Prima o poi, tutti gli assassini tornano sul luogo del delitto. Nessuno fa eccezione.
Per Enrico Ruggeri, il luogo è "piazza Punk", all'angolo con "via Decibel". Ci ritorna 20 anni dopo lo scioglimento dei Decibel e prima, preso dalla nostalgia, era andato in soffitta e aveva rispolverato i vecchi vinili.
Insomma, non aspettatevi niente di particolare da questo album di cover (perchè di cover si tratta).

Con le prime sette tracce dell'album, Ruggeri riprende in mano i pezzi più famosi del suo gruppo ("Figli di...", "LSD Flash", "Superstar", "New York", "Il Lavaggio del Cervello", "Indigestione Disko", "Mano Armata") e li riammoderna per adattarli al Ruggeri attuale e per permettere alla chitarra di Schiavone di esprimersi. I pezzi sono un punk un po' scanzonato, senza nessuna pretesa, con qualche guizzo qua e là, ma senza mai distaccarsi troppo dallo standard dei gruppi del '77. Inoltre, l'età del cantante (che ormai non ha più vent'anni) si sente tutta, e la sua voce si adatta decisamente male a dei testi che, ormai, non gli appartengono più.

La seconda parte del disco è invece composta da sette cover che si distinguono dalle canzoni originali solo per la voce del cantante e per la chitarra pulita e tecnica di Schiavone. Si può dire veramente poco sulle interpretazioni "ruggeriane" di "God Save the Queen" (Sex Pistols), "The Guns of Brixton" (The Clash), "I Wanna Be Sedated" (Ramones) e "No More Heroes" (Stranglers). Un po' più di personalità si sente nei tre pezzi rimanenti ("The Jean Genie", "All the Young Dudes", entrambe di David Bowie, e "Sweet Jane" dei Velvet Underground), ma restano comunque troppo fedeli alle originali.

Concludendo, questo album è semplicemente uno sfizio che Enrico Ruggeri si è voluto togliere. Certo, si lascia ascoltare, ma sicuramente non ha lasciato e non lascerà traccia di sé.

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