Non esiste evoluzione senza mutazione.
Facendo tesoro della lezione impartita dal darwinismo, i quattro albionici ci propongono dunque una rivisitazione in chiave musicale degli esperimenti condotti un paio di secoli fa dall'abate Mendel: per nostra fortuna però ad essere incrociati non sono stavolta svariate specie di piselli (!) ma bensì diversi generi musicali, nellla fattispecie l'emo-metal-core e l'euro-techno-trance.
Il risultato di tale "esperimento" è quello che troverete all'interno di questo "Take to The Skies", disco che merita di essere (ri)scoperto da chiunque manifesti almeno un minimo d'interesse per entrambe le sonorità sopra citate e sia al contempo ben disposto nei confronti di una contaminazione delle stesse.
Se vi riconoscete in questa descrizione difficilmente vi sarà infatti possibile resistere di fronte ad autentici dance-pit anthem come "Sorry, you're not a winner", "Ok, time for plan B" e "Anything can happen in the next half hour", anche se tutte le 17 tracce di cui è composto il platter (13 senza contare gli interludi, con buona pace della sfiga...) sono meritevoli della vostra attenzione.
Per tutti coloro che invece non avessero ancora avuto il piacere di approcciarsi alla proposta sonora della band è altresì probabile che ne abbiate sentito parlare quale nuovo fenomeno (da baraccone) di My Space o per il fatto di essere stati l'unica band senza contratto (oltre ai The Darkness) in grado di fare un sold out all'Astoria di Londra o ancora come l'ennesima new sensation gonfiata ad arte dalla sempre più nazionalista stampa inglese...
Tutto vero per carità, ma alla fine ciò che conta è sempre e solo la musica, musica che, come già sottolineato, in questo caso non solo non delude le aspettative riposte alla vigilia ma anzi riesce a riportare in auge un genere affetto da immobilismo statico come la scena "core".
Se poi tra i solchi di questo dischetto ottico si celino i prodromi di una nuova via al metal-emo-core o se viceversa si sia trattato solo di un fuoco di paglia, questo solo il tempo ce lo saprà dire (ammesso e non concesso che a qualcuno interessi sapere la risposta)...nel frattempo a noi non resta che abbassare il finestrino dell'Uno Abarth, lucidare i dadi di peluche appesi allo specchietto ed alzare l'autoradio "a pallettone" mentre le casse pompano i ritmi in crescendo della title track....AND STILL WE WILL BE HERE STANDING LIKE STATUES!!
dire che questo disco senza sintetizzatori sarebbe una cacca è come dire che Buffon senza mani non varrebbe un soldo bucato
lode al travolgente duo 'Enter Shikari'/'Mothership' - i due pezzi più tirati del disco
i synth con i riffettoni tamarri ci stanno proprio di merda!!!
il cantante contribuisce ad aumentare il livello di SPESSORE dell’album (intendetelo come volete) alternando parti in Clean e in Growl