ironia e spirito da one‑man‑band. Celebre per i concept ispirati alle favole (Pinocchio, Peter Pan, il Pifferaio Magico) e per l’armonica tagliente. Dalla stagione d’oro anni ’70 ai lavori più recenti, ha alternato satira sociale, ballate e sperimentazioni.
43 Recensioni

Altre recensioni

Di  yorke75

 È un inno alla vita e all’amore, un messaggio da rifugiarsi nei sentimenti con grande sensibilità e senza banalità.

 "Mare chiaro mare scuro" è una delle più belle canzoni di Bennato, dove si mette a nudo con semplicità disarmante.