Quale è il momento esatto nel quale una persona diventa realmente “se stessa”? Quando è il momento preciso in cui tutto ciò che hai vissuto ti rende la persona che tutti ricorderanno per sempre?
Ernesto “Che” Guevara non ha bisogno di presentazioni, così come non lo necessita il contesto storico dal quale proviene; necessita di una contestualizzazione e di un’analisi, invece, questo Latinoamericana, diario scritto da quest’ultimo in gioventù mentre attraversava l’America Latina. Ernesto ai tempi di questo viaggio aveva 23 anni ed era uno studente di medicina; accompagnato da un suo amico di nome Alberto Granada, decise di girare, zaino in spalla in sella ad una moto, da nord a sud i principali paesi dell’America Latina, da Buenos Aires, passando per Santiago, fino a Bogotà e Caracas. Questo libro, inizialmente pensato come un diario di bordo e poi strutturato dopo qualche anno, contiene vari racconti di un’epoca ormai lontana dai giorni nostri, ma allo steso tempo molto vicina per quanto riguarda i regimi dittatoriali, il degrado e la povertà di certi paesi; leggendo queste pagine, dopo poco tempo, ci immergiamo in una vita altrui, ovvero nel mondo visto dagli occhi di due ragazzi che, ignari del loro futuro prossimo, fanno i conti con la fame, la stanchezza e la malattia. La spensieratezza di Ernesto ed Alberto termina infatti poco dopo la loro partenza, per via della loro ristrettezza economica e per i danni meccanici della “Poderosa II”, la moto che li ha accompagnati in questa avventura. Sicuramente loro stessi avranno considerato le criticità prima di mettersi in sella, e sicuramente non avranno fatto questo viaggio con l’intento di “fare una vacanza allegra”, tuttavia abbiamo davanti la dimostrazione di come a volte anche la cura più maniacale nell’organizzazione riserva sorprese di ogni genere.
Trascurando momentaneamente il personaggio in questione, possiamo comprendere come certe situazioni possono cambiarci la vita, rendendoci consapevoli dell’amarezza della società e dando valore a certi elementi che spesso trascuriamo, quali l’amicizia, il sapersi arrangiare e il gestire le proprie risorse senza sprechi. I due protagonisti, in più di un’occasione si troveranno a fare i conti infatti con le intemperie, con la ricerca di mezzi alternativi quali camion e/o navi, con la fame prolungata da giorni interi e da attacchi d’asma da parte di Ernesto Che Guevara durante il cammino verso Caracas. Nell’edizione Mondadori di questo libro, abbiamo all’interno anche documentazioni fotografiche di questo viaggio, assieme a foto di gruppo di loro due con i vari amici e conoscenti che li hanno aiutati e sostenuti, soprattutto con “mate e cibo a scrocco”, come l’autore stesso afferma più volte in queste pagine. L’introduzione iniziale a cura della figlia di Ernesto, inoltre, è una breve e funzionale introduzione al contesto storico ed ai lasciti di questa impresa su di lui e la sua nazione negli anni a venire.
Se Che Guevara è diventato l’uomo che oggi tutti conosciamo, credo sia per gran parte merito di quest’avventura; se questo studente ventitreenne di medicina arrivò ad affinare i propri ideali verso un mondo più equo e disprezzando il potere del denaro, probabilmente è perché davvero vide con i suoi occhi cosa è il sacrificio.
A chi è consigliato a questo libro? A tutti coloro i quali vogliono aprire gli occhi verso la criticità della vita e documentarsi sui paesi poveri; agli appassionati di Che Guevara; ai ragazzi giovani che vogliono intraprendere viaggi zaino in spalla.