Gli Elastica furono a suo tempo definiti il quinto elemento che mancava all’alchimia dell’era britpop. Gli Oasis erano i più beatlesiani e hardrockettari, i Blur erano il pop più sofisticato e letterario, i Pulp erano il lato più patetico e sentimentale, i Supergrass quello più adolescenziale, selvaggio ed energetico; gli Elastica dovevano essere il tassello sexy, cattivo e molto femminile.
Il gruppo ruotava interamente intorno alla carismatica figura di Justine Frischmann, ex-ragazza di Brett Anderson dei Suede, ex-chitarrista dello stesso gruppo e a quell’epoca compagna di Damon Albarn dei Blur da ben tre anni. Essendo andata a letto con due tra le più grandi menti pop degli anni ’90 qualcuno potrebbe farsi delle aspettative su un’eventuale uscita discografica della signora in questione. Così fecero molti ascoltatori del tempo, curiosi di un eventuale gruppo che potesse essere la risposta femminile ai Blur o ai Suede. Purtroppo quel debutto, covato per anni ed uscito nel 1995, non sarà un capolavoro, tutt’altro.
L’album e la musica hanno una chiara impostazione neo-punk, tutto sull’essenziale, copertna black&white,16 canzoni per 40 minuti le quali finiscono a volte per durare anche un minuto e quindici secondi: soltanto che questi non sono i Wire o i Ramones, e si sente.
Io sono un cultore del minimalismo e dell’essenzialità più immediata, ma almeno metà delle canzoni dovevano durare minimo un minuto in più per esser degne di un vero giudizio: alcune sono veri schizzi, bozzetti di qualcosa di buono se non di buonissimo che però ha stancato tutti dopo neanche due ritornelli.
Il primo pezzo, “Line Up”, ti fa credere di essere a casa Albarn, con un ottimo riff amarognolo pseudo-Coxon, ma la traccia si ripete identica, senza una minima variazione interessante, per più di quattro minuti, tanto da farti credere a posteriori che forse gli Elastica fanno pezzi corti e quasi interrotti perché non saprebbero altrimenti -come in questo caso- portarli decentemente a termine.
Comunque nonostante il suono sia fortemente derivativo, totalmente infatuato di Blondie, X, Adam & The Ants, Stanglers (della cui “No More Heroes” “Never Here”è una cover non dichiarata) e altri eroi punk-new wave, il gruppo è coesivo e pieno di talento. La band cerca un suono tutto suo in quella babele che sono gli anni ’90, con bassi distorti, riff quasi elettronici, batteria creativa e piena di effetti, duetti di chitarre sbronze e barcollanti ma perfettamente incisive nel loro non virtuosismo. Su tutto svetta la voce della leader, veramente ottima nella propria espressività, nella sfacciataggine molto ironica e sensuale, diretta figlia di Patti Smith e pronta a rivaleggiare con Pj Harvey per rabbia erotica (vedi i racconti sull‘impotenza di “Stutter“ o l‘esplicita “Vaseline“).
La Frischmann ha buoni gusti musicali, forse in qualche modo anche molto condivisibili, ma non ha saputo farci molto, se non usare una minima parte del talento che possiede per tirare fuori qualche ballatona di sicuro impatto come “S.O.F.T.” o esercizi di genere spacciati per pezzi allucinogeni (“Indian Song“).
Questo debutto ha molti difetti, ma non è una colpa, è promettente e forse necessitava solo di un'aggiustata di tiro, di una stabilità compositiva. Purtroppo l’album risultò un grande successo all’epoca, tanto che giustamente la vocalist decise di cominciare a drogarsi pesantemente come ogni neo-rock star, mollò Albarn dopo 6-7 anni di convivenza e dovette aspettare altri cinque anni per riuscire a finire un altro album.
Nel 2000, fuori tempo massimo, con Oasis in coma e Strokes alle porte, gli Elastica pubblicheranno quindi la seconda e ultima opera, “The Menace“, finita tristemente nel dimenticatoio. Cominciano ad essere rivalutati adesso, quando donnette come Shirley Manson, Avril Lavigne, Juliette Lewis e molte altre scimmiottano avidamente sui resti di questa piccola ma graziosa band ben invecchiata.
Un po’ troppo Wire, come dicevo sopra... ma anche influenti sul suono a venire.
Secondo me, ad un concerto di Elastica, si stava tutti sotto il palco a bere birrette e saltellare.