Copertina di Faust'O Love Story
pacoandorra

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Per gli appassionati di musica alternativa italiana, cultori degli anni '80, giovani in cerca di esperienze musicali fuori dal mainstream e nostalgici delle cassette
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LA RECENSIONE

Faust’O lo ascoltavamo in totale clandestinità.

Una setta massonica che si passava le cassette sotto i banchi non tanto per non essere scoperti dall’insegnante, quanto per non dover spiegare a quelli che la musica era solo la discoteca alla domenica che poi esisteva qualcos’altro. Roba da sfigati, quali eravamo. O da leggermente più maturi della nostra età.

E poi quella voce che avanzava a scatti ci sembrava una cosa nuovissima, strana, importante, adulta, malata. Sapevamo un tubo noi di Bowie, Talking Heads, Devo, Ultravox… “Sono stato nella tua stanza a rompere specchi” l’abbiamo scoperto solo tre o quattro anni dopo che era un plagio da 'Breaking Glass' del Bowie berlinese. Ma, a dire il vero, che cosa vuoi che c’importasse. “Chi fosse la provincia e chi l’impero non è il punto: il punto era l’incendio” (Battisti/Panella, Hegel). Era quello che Faust’O accendeva nelle nostre giovani menti adolescenti. “Ogni fuoco che accendo mi spinge verso il cielo”. Senso di appartenenza. Poi, improvvisamente, alla Coop quando ancora c’erano le cassette nella rastrelliera stile autostrada, apparve quella, in alto a sinistra. Faust’O, "Love Story".

Il disco nuovo di Faust’O. Nessuno ne aveva parlato, nemmeno Ciao 2001. Faust’O nuovo. Scendo la scala mobile di corsa, volo alla cabina telefonica.

France’, è uscito Faust’O”.

“Nuovo?”

Love Story

Prendilo.

Venti minuti dopo, bicicletta permettendo, eravamo davanti al mio stereo. Cassetta scartata seguendo il cellophane con le ES stampate sopra. Sei canzoni. Titoli in inglese. “Sarà mica un altro Out now?” Out now era il disco che ci piaceva di meno, troppo difficile. Poi non si poteva citare sul diario. Le faccine da allegre si fanno perplesse.

Primo pezzo, 'Exhibition Of Love'. Batteria basso e voce, nient’altro. Basso ossessivo e lancinante, batteria dai giri regolari ma incasinati. Voce monocorde, quasi un mantra. Non una variazione, non un’apertura. Una lunga declamazione, un unico tema. Così il secondo pezzo, così il terzo. Ripetuto per sei volte, per sei pezzi. Tutti così.

E per quei sei pezzi, noi sul divano davanti allo stereo senza un battito di ciglia, rapiti da un’ossessivo mantra che non capivamo, che non ci piaceva per niente, ma che non riuscivamo né a commentare né a spegnere. Una volta finito, non l’ho più risentito. Perché è stato in quell’unico ascolto che è successo tutto.

Qualcosa che ha a che fare coi riti di passaggio.

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Riassunto del Bot

La recensione racconta l'impatto emotivo di "Love Story" di Faust'O durante l'adolescenza, un album con sei tracce monotone e ipnotiche. Il disco, pur non facilmente apprezzabile, rappresenta un rito di passaggio per chi cercava qualcosa di diverso dalla musica mainstream. Un'opera che evoca senso di appartenenza e mistero, rimanendo un'esperienza unica e irripetibile.

Tracce video

01   Exibition of Love (06:54)

02   Two Walls (04:25)

03   The Heat (04:49)

04   Clouds Over Thin Paper (04:27)

05   Overtones (05:12)

06   Big Beat (05:38)

Faust'O

Fausto Rossi, noto come Faust'O, è un cantautore e figura centrale della new wave italiana. Debutta nel 1978 con Suicidio, prosegue con lavori che mescolano post‑punk ed elettronica (Poco zucchero, J'accuse... Amore Mio) e con lo strumentale visionario Out Now, fino al minimalismo di Love Story. È friulano e ha collaborato con Alberto Radius e il paroliere/produttore Oscar Avogadro.
12 Recensioni

Altre recensioni

Di  Caciucco

 Exhibition of Love, The Heat e Overtones sono pezzi a cui non si può dire nulla.

 È un disco molto bello che però per apprezzarlo ha bisogno di più ascolti.