Copertina di Federico Buffa OTTO INFINITO – Vita e morte di un Mamba
Trofeo

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Per appassionati di basket, fan di kobe bryant, amanti di narrazione sportiva, spettatori di teatro contemporaneo, chi cerca storie ispiranti.
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LA RECENSIONE

Anni Novanta. La National Basketball Association sta vivendo il suo periodo di massimo splendore. Il Dream Team, a Barcellona, scrive una pagina di storia da incorniciare per sempre e i Chicago Bulls macinano vittorie e collezionano anelli, trascinati da colui che è già stato nominato “Goat” (e rimarrà tale negli anni a venire), Michael Jeffrey Jordan, dal North Carolina. Oltre l’oceano Atlantico, nel Belpaese, gli italiani possono affacciarsi alla mitologia del basket americano tramite la visione di una sola partita a settimana, raccontata, in differita, dalla voce di Mr. Dan Peterson. Questo, fino a quando la nascita della Pay TV e di due canali dai colori sgargianti ma dai nomi in bianco e nero, cambierà il modo di fruire dello spettacolo della pallacanestro a stelle e strisce.

Dietro i microfoni di Tele+ bianco e Tele+ nero, a parlare di basket NBA, arriveranno due giovani, semisconosciuti ai più: Flavio Tranquillo, già quotato giornalista sportivo e Federico Buffa, giornalista pubblicista detto “l’avvocato”, per la laurea in Giurisprudenza conseguita all'Università di Pavia ma mai realmente esercitata a livello professionale.

Per uno strano gioco del destino, nel 1981 Tranquillo si era trovato a sostituire temporaneamente Buffa (in trasferta negli States) ai microfoni di Radio Press Panda, come telecronista delle partite dell’Olimpia Milano, per poi affiancarlo al suo ritorno. Le sliding doors avrebbero portato poi ad un’inversione dei ruoli, fino alla decisione di Buffa di mettersi in proprio, dopo essersi reso conto che la straordinaria capacità di arricchire le telecronache con aneddoti affascinanti, sarebbe potuta divenire un’arte. Con la nascita di Sky, gli saranno affidate rubriche e trasmissioni televisive, durante le quali racconterà, come pochi hanno saputo fare in Italia, le gesta di campioni della pallacanestro prima, del calcio poi, fino ad estendere il discorso alla "regina degli sport", l’atletica, nonché alle numerose favole olimpiche.

Gennaio 2020. Un tragico incidente in elicottero rende il mondo orfano di Kobe Bryant e della figlia secondogenita Gianna. La notizia sconvolge tutti, non solo i fanatici del parquet e della palla a spicchi. Dopo sei anni esatti, Federico Buffa decide di celebrare come si deve un giocatore straordinario, che ha mantenuto alto il nome della Lega dalla fine di quei magici anni Novanta, portando a teatro uno spettacolo dal titolo ipnotico: “OTTO INFINITO. Vita e Morte di un Mamba”, prodotto da International Music and Arts, con la regia di Maria Elisabetta Marelli.

Oltre due ore avvolti nel racconto incredibile della vita, dei pensieri e delle imprese di colui che è stato nominato all’unanimità successore di Michael Jordan, anche per bocca dello stesso MJ, che era legato al Laker da un intenso rapporto di stima e amicizia. Un otto infinito, quel numero che Kobe ha portato per anni sulle spalle, come simbolo di un amore e una passione per il gioco, che va oltre i confini del tempo.

Si parte dalla culla a Filadelfia, per arrivare alla vita in Italia, al seguito di papà Jo “Jellybean” Bryant, prima a Rieti, passando da Reggio Calabria e Pistoia, per concludere a Reggio Emilia. Si continua con la nascita dell’amore inevitabile per il basket, con il ritorno in patria da pesce fuor d’acqua e il definitivo ma non semplice approdo alla corte de “Lacustri” di Los Angeles, raccogliendo l’eredità di Magic, per diventarne in definitiva il degno successore in gialloviola. Un ragazzino calvo e magro, appena diciottenne, dal nome che evoca il Giappone, partendo dalla conquista del trofeo dello Slam Dunk Contest in un freddo febbraio a Cleveland, avrebbe così conquistato il mondo.

Buffa entra in scena palleggiando sul palco e chiude lo spettacolo a braccia aperte, guardando il cielo. Ci si emoziona, si ride e si riflette e ci si stupisce di quanta bellezza possa portare la narrazione di un professionista tanto umile, quanto magnetico e carismatico. In questo caso, poi, il tutto viene amplificato dalla figura che anima il racconto. Un bambino, poi ragazzo e uomo che ha fatto errori, è caduto e si è rialzato, ha dedicato anima e corpo al suo sogno, fino a rinascere nel segno della “Mamba Mentality”, insegnando al mondo un nuovo modo di concepire la vita e lo sport. L’Otto diventa Ventiquattro, come testimonianza di maturità e nuova consapevolezza. Ventiquattro, come il numero di Kobe sulla divisa della high school. Come quel “23”, aumentato di uno, per dare continuità al mito. Come le ventiquattro ore al giorno dedicate all’allenamento, al gioco e al raggiungimento di risultati che chi dorme, difficilmente otterrà in tempi brevi.

Con Alessandro e i figli Sebastiano e Filippo Nidi, rispettivamente al pianoforte, alle percussioni e al trombone, l’atmosfera entra in una dimensione onirica. Dal sogno, si passa alla lotta, il tutto avendo la sensazione di trovarsi per le strade di un’America profondamente differente da quella di oggi. Diversa non solo nella concezione dello sport ma soprattutto nel confronto con la realtà e con le motivazioni.

Questo racconto ha una fine ma chi lo anima da veramente l’impressione che possa non concludersi mai. Forse è davvero così. Il destino è stato sicuramente frettoloso con Kobe Bryant ma non così tanto da evitare che potesse essere scritta una così intensa storia di umanità, vita e sport.

Una storia affidata dal destino, per nostra grande fortuna, alle attenzioni di uno dei più grandi narratori della nostra epoca.

Complimenti davvero, avvocato Buffa. Voto? Otto infinito. Ovviamente.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra l'opera teatrale di Federico Buffa, 'Otto Infinito', dedicata a Kobe Bryant. Ne vengono elogiate profondità, umanità e forza narrativa, unite alla sapiente integrazione della musica, raccontando la parabola di un campione e uomo reale. Buffa emerge come narratore d’eccezione, capace di trasmettere emozioni e valori ispiranti.

Federico Buffa

Giornalista sportivo, telecronista e narratore teatrale. Laureato in Giurisprudenza (soprannominato "l'avvocato"), ha iniziato la sua carriera alla fine degli anni Settanta e ha lavorato come telecronista di basket e opinionista televisivo. Ha portato il racconto sportivo in teatro con spettacoli come La Milonga del Fútbol e OTTO INFINITO – Vita e morte di un Mamba; ha realizzato anche documentari per Sky Sport (es. "Federico Buffa racconta Gigi Riva, l'uomo che nacque due volte").
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