Copertina di Fourwaycross Fill The Sky
Caspasian

• Voto:

Per appassionati di musica industrial, ambient, sperimentale e alternative rock, estimatori di sonorità underground anni ’80 e collezionisti di album cult.
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LA RECENSIONE

Gran etichetta la Motiv Communications, un catalogo di prim'ordine, tutta "robaccia" anni luce avanti tra musica, grafica e verve futuristica con i suoi interpreti: Blissed Out Fatalists, Steaming Coils, Ethyl Meatplow, Doubting Thomas e questi Fourwaycross.

Il gruppo di Los Angeles affastella diluvi di varia densità in questo lavoro (del 1986) che ci lascia a bocca aperta per una modernità definitiva nell'abbracciare in maniera gnostica e dinamica gli effluvi di eterni ritorni convertiti in suoni di umori immediati e impersonali. Il "crocicchio" simbolicamente di per sé sonda la quintessenza dell'ogni dove e la sfida nel proporlo in queste arie è vinta nella sua gloria effimera. Tutto precipita sgretolandosi su ombre di altari passati che risplendono la magnificenza di componimenti in assenza di pensieri.

Ambient, industrial, underground, ecletticità, rumori, flauti magici, si babelizzano in tutte le dimensioni con una demenza logica che lascia sospesi in un'inquietudine colta. Allo scoccare di qualche ascolto la scintilla accende all'improvviso la concretezza di questo lavorìo negli interstizi di variazioni che ci aprono a impensabili piaceri.

Il sufficiente accostamento della similitudine della voce di Tom Dolan con quella di Ian Curtis lascia il tempo che trova, dove le trame esistenziali nel pentagramma qui presente differiscono totalmente dai capolavori europei. Al posto del dark gotico introspettivo del gruppo di Manchester, troviamo un suono cosmico industriale variegato di psichismo attivo dove la frontiera del nuovo mondo frattalizza le vibrazioni rispetto a quelle prodotte in terra d'Albione, influenzate dalla pesantezza della storia europea.

La brillantezza cinico cinetica viene a galla prepotentemente dall'ensemble, affiatatissimo nel dipanare percorsi impervi ma ipnotizzanti nell'interesse occulto solleticato, dove l'elemento trance astrale è solido nelle sue percussioni metalliche interpretate superlativamente da Biff Sanders e da echi, smorfie, riflessi, riverberi recuperati da zone invisibili e disturbanti nella loro materica misconoscenza. Il risultato d'insieme epura sentimenti ingannevoli ed è sinceramente aggregante, cruento nel passare direttamente all'atto, risparmiandoci la menzogna dell'azione.

Si muovono anime con questo rock trasfigurato ed il corpo obbedisce, non disturbando con le sue vanità, scarrozzandoci per questi lidi che "riempiono il cielo" di una freschezza inconsueta. C'è una sospensione tangibile che, attraverso una resa sonora "rumorosamente" presente, condita da eclettico rock, ci stupisce nel suo proiettarsi in una nube alchemica dove riusciamo a scorgere la parte nascosta dell'iceberg nel clangore dell'esuberanza partorita.

Un disco oserei dire sperimentale schietto ma pericolosamente magnanimo nell'usufrutto, che ancora oggi si mantiene nel divenire.

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Riassunto del Bot

L'album 'Fill The Sky' dei Fourwaycross, pubblicato nel 1986 via Motiv Communications, si distingue per la sua modernità e sperimentazione sonora. Un mix eclettico di ambient, industrial e rock underground che evoca atmosfere oscure e dinamiche. La recensione apprezza la coesione della band e l'efficacia delle composizioni, considerandolo un lavoro ancora attuale e coinvolgente. La voce, pur accostata a quella di Ian Curtis, si differenzia per un approccio più cosmico e attivo. L'album conquista per la sua freschezza e per la capacità di immergere l'ascoltatore in un viaggio sonoro intenso e originale.

Tracce

01   Climate And Weather (00:00)

02   Indy (00:00)

03   Apologize (00:00)

04   So For You (00:00)

05   Losing (00:00)

06   Dirty News (00:00)

07   U.S.A. (00:00)

08   Trench (00:00)

09   Unconcerned (00:00)

10   Dream (00:00)

Fourwaycross

Gruppo di Los Angeles descritto nella recensione di DeBaser per l'album Fill The Sky (1986). Stile influenzato da ambient, industrial e sperimentazione rock; la recensione cita Biff Sanders alle percussioni e paragona la voce di Tom Dolan a quella di Ian Curtis.
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